Il tennis su Amazon e il mondo di Jeff Bezos

Jeff Bezos è l’uomo più ricco del mondo? Qualche giorno fa sì, stando alla capitalizzazione di borsa delle sue partecipazioni, valutate da Bloomberg (a proposito, ma che fine ha fatto Michael Bloomberg? Forse come candidato presidenziale indipendente ha perso il giro giusto e per il 2020 sarà troppo vecchio…) in 92,3 miliardi di dollari, poi è tornato in testa Bill Gates e adesso non sappiamo, ma non è poi così importante. Stiamo chiaramente parlando di una classifica che tiene conto di imprenditori privati, non di fondi sovrani o stati canaglia sotto mentite spoglie. Dietro a Bezos, che di Amazon ha il 17%, ci sono il signor Zara, lo spagnolo Amancio Ortega, e Warren Buffett. Tutto questo per arrivare all’interessante scenario dopo l’acquisto, da parte di Amazon, dei diritti per il Regno Unito dei tornei tennistici Masters 1000 (quindi anche Roma) e delle ATP Finals a partire dal 2019 per un cifra traducibile in circa 11 milioni di euro a stagione.

Insomma, il miglior tennis sul mercato dopo i tornei dello Slam, anche se lo scollinamento dei 30 anni di tutti i grandi renderà nei prossimi anni i Masters 1000 una sorta di serie B, visto che i vari Murray e Djokovic nemmeno saranno obbligati a inventarsi guai fisici per giustificare un’assenza in tornei che alla loro carriera aggiungono niente. È il primo vero segnale di vita di Amazon Prime Video fuori dagli Stati Uniti, dove di recente ha raggiunto con la NFL un accordo per trasmettere 10 partite previste al giovedì sera, inserendosi in un mercato dove ci sono colossi tradizionali come NBC e CBS. Il tennis dei Masters 1000 in UK è stato finora trasmesso dalla Sky britannica, che probabilmente (questa è la ricostruzione del Guardian) ha deciso di puntare principalmente sul calcio.

Venendo al nostro orticello, visto che i grandi scenari internazionali non ci toccano, come funziona in Italia Amazon Prime Video? L’iscrizione coincide con quella al servizio Amazon Prime (19,99 euro l’anno), che già in molti hanno per le consegne relative agli acquisti (in numero illimitato) fatti su Amazon, e per il momento ci sono soltanto serie tv e film. Analizzando i titoli presenti il catalogo non è certo ricchissimo, anzi, paragonato al Netflix o alla Sky della situazione, ma sono molto diversi anche i prezzi. Per chi comunque utilizzava già Amazon Prime la differenza è zero. L’idea di base è simile a quella di Facebook, con un altro punto di partenza (qui le vendite, là l’interazione) e altri numeri: creare un mondo Amazon da cui non si senta il bisogno di uscire.

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1 commento

  1. G

    ‘…creare un mondo Amazon da cui non si senta il bisogno di uscire’. Obiettivo, a quel che si legge in giro, miseramente fallito con i dipendenti. Ma i consumatori, si sa, sono altra cosa.

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