Difesa alla Butungu (Dalbert non è da Inter)

Il giorno dopo Inter-Spal è un lunedì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Per chi vive in periferia il superamento della sosta per le nazionali è sempre difficile, fra telegiornali di provincia che si ostinano a parlare dei missili nordcoreani, degli stupri di Rimini, della bambina di Trento morta di malaria, della mostra del cinema, degli allagamenti di Livorno e Roma, alleggerendo poi con un servizio sulla nuova Miss Italia. Tutti argomenti che appassionano i giornalisti del Novecento, ma che scompaiono di fronte al 2-0 con con cui è stata battuta la squadra di Semplici, un risultato che ha dato un senso alla domenica e probabilmente anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito la partita dal loro solito secondo anello rosso, a pochi metri dal Max che stava tampinando la Fede, anche se non è per colpa del collega webgiornalista che l’inviata speciale di Nerazzurrecontaccododici.net, il cui più grande sogno è far parte del privé di Criscitiello e Pedullà, si è persa sia il rigore di Icardi, nonostante sia stato preceduto da 5 minuti di VAR, sia il raddoppio di Perisic. Stava infatti chattando con un intrigante e cazzuto trader conosciuto venerdì su Tinder, uno che su Instagram ha 76 milioni di follower e che con un suo segnale operativo è in grado di muovere i mercati. In realtà si tratta di un sedicenne milanista di Baranzate che si masturba guardando le trasmissioni di Sportitalia: non per le telegiornaliste, come può capitare all’utente di mezza età, ma quando Pedullà esalta le intuizioni di Mirabelli. Proprio venerdì a scuola ha fatto a botte, nel senso che le ha prese, con un coetaneo egiziano e curiosamente interista (il padre, imbianchino, è stato chiaro: “Ti devi integrare nel tessuto sociale milanese, quindi evita di fare lo juventino terrone”), che ironizzava sui movimenti di Borini. Così anche oggi, mentre il mondo brucia e in Occidente si dibatte sulle code per le vaccinazioni, nella populista periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga attaccati alla vita insieme agli sconti 30% del Simply, al videopoker, al centro massaggi Tuina, al Nails Paradise, al credito al consumo, alle pizzerie egiziane, a miserabili eredità e alla regia di Borja Valero.

Sono le due di pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo a pieno regime caffè ristrettissimi, in pratica soltanto l’atavico sporco delle sue tazzine brandizzate Mokito, agli impiegati della Tuboplast che non hanno superato lo stress del rientro al lavoro: un po’ perché non hanno fatto vacanze (non sono riusciti a trovare albergatori che accettassero bitcoin, a parte un bed and breakfast di Tallinn, né Sardex, con l’eccezione di un bar di Orgosolo) e un po’ perché non hanno un lavoro. Ping ha importato dalla Romania i soliti finti porcini che sembrano arrivare direttamente da una pista di motocross (ma questa è anche colpa di Zhou che non li lava), quindi le tagliatelle proposte oggi hanno soddisfatto quei palati esigenti, pur nella pesantezza causata da una dose di panna da anni Ottanta. O forse era proprio la panna fornita dal disonesto grossista cinese a risalire agli anni Ottanta. Intanto tutti ascoltano Tosoni, che una settimana fa è stato fra le stelle al seminario Ambrosetti di Cernobbio, regalando frasi da titolo come “Il neoprotezionismo di Trump è una danno per l’industria italiana, che chiede ponti e non muri”, prima di andare a Monza per il gran premio ed assistere allo sfogo del suo amico Marchionne. “Ha fatto bene – racconta il dodicesimo manager più pagato d’Italia, secondo il Wall Street Journal -, i dipendenti vanno motivati, se no tendono a sedersi. Comunque non mi piace per niente il modo in cui la stampa italiana attacca Marchionne”. Parole pronunciate con la mano destra fra le cosce di Mariella, un po’ come cameratesco team building e un po’ per criticare il sessismo che ancora purtroppo fa parte della cultura aziendale italiana. Mentre i dipendenti Tuboplast tornano a discutere del sicuro Pallone d’Oro a Dybala, finora scippatogli da CR7 e Messi grazie ai voti del giurato albanese, Tosoni ricorda anche che secondo l’INPS circa il 40% delle assunzioni nel primo semestre 2017 sono state part time: “Dobbiamo aggredire il cambiamento, non subirlo. Leader, non follower, questo è sempre stata la Tuboplast fin dalla sua fondazione. Per questo tutti i contratti saranno ridiscussi e a tutti sarà proposto un part time: così potrete passare più tempo con i vostri figli, il lavoro non è tutto”.

La storia fra Zhou e Mary J. sembra arrivata al capolinea, non perché la ragazza materana adesso voglia diventare personal shopper (sarebbe in realtà un motivo sufficiente), visto che Zhou il declino della civiltà occidentale l’ha ormai accettato, ma perché lo scorso fine settimana lei e quattro suoi amici (in ordine crescente di inutilità: un falso invalido e aspirante scultore di Vibo Valentia, una startupper milanese nel settore delle torte vegane, il frontman di un gruppo nu metal di Ancona e una social media strategist di Rho) hanno partecipato al campionato mondiale di nascondino, che si è disputato vicino a Lecco, a Consonno, con centinaia di squadre da tutto il mondo e addirittura una imprecisata ‘selezione africana’. Qualcuno ci sopravvaluta e pensa che ‘Non è da Inter’ sia opera di fantasia, ma questa manifestazione esiste davvero, così come purtroppo i suoi partecipanti. Zhou non vuole avere niente a che fare con persone del genere, avrebbe voglia di frequentare operai ma a Milano e ormai anche in Italia non ce ne sono quasi più. I pochi che ci sono lavorano, in ogni caso, e non hanno tempo di frequentare un barista cinese nostalgico nei confronti di un passato che non ha mai vissuto. Mary J. gli piaceva, ma anche lei non coglie l’orrore e in un loft governato dalla demotica si lascia vivere accettando che la sua civiltà scompaia fra l’esultanza dei vari Lerner e Botteri, che stanno disperatamente cercando un modo per dimostrare il collegamento fra i tacchi di Melania Trump e gli uragani.

Max è disperato, ma non certo per il trader della Fede. È perché Gianandrea gli ha consigliato negli ultimi giorni almeno un migliaio di ottime keyword da usare nei post di calcio, fra cui Irma, Harvey, Raggi e tante altre che offenderebbero l’intelligenza anche di un laureato in scienze della comunicazione: il più socievole degli hikikomori di Gallarate è sempre più arrogante, le seghe leggendo i manga invece di placarlo sembrano dargli nuove energie. Intanto per giustificare una decurtazione dello stipendio, non ricordandosi che era già stato azzerato, Vincenzo ha comunicato a Max che per l’azienda è in un periodo duro, visto che l’Unione Europea ha deciso di tassare pesantemente gli over the top della rete, come appunto SuperMegaInter.com. Certo chi sui siti dei grandi media arriva alla fine del mese con post tipo Caterina Balivo presenta la figlia su Instagram tra prosciutto e pecorino, Diletta Leotta e Chiara Ferragni: in barca la vacanza chic con pizzi e costume trikini, Sul red carpet c’è Chiara Ferragni, microabito e strascico da sposa è mille volte più fortunato di lui, che continua a correggere articoli per Hidekguti senza avere notizie certe sull’uscita del primo numero. Nemmeno Max sa come abbia fatto ad arrivare alla fine della 409.765 caratteri dell’ultimo invio di Ridge Bettazzi, dal titolo ‘I sette migliori posti dell’Allianz Stadium rivenduti dalla ‘ndrangheta con un ricarico del 300%’ in cui Ridge ha immaginato una partita vista da sette diversi posti dello stadio dello Juventus dai soliti Happel e Michels insieme ad una provocante (alcuni ergastolani hanno creato un fan club dedicato) e misteriosa (il mistero è la sua carriera) Evelina Christillin. Un pezzo in purissimo stile Buffa del periodo di Villanova, senza i manierismi latino-balcanici di un Senad Gutierrez, che ultimamente Ridge legge meno da quando in suo pezzo su Explotadores y Explotados ha criticato Nagelsmann.

I Budrieri sarebbero la famiglia del Mulino Bianco se non fosse per la deriva populista che ha preso la politica italiana. L’iscrizione di Yannick alla seconda liceo 2017/2018 sembra messa in dubbio non soltanto dai suoi 42 anni e dalle denunce per stupro fatte da una bidella (subito delegittimata da un coordinamento di mamme democratiche, che nel suo passato hanno trovato un abbonamento a Chi e l’acquisto del Quizzy), ma dal fatto che non sia vaccinato. L’ingegnere-podologo-liceale senegalese è stato alla fine sfrattato dal suo relativamente signorile appartamento di via Mar Jonio, non perché fosse stato occupato abusivamente ai danni della pensionata, ma perché in ritardo sull’affitto da versare all’algerino occupante, che ha quindi trovato un affittuario più affidabile e serio (un buttafuori moldavo, pare). Così in via provvisoria dorme nel suo studio di podologia, ma si sta guardando intorno alla ricerca di buone opportunità immobiliari, mentre con l’Erminia sta pensando di organizzare una manifestazione in difesa di Guerlin Butungu, ennesima vittima del razzismo italiano e del sistema mediatico polacco, degno megafono del supramatismo bianco. Non è un caso che nell’Europa dell’Est Hazzard abbia sempre avuto uno share medio del 92%. Al di là della sua evidente innocenza, della linea difensiva di Butungu piacciono la coerenza e del resto soltanto uno stato liberticida potrebbe mettere in dubbio il fatto che dormisse mentre i tre minorenni africani commettevano le violenze.

Budrieri nei giorni scorsi si è chiuso in un mutismo quasi totale per la morte di Mireille Darc, che per un certo periodo aveva pensato di lasciare il banale Alain Delon per mettersi con l’allora giovane tranviere, per un certo periodo icona della Costa Azzurra al punto che Gigi Rizzi una volta a Cap Ferrat gli disse la storica frase “Io guido meglio i tram, ma tu sei pieno di figa”. La buona notizia per Budrieri è che D.J. John pare abbia abbandonato l’ossessione per Linus, quella neutra è che continua a vivacchiare facendo la vittima designata alle festicciole per figli di ex paninari, quella cattiva è che in casa adesso parla quasi unicamente di Guido Bagatta. Forse perché l’ha ascoltato qualche volta su Radio Deejay, forse perché da giovane sognava l’America raccontata da Bagatta anche se certi angoli di Taranto gliela ricordavano, sta di fatto che la sua nomina a presidente della Mens Sana ha trasformato D.J. John in un ultras senese. Fra l’altro un suo amico frequenta lo stesso Get Fit di Bagatta (in via Cenisio, Get Fit che poi sarebbe lo stesso delle cinque amiche di Mariella assunte con i voucher da Tosoni) e anche D.J. John è tentato di iscriversi, pur non avendo in tasca nemmeno i soldi per un chinotto. L’uomo di spettacolo pugliese coglierebbe anche l’occasione per rimettersi in forma, in modo da riconquistare Marilena. A proposito: la volubile 42enne si è stancata del centro Tuina e anche di certe storie che stentano a decollare, l’ultima con un peruviano vice-autista DHL, però sposato e già con 7 figli da 6 donne diverse, nessuna più alta di un metro e 20: 2 li ha avuti con la moglie ufficiale, perché in Sudamerica esistono ancora certi valori e la famiglia è sacra. La ventiseienne fuoricorso di Pordenone che ha fatto causa al padre, vincendola e ottenendo 500 euro al mese come paghetta, le ha fatto venire l’idea di fare la stessa cosa con Budrieri. Sia lei sia l’Erminia sono convinte che Budrieri nasconda a loro e al Fisco un patrimonio immenso, anche se forse (non lo sappiamo, tiriamo a indovinare) quei numeri scritti sul retro dell’agenda del carrozziere non sono quelli di un conto cifrato a Lugano ma il calcolo della media-voto di Ambu in carriera.

Budrieri ha trovato per Frank e Kevin altri piumini Legea, di seconda mano, nel solito mercatone sulla Vigevanese, e addirittura anche un paio di Diadora Titan originali, quindi pensava di essersi tolto dai coglioni i due assillanti agenti CIA. Ma ieri durante Lazio-Milan la telefonata al Champions Pub è arrivata inevitabile. Kevin, con la voce da milanista deluso: “Ciao Budrieri, scusa se per due minuti ti distogliamo da Immobile. Ma come cazzo stiamo giocando? Per due mesi ho letto che Fassone era il nuovo Santiago Bernabeu e che Borini il PSG lo ha cercato prima di Neymar. Comunque la nostra non è cattiveria, è che durante le partite siamo sicuri di trovarti lì. Poi com’è andata a finire con la zingara?”. Un classico di quei due, prenderla alla lontana per poi chiedergli il favore. “Ciao ragazzi, peccato che Irma non tocchi la Virginia, almeno vi avrebbe tenuti impegnati. Possiamo fare veloce, che devo capire la vera età di Kessie?”. A un uomo così spiritoso non si può volere male: “Budrieri, sei sempre cazzuto, si vede proprio che Spalletti sta lavorando bene. Ma dicci della zingara…”. Budrieri in effetti è andato per tre volte al campo rom vicino a San Cristoforo, ma della presunta Donka nemmeno l’ombra. Aveva chiesto al Gianni di accompagnarlo, ma lui si è rifiutato e così è andato con i mezzi. Le prime due volte vedendo questo vecchio con il gilet husky che si aggirava a metà pomeriggio intorno al campo lo hanno solo guardato male, la terza lo hanno circondato fottendogli orologio e portafogli. Ma quello che è peggio è che di Donka, fra le donne che ha visto, non c’era nemmeno l’ombra. Magari ogni tanto va a trovare i fratelli, ma adesso di sicuro si sarà sistemata in qualche famiglia bene di corso Vercelli, con le sue Hogan e le sue discussioni sui contributi per la colf. “Budrieri – è intervenuto Frank -, sai che siamo tuoi ammiratori, ma io con il portafogli e l’orologio in un campo rom non ci andrei nemmeno protetto dai Navy Seals”. Risposta al solito pronta: “Nel portafogli avevo 5 euro e la fotocopia della carta di identità, l’orologio era un Sakura Fuego che stavo comunque per buttare via”. Pur colpiti da tanta personalità, i due americani sono ripartiti alla carica: “Budrieri, se ci trovi due giacconi Stone Island del 1985 scateniamo i nostri droni e della tua zingara ti recuperiamo anche il numero delle mutande. Sempre che le abbia rubate del suo numero. Ah ah ah”. L’umorismo del presidente dello Juve Club Paolo Bergamo è noto in tutta Galveston, va detto. Budrieri ci ha pensato un po’ su: “Vediamo, adesso lasciatemi capire se Bonucci può giocare in una difesa a quattro. Voi siete schiavi dell’ultima impressione, non vi ricordate come erano messi in campo il Pisa o il Bari di Ventura, e del resto negli ultimi anni tante volte la Juventus ha giocato a quattro. Certo in un reparto di mezzeseghe poco affiatate chiunque farebbe una cattiva figura”.

Mentre la bellissima e triste Lifen, ieri massacrata dai vecchi Tong perché la Cina di Lippi è rimasta fuori dai Mondiali, spiega che lo scontrino sarà mandato in formato elettronico presso il futuro domicilio digitale previsto dalla legge, Budrieri cerca di leggere la Gazzetta sul bancone della Sammontana ascoltando in sottofondo il Gianni, il Walter e il Franco analizzare una partita che non passerà alla storia del calcio. Intanto Ibrahim, Nabil e gli altri spacciatori maghrebini, orgogliosi per Andrea Agnelli al vertice dell’ECA, sostengono che i due polacchi di Rimini fossero islamofobi e populisti e vedono avvicinarsi il momento in cui nella periferia ovest di Milano non esisterà più un solo italiano. Difficile che l’Occidente sia salvato da quegli invertebrati che discutono del 4-2-4 azzurro, ascoltando con sufficienza il verbo di Budrieri. Primo nemico delle fake news, l’ex tranviere se ne starebbe tranquillo in silenzio, ma quando sente frasi copiate dagli agonizzanti giornali come ‘È stato un mercato intelligente’, ‘Karamoh è un bel jolly per l’attacco’ e ‘Dalbert ha bisogno di tempo per assimilare i movimenti di Spalletti’ getta per terra la Gazzetta che titola ‘È un’Inter forza 9’, sporca di una salsa rosa che farebbe venire la salmonellosi a pochi secondi dall’assunzione, e di puro carisma affronta i cervelli purtroppo non in fuga del Champions Pub. Menti acute che hanno passato gli ultimi giorni a vivisezionare la prova di Spinazzola al Bernabeu ma che risolverebbero in venti minuti i negoziati per la Brexit se soltanto Regno Unito ed Europa si rivolgessero a loro come arbitri. Anche se lui che in nerazzurro ha visto giocare Bettini e César non dovrebbe scendere allo stesso livello di chi pensa che l’Inter sia stata inventata da Sabatini.

“Partitaccia, e finora sono una e mezza su tre, dovuta a un equivoco che ci trascineremo per tutta la stagione e che è figlio di questo calciomercato orrendo: sei mezzi giocatori non ne fanno tre veri, mai. Con i soldi spesi per Vecino, Dalbert e Cancelo, perché Kondogbia significa soldi, si poteva tranquillamente fare un’offerta per Nainggolan con la certezza che venisse accettata. Finora Sabatini non ha dimostrato di essere un genio, poi i giornalisti italiani non criticano mai i dirigenti perché non hanno le palle: sono convinti che i lettori siano stupidi e va detto che spesso, guardando gente come voi, hanno ragione. Da questo mercato triste è involontariamente però nata anche una situazione giusta, cioè quella di cambiare poco. Come ho sempre detto, mentre voi discutevate di Di Maria, Yaya Youré e di non so chi altro, l’Inter aveva già una buona rosa, difficile da migliorare perché i giocatori che l’avrebbero migliorata mai sarebbero venuti, a nessuna cifra, in una squadra fuori dall’Europa e piena di incertezze. Tanto valeva rimanere più o meno uguali, come siamo rimasti, concentrando però tutti i pochi soldi su due giocatori veri. Non è andata proprio così, ma quarti possiamo senz’altro arrivare. Con la Spal male, anche se qualche sapientone mi dirà che la Spal era troppo chiusa: che stupidi, dovevano venire a San Siro a prendere cinque gol in allegria. Invece hanno anche rischiato di pareggiare. Tutti sotto il proprio livello medio, con qualche fiammata, ma con Borja Valero la coperta è sempre corta: davanti alla difesa tocca benino tanti palloni ma viene travolto da avversari più atletici, dietro le punte scompare. Il peggiore in campo è però stato Dalbert e nemmeno entro in discorsi tattici perché magari dai e dai lì migliorerà: scarsissima attitudine difensiva, e stiamo parlando non di un salumiere ma del terzino sinistro dell’Inter che tutto compreso costerà 26 milioni, timido negli inserimenti che sarebbero la sua specialità, impreciso in appoggio. Spalletti potrà insegnargli tutti i movimenti del mondo, ma Dalbert non è e non sarà mai da Inter” (fine della terza puntata 2017/18 – continua).

Tutte le puntate della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter, con il pirotecnico finale in cui vengono svelati l’identità del vero padre di Budrieri e i retroscena di Cardiff, sono nel libro ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro, è in vendita presso la Libreria Internazionale Hoepli, sia in negozio (Milano, via Hoepli 5, fermata MM Duomo) sia online con spedizioni in tutto il mondo, e presso tutte le librerie che lo hanno ordinato (non possiamo obbligarle… per quelle interessate, nostro distributore è Distribook, che effettua spedizioni in tutta Italia). La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per gli altri tipi di eReader. 

Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere.

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Difesa alla Butungu (Dalbert non è da Inter), 10.0 out of 10 based on 12 ratings

25 commenti

  1. I

    Immenso…l’rologio sakura ahahah
    Manca solo il pryngeps Jamaica
    😊😊😊

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  2. Pryngeps Jamaica Sound ben custodito nella mia cassaforte (su eBay lo vendono a 14,50 euro), compenso una quindicina di anni fa per alcune ospitate. Cinturino arancione assolutamente da sballo. Sakura mai avuto, ma rimane immortale la pubblicità di Franco Baresi a passeggio con figa

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  3. M

    Direttore quando ho letto Orgosolo mi sono emozionato e mi è venuta voglia
    di uscire in strada vestito da mamuthone.

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  4. Quando sono stato la prima volta a Orgosolo, alla fine degli anni Settanta, a uno che avesse proposto di pagare in Sardex avrebbero (giustamente) sparato

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  5. T

    CR7 e Messi come Kushta

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  6. s

    ciao tani, come va?

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  7. C

    Chi ha messo il – 1 al redivivo Tani si palesi, devo fargli conoscere il mio bastone e il mio sacco di juta.

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  8. Qualche poveretto ha messo meno 1 all’unico uomo Alfa di Indiscreto

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  9. Ciao Tani !

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  10. M

    C’ un point break nella vita di budrieri o il degrado è stato graduale nel passaggio da maschio alfa dei maschi alfa a dietro all’ ingegnere senegalese ?

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  11. No, per come la vedo io Budrieri è sempre un vincente. Ha vinto in passato, secondo il concetto piccolo borghese di vittoria, ma vince anche oggi grazie alla sua personalità fortissima che sconfina nell’assenza di personalità.

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  12. C

    “il calcolo della media-voto di Ambu in carriera” !

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  13. E

    E intanto stiamo contando i giorni (le ore?) per l’uscita del libro cartaceo. Il mio libraio di fiducia mi dice di avere ancora un po’ di pazienza.

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  14. L

    si chiama Lifen la libraia ?

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  15. e

    Eh no… la versione soft di Zhou non la posso sopportare
    lo voglio rivedere cattivo e cazzuto

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  16. M

    Direttore La invidio, è stato anche lei ad Orgosolo come me ma c’è stato in un periodo decisamente più caldo.
    Quando sono andato io ormai erano già imborghesiti anche se ricordo ancora con “piacere” quel momento in cui camminando con la mia ragazza di allora passai in mezzo alla strada principale con un bar sulla destra ed un bar sulla mia sinistra e simpatici comitati d’accoglienza in ognuno dei due bar, poi io pure a capello lungo
    da buon metallozzo. Diciamo che non ci lasciarono senza commenti vari ed assortiti.
    Comunque avrebbero sparato anche se avesse tentato di pagare da bere mentre la stavano “cumbidando”. 🙂
    però glielo devo chiedere: cosa cavolo ci faceva ad Orgosolo negli anni settanta? 🙂

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  17. T

    Ciao ragazzi. Io sempre vivo sono e do un occhiata qui dentro quando posso. That’s called busy life.
    Menouno e’ un tifoso del Partizan Belgrado…

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  18. G

    Ciao Tani! Un saluto! Ci manchi tanto.

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  19. r

    Tani ci sarebbe un gran bisogno di te sui Muri… 🙂

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  20. T

    mi vuoi male, ricca 😀

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  21. C

    Tani, sarebbe bello un tuo rientro con un pezzo alla Senad Gutierrez su uno dei monumenti più famosi d’Europa, ovvero Flamurtari – Barcellona.

    Ti aspettiamo…

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  22. I

    Ricorderei che Tani è noto come il.Boss

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  23. A

    Tutti salutano Tani e nessuno pensa al povero Ming che sarà ancora rinchiuso in qualche cantina a stampare magliette

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  24. r

    Tani era solo per far venire un emorroide a menouno e meno due che infatti sono già preoccupati 😀

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  25. C

    Il Sakura Fuego e la pubblicità di Baresi non sono più una primizia ma il Quizzy – quasi da Codice Penale – e la media voto in carriera di Ambu hanno dato un senso alla mia giornata 🙂

    Orgosolo è sempre Orgosolo e sentire nominare Consonno – il campionato mondiale di nascondino qualcosa di inquietante, ma anche il paese lo è – mi ha riportato alla mente che fu acquistato dal mio trisnonno negli anni 20…credo che l’abbia tenuto per una decina d’anni circa prima di rivenderlo…

    Consonno contava al tempo non più di dieci case e tutte di poco interesse se non quella padronale. La chiesa non fu invece venduta. Poi negli anni 60 la comprò un personaggio che voleva trasformarla nella Las Vegas italiana…

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