L’indotto dell’Ema (Skriniar non è da Inter)

Il giorno dopo Cagliari-Inter è una domenica come tante altre, per lo meno al Champions Pub. Nell’ultima settimana i giornalisti del Novecento, nostalgici degli ideali di Berlinguer e Forlani, hanno spiegato ai loro lettori piccolo borghesi che il vero pericolo per l’umanità sono le fake news, gli hacker russi, un governo dei Cinque Stelle e Milano senza l’agenzia del farmaco. Quanto alle violenze sulle donne, la colpa sarà senz’altro dell’Occidente, degnamente rappresentato da Weinstein e Tavecchio: con la diffusione dell’Islam, religione di pace, tutto si risolverà in maniera naturale. Qui nel trumpiano paese reale si sta comunque discutendo soltanto della vittoria nerazzurra contro la squadra di Lopez, un tre a uno che ha nobilitato il sabato sera e forse anche le vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito tutto dal loro solito bar, dove Ping ha appena installato uno Sky Q tarocco pur non capendo (come del resto il 99,99% della popolazione) l’utilità nemmeno dell’originale: l’ha fatto così, per il piacere della disonestà. E comunque il grossista cinese non è peggio di chi si è inventato che tutti i mesi hanno 28 giorni.

Il Max era disperato non per la scomparsa del giornalismo ma per quella della Fede, che ieri gli ha chiesto il favore di compilare al suo posto le pagelle della partita e mandarle a Nerazzurrecontaccododici.net. Il rich kid californiano conosciuto su Tinder le ha infatti dato appuntamento proprio in concomitanza con Cagliari-Inter: per venirle incontro, parole sue, ha scelto non una piadineria vegana di Menlo Park ma il marciapiedi davanti al Calafuria, all’angolo fra piazzale Siena e via Gulli, forse uno dei luoghi più suggestivi della città. Va detto che la Fede avrebbe in ogni caso copiato le pagelle da Max, quindi per l’esigente lettore web (che per la qualità è disposto a pagare, non è certo uno scroccone) poco è cambiato. Così anche oggi, mentre il mondo brucia e Berlusconi viene preso sul serio dai suoi avversari proprio mentre inizia a biascicare, nella populista periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga attaccati alla vita, nonostante le strade siano infestate da gente che parla di grande occasione svanita, dopo il sorteggio per l’Ema perso con Amsterdam che ha ispirato ai giornalisti valutazioni assolutamente casuali sull’indotto che si sarebbe perso, analisi dopo analisi diventato praticamente pari al PIL del Giappone. In realtà dovrebbero piangere soltanto i proprietari di bilocali sfitti in zona Stazione Centrale.

Sono le due del pomeriggio ed è appena partito l’inutile gran premio di Abu Dhabi, per la gioia del dipendente Tuboplast che si vuole addormentare dopo il brasato con la polenta, magari con un bell’incidente mortale come quelli di una volta e la sicurezza, datagli dagli inviati embedded, che l’anno prossimo Maranello dominerà con i cazzutissimi Marchionne e Arrivabene. In Italia non c’è letteralmente nessuno, a parte una cinquantina di giornalisti, che stia pensando al restyling di Repubblica o all’interpretazione delle ultime parole di Pisapia: al Champions Pub sono tutti in attesa della diretta gol con Milan, Roma e Napoli, mentre Paolo-Wang sta mettendo a punto una strategia molto aggressiva su Carige. Della Tuboplast è presente soltanto José Luis, che ha dato lì un romantico appuntamento a Mariella, non insensibile al fascino del portinaio somozista, che per lei ha fatto un’eccezione rispetto al solito target (centro-sudamericane non oltre il metro e venti e mai sotto i novanta chili, alle quali di solito basta un suo sguardo per rimanere incinte). José ha portato tutte le sue vecchie foto, sa bene che nessuna segretaria può resistere al fascino di un passato da guerriero. Solo che all’ultimo momento Tosoni ha avuto bisogno della sua assistente anche di domenica, probabilmente per preparare una campagna contro le molestie sul luogo di lavoro, e lei ha dovuto così rinunciare al caffè con il macho nicaraguense, il più duro dei duri fra i contras.

Zhou ha tanta rabbia dentro e non perché la sua storia con Mary J. sia finita: una donna che ama la compagnia di hipster cosentini, convinti che il vero problema della Calabria sia il bike sharing ancora da implementare, non merita di essere la madre dei suoi figli. Mary J. e i suoi amici sono fra l’altro grandi ammiratori di Lorenzo Serafini, dopo avere letto un articolo in cui il direttore creativo di Philosophy viene definito ‘il nuovo hit boy della moda italiana, tra web e democratizzazione’ e sostiene tesi come “Oggi il designer è una figura meno egoriferita”. Zhou vorrebbe andare in mezzo a loro e farsi esplodere, possibilmente coinvolgendo trentenni milanesi che chiederebbero un centrifugato detox mela, carota e zenzero anche se si trovassero in un bar di Affori o di Grumello sul Monte.

In casa Budrieri la tensione è sempre altissima e non ha contribuito a stemperarla il fatto che l’Erminia abbia letto su Repubblica (che ogni giorno Yannick ruba alla supplente di lettere, una quarantasettenne falsa semi-invalida di Benevento avvelenata con Ivanka Trump) un articolo su come evitare il demand-withdraw nei rapporti di coppia. Lei, aizzata dall’ingegnere-podologo senegalese, ritiene che Budrieri eviti il confronto e venerdì sera glielo ha detto chiaramente, mentre lui stava pensando a quanti gol avrebbe potuto fare Ambu con le difese ridicole di oggi. Poi tutta la famiglia ha guardato insieme Le Capitane, ma la ex di Menez e la moglie di Pazzini non hanno procurato a Budrieri nemmeno quel barzottismo che manca dal gol di Bianchi all’Aston Villa. L’architrave dell’ATM dei tempi d’oro, ospite d’onore la prossima settimana a Porte Aperte ATM, sopporta sempre con il sorriso sulle labbra (lo stesso che aveva dopo il rigore di Brady all’Amburgo) le accuse di suprematismo bianco ed il pressing di Sky, che oltre a pretendere 37 anni di arretrati gli vuole anche imporre lo Sky Q nonostante Budrieri possieda soltanto un vecchio Mivar (ed in ogni caso mai sia stato abbonato a Sky).

Un po’ di serenità gliela ha portata soltanto la telefonata di Frank e Kevin, arrivata giovedì pomeriggio a casa, pochi minuti prima di un Milan-Austria Vienna che l’uomo ammirato da Kennedy avrebbe visto visto al bar insieme ad un Gianni fresco di pompino figinese alla brasiliana. “Budrieri, disturbiamo? Stavi scopando?”. Era Kevin, tifosissimo di Cutrone e già in clima partita. “Stavolta mi avete beccato, ma mi avete fatto un favore perché così riesco a ritardare l’orgasmo”. Risate soffocate e maschiliste da Langley. “Ti dobbiamo chiedere una cosa, questa volta senza contropartite… qui alla sezione miracolati della CIA abbiamo fatto mille ricerche, ma non abbiamo ancora capito perché Evelina Christillin è nel consiglio della FIFA”. Budrieri, per le note vicende molto addentro al mondo Agnelli, proverà ad interessarsi anche se quei due non gli sono stati molto utili nella ricerca della zingara.

Intanto la bellissima e triste Lifen, con il volto segnato dalle botte dei vecchi Tong inferociti perché la Cina ha dovuto tagliare i dazi (per le pressioni di Trump, più che di una cassiera di via Novara) e perché la UEFA mette in dubbio l’esistenza di Yonghong Li, spiega che durante il Black Friday sono stati emessi troppi scontrini e quindi la carta è finita. Ibrahim, Nabil e gli altri spacciatori maghrebini dal passaporto variabile stanno ancora commentando la mancata assegnazione a Milano della sede per l’agenzia del farmaco: centinaia di persone senza radici alle quali vendere qualsiasi tipo di droga sono adesso andate ad Amsterdam, facendo guadagnare altri spacciatori maghrebini. A loro non rimane che sognare lo sgozzamento dei pochi italiani rimasti, magari mentre valutano le prospettive di Romagna e Caldara. Menti acute che passano le giornate a discutere del VAR ma saprebbero trovare una strada per tassare Google e Amazon entro l’inizio di Juventus-Crotone, se soltanto l’Unione Europea li nominasse responsabili di qualche cosa (del resto lo è anche la Mogherini). Invertebrati che non si meritano Budrieri, che fa quindi benissimo a gettare a terra la Gazzetta dal titolo ‘Icardi Un-Due e Re’ e gridare loro in faccia il proprio disprezzo. Anche se lui che in nerazzurro ha visto giocare Civeriati e Mandelli non dovrebbe scendere allo stesso livello di chi pensa che l’Inter sia una creazione di Steven Zhang.

“Altra partita in cui abbiamo invertito una situazione tattica negativa, bravo Spalletti a semi-cambiare la difesa a quattro, fra l’altro se davvero con il Chievo dovesse giocare Ranocchia ci si potrebbe pensare di nuovo. Non ho visto tutta questa superiorità sul Cagliari, ma io non devo vendere giornali insulsi o abbonamenti a pay-tv superate e quindi posso dirlo: tutto deciso dagli episodi, che di solito vanno a favore di chi ha i giocatori più bravi. A questo Icardi basta fare qualche cross, nemmeno tanti. Peccato che il campionato faccia vomitare e spesso certe giornate siano inutili. Sul gol di Pavoletti non mi è piaciuto Skriniar: buon giocatore, non va quasi mai sotto negli uno contro uno ma qualcosa nel piazzamento va rivisto. Forse diventerà da Inter, se non sarà ceduto in Premier League dai nostri re del mercato in cambio di tre mezzi giocatori, ma per il momento non lo è”. (14 – forse non continua: ringraziamenti di cuore a Italo e Duccio).

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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6 commenti

  1. A

    Direttore però bisogna essere precisi: Grumello è del Monte, non sul Monte
    resta la curiosità sul perché conosca così bene questo paesino

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  2. m

    “Menti acute che passano le giornate a discutere del VAR ma saprebbero trovare una strada per tassare Google e Amazon entro l’inizio di Juventus-Crotone, se soltanto l’Unione Europea li nominasse responsabili di qualche cosa (del resto lo è anche la Mogherini). ”

    Su Sky (non Q) ho visto il docufilm Europe at the sea – I confini liquidi dell’Europa, sembra una cazzutissima la Mogherini. Era una roba tipo “We need to build bridges not walls”
    Su SkyQ grosse difficoltà nel proporlo. L’impiegato della Tuboplast non capisce, l’unico in grado di spiegarlo forse Fabio Caressa che ha detto ieri sera “ti da anche diversi tetra”

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  3. I

    “Menti acute che passano le giornate a discutere del VAR ma saprebbero trovare una strada per tassare Google e Amazon entro l’inizio di Juventus-Crotone, se soltanto l’Unione Europea li nominasse responsabili di qualche cosa (del resto lo è anche la Mogherini). ”
    la Mogherini, quella che voleva trattare con l’isis…e che non si li lava mai i capelli
    Direttore veramente perfido 😉

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  4. C

    Dubito che gli spacciatori maghrebini abbiano grande fortuna ad Amsterdam…

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  5. I

    Solo che all’ultimo momento Tosoni ha avuto bisogno della sua assistente anche di domenica, probabilmente per preparare una campagna contro le molestie sul luogo di lavoro, e lei ha dovuto così rinunciare al caffè con il macho nicaraguense, il più duro dei duri fra i contras.

    caro Tosoni, occhio….se si incazza el terror de la calle

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  6. l

    Il bike sharing in Calabria! 🙂

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