Adidas Stan Smith, un classico che non se ne era mai andato

 

Dai campi di tennis degli anni Sessanta alle terraces dei casuals negli stadi di tutta Europa negli Ottanta. Fino ai piedi dei clienti casuali di oggi, che non è la stessa cosa. Le Adidas Stan Smith sono tornate con furore, ma non se n’erano mai andate. Sono dappertutto come e più di prima, quando negli anni Ottanta diventarono un must per i casuals di tutta Europa. Da 53 anni icone del tennis, da 46 ai piedi di sportivi e non sportivi nei centri commerciali e nei negozi di sportswear più trendy del mondo. Le abbiamo incontrate allo stadio, sul tram e in diretta via satellite da Hollywood. Oggi le vediamo davanti alle scuole, ai concerti e sempre sul tram (resistono anche lì). C’è chi ci ha messo dentro due candelotti di esplosivo e le ha fatte saltare per aria su You Tube, e probabilmente ne abbiamo un paio in casa finite chissà dove. Se esiste un modello di scarpa sportiva che può ambire al titolo di Classico Definitivo, quel modello è l’Adidas Stan Smith. I motivi sono più di uno, e vengono tutti da lontano.

L’ALTRO NOME – Le Adidas Stan Smith vedono la luce nel 1964 come Adidas Haillet, scarpe tennistiche realizzate in collaborazione col celebre tennista francese Robert Haillet. Caratteristica principale: sono il primo modello di scarpa da tennis interamente in pelle, in un periodo in cui la tela è ancora il materiale di riferimento. Dal punto di vista estetico si punta alla sobrietà: non ci sono le classiche tre strisce sulla tomaia, che vengono sostituite da tre file di fori per la ventilazione. La scarpa è completamente bianca, in ossequio alla legge non scritta che vuole il bianco come colore d’obbligo dei tennisti DOC (anni dopo Tacchini e Lacoste infrangeranno la regola). Rispetto al modello che conosciamo oggi, inizialmente la suola è leggermente più alta – specie di progenitrice delle suole antishock – e il caratteristico trifoglio sul tallone non c’è ancora. In una prima versione tuttora ricercatissima dagli appassionati del vintage, sul lato esterno è stampato il nome di Haillet. Protezione, morbidezza, efficacia: ai tempi, l’Adidas Haillet ha tutte le caratteristiche del classico istantaneo, ma poi cambia qualcosa. Il nome, innanzitutto.

STAN SMITH – Nel 1965 inizia il rapporto di collaborazione tra Adidas e Stan Smith, tennista statunitense sulla rampa di lancio verso un futuro da star. Sul campo Smith mantiene le promesse: classe 1946, dopo avere conquistato per tre volte il titolo di All American, nel biennio 1967-68 è campione NCAA nel singolo e due volte nel doppio. Vince anche a Wimbledon e all’ Open USA: nel 1972, Stan Smith è il numero uno. Dopo avergli fornito un modello di Haillet che Smith usa in campo, nel 1971 l’Adidas – col tennista all’apice della carriera – lancia sul mercato il modello ribattezzandolo Stan Smith. Differenze: il nome sulla linguetta, il trifoglio sul tallone (su sfondo verde, poi blu, nero e infine anche rosa) e in seguito la scritta Adidas in rilievo sul fianco. Lo stesso modello che è arrivato senza troppe modifiche fino a oggi, con qualche variazione sul tema.

DAGLI SPALTI – Le Stan Smith sono un instant hit in ambito strettamente sportivo. Negli anni Settanta la mania dello sportswear tecnico non ha ancora invaso strade e vetrine, e la scarpa sportiva – quella da tennis e/o basket – resta in tela: Converse All Star e Superga (in Italia) il prototipo. L’impulso iniziale, che si trasformerà in un’ondata imprevista, parte dall’Inghilterra intorno a fine 1978. Gruppi di ‘gente da stadio’ misti a fans della scena musicale post-new wave in primis nelle province delle Midlands e in città come Manchester e Liverpool (vedi l’essenziale film ‘Awaydays’) si fanno notare per un vestiario che abbina marchi di casual wear ad alto costo a vestiario e scarpe di estrazione tecnico-sportiva. Due regole tassative: 1) i marchi devono essere difficili da reperire, meglio se italiani (omaggio post-mod al concetto di eleganza biancorossoverde, dagli anni Sessanta un classico tutto british); 2) i capi vengono preferibilmente trafugati dai negozi: i casuals in genere hanno pochi soldi e l’acquistarli è segno di una disponibilità economica irrimediabilmente out negli ambienti che contano. Inizia la leggenda di Fila, Tacchini, Head e delle loro serie limitate abbinate a capi sportivi classici maschili come Pringle, Aquascutum, Burberry, Barbour e altri (la rivoluzione tecnologica inaugurata a inizio anni Ottanta da Massimo Osti con CP Company e Stone Island in seguito spariglierà le carte). In principio nelle sottoculture legate a doppio filo alla musica le Stan Smith hanno generalmente una valenza anti-rock (dal post mod all’elettronica, in contrapposizione alle Converse All Star, un classico dal frat rock al punk, ma le cose cambieranno in futuro) e sono predilette a causa della difficile reperibilità in Inghilterra. Dopo un iniziale periodo di adozione delle Adidas Samba, diventano le scarpe d’ordinanza per il loro aspetto semplice e sobrio: lo stile si spande a macchia d’olio in Europa, anche in contesto non da stadio. In Italia si trovano dappertutto, con tutti i marchi agognati a portata di mano: da noi e in Germania saranno decine gli inglesi in trasferta arrestati per furto nei negozi di sportswear. Le Stan Smith diventano uno dei primi veri casi di classico non imposto da campagne pubblicitarie a tappeto ma nato dalla strada, prassi in seguito inseguita e fagocitata con alterni risultati da pressochè tutti i marchi di sportswear. Per Adidas è una manna: a fine 1992 le Stan Smith oltrepassano i 30 milioni di paia vendute nel mondo, record che viene celebrato con una t-shirt a tiratura limitata (omaggiatami all’epoca nel corso di una visita a un magazzino dell’azienda. La conservo tuttora).

NUOVO E REMAKE, PRO & CONTRO – Le Stan Smith rimangono in produzione fino alla fine degli anni Novanta. Dopo uno stop di qualche anno, nel 2000 vengono riproposte nella serie Millennium e in decine di colori e varianti che fanno infuriare i puristi, per i quali il bianco dell’originale è sacro (“Dark shirt, white shoes”). Dopo l’insipida versione velcro d’inizio anni Novanta il susseguirsi di modelli di ogni tipo arriva a oggi: alte, a scarponcino, a punta all’insù, in mesh, tela e in nuove guise e colori che fanno inorridire i fondamentalisti. Anche di fronte alla riproposta della versione classica i fedelissimi storcono il naso: la pelle utilizzata è troppo rigida, la suola un po’ troppo bassa e la calzata troppo stretta. Da qui la frenetica ricerca di paia vintage, quelle degli anni d’oro 1971-1990: il web pullula di specialisti. Tra i modelli più quotati le originali Robert Haillet, le Stan Smith con il volto del tennista stampato in oro e quelle con dicitura Made In France. Esagerazioni a parte, i pregi delle Stan Smith fabbricate almeno fino al 2005 superano probabilmente i difetti. Vero, il tipo di pelle utilizzato nella versione post-2000 è un po’ rigido, ma forse è più robusto. Vero, la suola è leggermente più bassa rispetto all’originale, ma si tratta di millimetri. Vero, la calzata è un po’ stretta (un numero in più è consigliato), ma almeno fino a un certo periodo si è trattato di una caratteristica Adidas in generale e non delle Stan Smith in particolare. Il prezzo non è di quelli inavvicinabili (intorno ai 70 euro, di solito), e a volte nell’outlet fortunato può capitare di trovarle a 30 e anche meno (mi è successo in due occasioni). Il fatto che si trovino facilmente e siano alla portata di tutti non detrae dallo status di vero classico, nonostante il no-no del reducista casual da medaglia sul petto, passato nel frattempo ad altri marchi e inorridito dall’accoppiata unisex Stan/pseudo parka moderno verde in voga negli ultimi tempi.

LESS IS MORE – In negozio è la prima cosa che salta all’occhio: ogni marchio sportivo ha prodotto la sua versione di Stan Smith: da anni le griffe concorrenti hanno invaso il mercato (persino Hermés), e questo è il vero tributo. L’appeal imperituro del suo minimalismo fa pensare che in questo caso abbiano ragione i fautori delle teorie alla Jill Sander del Less Is More (meno è meglio). Di sicuro non hanno avuto torto gli ideatori del modello insieme lui, Stan Smith. Il quale a 71 anni vive felice e contento nel South Carolina dispensando consigli e incoraggiamenti ai giovani tennisti. E che forse dovrà precisare ogni tanto di essere una leggenda del tennis, e non un designer di sportswear.

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72 commenti

  1. G

    Non sono un appassionato di brands, ma per le scarpe Adidas faccio gradita eccezione. Compro scarpe ed in generale capi sportivi solo del marchio a tre strisce, soprattuti i modelli clssici, per me insuperabili in fatto di stile e qualita’. Stan Smth sono di gran lunga le mie preferite, le ho avute biance con tallone verde ed ora in marrone lucido.

    Sono d’accordo con il forte legame fra Converse All Star e punk rock, me le Adidas si difendono se si passa a Hard Rock e Heavy Metal, anche se non necessariamente con le Stan Smith.

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  2. Ecco, le bianche con il tallone verde le sto vedendo ultimamente dappertutto: prima riscoperte dalla fighetta diciassettenne ma apprezzate anche dalla mamma con toy boy, adesso trasversali per ceto ed età… All Star mai lasciate…

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  3. Sono un Adidas addicted, marchio che odio politicamente ma adoro per le linee minimal (la produzione anni 70 di Adidas e Puma rappresentano secondo me il top irraggiungibile dello sportswear…).
    Però le Stan Smith non le ho mai digerite, le trovo insulse nel loro essere “medie”, senza sprint, senza sussulti. Del resto basta guardare l’utenza (non così diffusa come sostiene il Direttore, ai miei occhi, ma sicuramente non ristretta), a Milano in particolare divisa tra sancarlini e wannabe.
    Per me è no…

    Ps: di culto la citazione di Stone e CP, marchi che rivoluzioneranno lo streetwear in un modo mai fatto da nessuno, una bellissima storia italiana che meglio di tutti è riuscita a coniugare i concetti di praticità ed eleganza tanto da accomunare (per fare due esempi a caso) paninari (i veri profeti del marchio) e hooligans (sempre per quella fissa per l’Italia degli inglesi, eredità del movimento Mod…).
    Anche questo forse meriterebbe un articolo…

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  4. G

    Pensavo di essere l’unico. No anche per me. Idem per le All Star, scarpe di una scomodità mondiale. Devo dire una scarpa Adidas: Trainer blu. Vero, magari resistono meno allo scorrere del tempo. Ma belle e comode, forma/funzione.

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  5. G

    Ciao a tutti e grazie per i commenti. Gatto Gattoracca: hai ragionissima sul legame successivo tra altri modelli di Adidas e HR/HM (prima era pura bestemmia). Er Dandy: d’accordo su tutta la linea: ho la fortuna di avere rapporti con tutti i marchi che hai citato, e spesso resto perplesso davanti alla non valutazione anche storica dei rispettivi cataloghi. Col Direttore stiamo pensando di dedicare una rubrica specifica all’argomento, con Puma e Stone Island tra i primissimi servizi realizzati sul posto e non solo come rivisitazione d’archivio. Cosa ne dite?

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  6. Ah guarda, io (e la mia Company paninara) a Ravarino dal sor Rivetti sto di casa, figurati…tanto che stavo per propormi per l’articolo, però se fai tu va bene uguale… 😛

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  7. Avevo un amico metallaro che indossava solo Adidas nere con le 3 strisce bianche

    I maglioni Stone Island i più belli del mondo

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  8. Meno Uno gira con le American Eagle gialle, jeans Carrera e la felpa Fruits of the Loom…

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  9. G

    Oh, non mi toccare la Fruit of the Loom!

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  10. m

    Sì, i maglioni Stone Island sì…ma le t-shirt fanno cagare. Miglior cotone ogni tempo t-shirt Abercrombie prima della drammatica deriva odierna 40% Poliestere. Stan Smith bellissime ma, di Adidas, le Chile 62 mi restano nel cuore.

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  11. G

    Le Chile 62 le ho avute anch’io, fantastiche. Cosi’ come le Italia, nere, con suola bassa e striscie color argento. Al momento mi stanno dando molta soddisfazione anche delle Adidas Superstar nere.

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  12. l

    Io porto ancora per uscire la sera le converse d’estate, come i ragazzini, ma diciamola tutta, per noi che lavoriamo sulla strada (ognuno intenda ciò che vuole 😉 ) le New Balance e tutti i nuovi modelli con suola confortevole apparsi successivamente (per me in questo momento le migliori sono diadora e lotto) ci han salvato la schiena!

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  13. m

    qua da passeggio, usano tutti new balance o saucony. [Saucony che ho provato da running, buone ma durano veramente poco]

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  14. Marcopress: tu deliri…

    Gatto: per carità, Dio me ne scampi…..te le lascio tutte…..

    Leo: mai sopportato le New Balance, non mi han mai detto niente. Su quel genere preferisci le Atlantic Stars: scarpa italiana, fatta a mano, esclusività artigianale fin dal prezzo. Un po’ rigida e pesante la suola che in compenso è un carrarmayo adatto anche all’inverno…

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  15. G

    Dalla Fruit amo le t-shirts e le felpe (top con cappuccio e pantaloni da ginnastica). Mi piacciono perche’ non hanno scritte da bimbominchia e altre cagate simili ed il cotone e’ di buona qualita’. Un’altra marca che faceva robe del genere (ma di qualita’, e prezzo, ben superiore) era la American Apparel ma purtroppo e’ fallita recentemente.

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  16. l

    Dane parlavo di confort.
    Per quanto riguarda il gusto ho adorato le primissime bikkembergs (ne ho ancora due paia) e le tigers.

    Gatto le superstars son le prefeite di mia moglie, gliene ho regalata un paio un anno fa quando son ritornate di moda (in abbinato con la figlia).

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  17. A

    A me le Stan Smith non dicono davvero nulla.
    Di Adidas mi piace la Dragon e come Leo stravedo per le Diadora, soprattutto la linea Heritage, davvero ben fatta, anche se il prezzo è tutto fuorché modesto.
    Ultimamente vedo tantissime Saucony in giro

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  18. U

    Siete un branco di fighetti

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  19. b

    Ma veramente ….

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  20. K

    “[Saucony che ho provato da running, buone ma durano veramente poco]”

    Confermo

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  21. G

    “Siete un branco di fighetti”

    Piu’ che altro sembriamo una manica di finocchi…

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  22. t

    Gatto, per te (e me) dovrebbe esserci un modello di adidas soprattutte, questo:
    http://m.adidas.se/spezial-skor/551483.html

    Notare nome e colori 😉

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  23. G

    Il modello non mi fa impazzire ma devo dire che mi stuzzicano. Magari me ne faccio fare un paio personalizzate con la scritta “Carrara Merda” e la faccia di Buffon sulla linguetta 😉

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  24. t

    Io la prima volta che le ho viste é stato in svezia e non ci credevo (tra l altro ero con amici e gli ho spiegato il perche della mia reazione 😉 ) e siccome ,colori e nome a parte, anche il modello era di mio gradimento me le sono ovviamente comprate. Ps; altrettanto ovviamente ho aspettato a comprarle (se no che spezzino sarei) quando erano in saldo al 50% 🙂

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  25. Gatto, ma si, trollavo per fare lo snob…

    Gobbo, frocio, prego, si dice frocio. Chi ha più di 5 paia di scarpe è indiscutibilmente frocio…

    Ps: io ne ho ricevute in regalo 3 paia solo per il mio compleanno, figurati te…

    Leo, si, si, avevo capito, lo confermano tutti del resto…..è che non mi hanno mai preso…

    Murillo, le Saucony sono in gommapiuma, pantofola ma si consumano a vista d’occhio come le gomme da cancellare. Poi ormai sono troppo wannabe, erano in qualche anno fa mentre adesso sono il ripiego per chi non può / vuole spendere per le Atlantic Stars (la Ferrari delle sneakers…).

    Tizismal, genio! 😀

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  26. G

    Gobbo ha solo due paia di Superga, entrambe blu, che usa sia per andarci in giro per Cremona che per farci sport, incluso il calcetto del Mercoledi’ con i colleghi. ;-P

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  27. G

    Stiamo facendo confusione fra trainers e scarpe propriamente da footing. Le Saucony appartengono alla seconda categoria, mentre le varie Stan Smith, Gazelle, All Stars etc appartengono alla prima categoria.

    In tema di trainers da fighetti e ispirate alla Stan Smith, ci sarebbero le Axel Arigato.
    https://axelarigato.com/uk/men/shoes/tennis-sneaker

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  28. C

    Ammazza che varietà!

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  29. G

    Pratimente delle replica delle Stan Smith ma vendute al triplo del prezzo. Classico trappolone per hipsters e metrosexuals, anche se devo dire che non mi dispiacciono.

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  30. m

    Molta confusione. Considerare S.I. solo per i maglioni è non sapere. Nella mattinata ho dimenticato di segnalare le migliori mai uscite sotto gli 80 euro. http://www.soccerevolution.com/store/products/ADI_13040_F.php

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  31. G

    Mah il colore rosso+verde mi lascia un po’ interedetto…

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  32. C

    Fanno schifo al cazzo in effetti.

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  33. U

    Mai avuto Superga in vita mia.

    E comunque sono sempre sotto le 5 paia di scarpe

    1) scarpa nera elegante per le grandi occasioni (prese nel 2010 e usate 4 volte…1 matrimonio,2 cene di gala,1 comunione)

    2) Scarpa Geox Primavera-Estate (una di quelle che trovate nella sezione sneakers sul sito)

    3) Scarpa da ginnastica (in questo momento storico Puma,perchè erano quelle che costavano meno al supermercato)

    4) Scarpa Geox Autunno-Inverno

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  34. C

    Quanto spendi in divor odor?

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  35. l

    Questa viene direttamente da funkytarro? 😉

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  36. C

    Colpito e affondato 🙂

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  37. Geox patrimonio dell’umanità

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  38. G

    Urge puntata speciale Indiscreta di Queer Eye for the Straight Guy con Dane che accompagna Gobbo per le boutiques di Milano…

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  39. U

    Calvin
    divor odor?
    No,abitando in stalla mi confondo con l’odore dei maiali e delle vacche

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  40. G

    Pensavo che tu avessi anche un paio di zoccoli di quelli belli spessi di legno…

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  41. G

    Faccio outing: 5 paia di trainers Adidas (tre a Londra+2 a Spezia) , piu’ una da jogging della Karrimor (presa da Sports Direct perche’ non costava una mazza). Due nere eleganti da lavoro piu’ due marroni (non da lavoro, seguo il principio ‘no brown in town’). Uno scarponcino con carrarmato marca Soldini (mai vista ne’ prima ne’ dopo) ottimo per qualita’/prezzo, leggerissimo e tiene un caldo boia d’inverno e non fa entrare una goccia d’acqua.

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  42. U

    “Pensavo che tu avessi anche un paio di zoccoli di quelli belli spessi di legno…”

    No.Però ho tante calze di spugna bianche e dei sandali

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  43. Gatto, il discorso partiva dalle Stan Smith quindi si parlava genericamente di scarpe per il tempo libero (traduzione: da mettere coi jeans, non con la canotta numerata…). 😛

    Marcopress, la confusione la fai tu, a Ravarino son di casa quindi considero tutto: dai magliono alle t-shirt, dall’abbogliamento in materiale tecnico alle sperimentazioni in tela di paracadute, etc. 😉

    Gobbo, ti prego, fai un salto a Milano che ti porto a civilizzarti! 😀

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  44. m

    Sopra i 100 euro, invece, ecco qui il top.
    https://www.evolutionboutique.it/shop/product/2923-WEB/premiata-sneaker-in-suede-e-nylon

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  45. Ma va’, va’…..

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  46. C

    E’ coerente, ha cattivo gusto nel calcio, nel tennis, nel basket e anche nel vestire!

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  47. 😀

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  48. U

    “che accompagna Gobbo per le boutiques di Milano…”

    Ne approfitto per 2 considerazioni che non c’entrano un cazzo,ma tanto oramai..

    1) Non ricordo più chi disse che le città d’estate sono belle. Sarà,ma 2 settimane fa m’è toccato venire a milano e a me ha fatto sempre lo stesso effetto.

    2) da buon provincialotto,per andare da via turati al negozio disney son passato da via della spiga. (con le mie comodissime e puzzolenti geox ad accompagnarmi)
    Di fronte alla vetrina di dolce e gabbana,mi pare, m’è scappato un “ma chi cazzo li spende 983 euro per quel paio di jean stracciati”.
    Ho temuto che la commessa,che stava pulendo i vetri,mi lanciasse addosso il secchio con l’acqua

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  49. m

    Premiata (ma solo le estive!) della stessa comodità delle NB, ma di metà peso/ingombro. Saldate del 30% sono superenalotto.
    La 2) c’entra. La commessa sarà stata d’accordo con te.

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  50. m

    Uh leggo solo ora. Sarai anche di casa, ma, se i maglioni sono realmente i più belli del mondo, le TShirt di SI fanno cagare, non è che si possa discutere.

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  51. Chi sbava per Abercoso non può dare lezioni di T-Shirt… 😛

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  52. b

    Come Gobbo, ma ho pure le Superga, più o meno intatte dall’acquisto (6 anni fa), e due paia di sandali in legno.

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  53. Quelli giapponesi con le due tacche?! 😛

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  54. b

    Tipo quelli del Dr. Scholl, ma del mercato. Comodissimi

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  55. m

    Ma non ho sbavato, ho solo rilevato che il cotone che aveva Aber fino a diciamo 4 anni fa era spettacolare. Adesso fa cagare anche quello. E inevitabilmente stanno affondando.

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  56. Ma si dai, provocazione letteraria…..ma SI l’han sempre vista con binocolo (quella originale, eh?! Non i tarocchi che la gente si fa rifilare online!).

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  57. A

    Quest’anno ho comprato sandalo del Decathlon per mare e scogli, il modello base da 12,99€ (https://www.decathlon.it/sandali-montagna-uomo-arpenaz-50-beige-id_8297562.html); insomma una roba da tedesco in vacanza.
    Esteticamente inguardabili, ma di una comodità impensabile, soprattutto con gli oltre 40° di luglio/agosto, mai più senza!

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  58. m

    Inquietante. Odio profondo per il sandalo da uomo.

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  59. G

    Mi associo all’odio per i sandali da uomo, e anche da donna, a meno che siano dei sandaletti molto raffinati. Quelli postati da Ataru poi, li vieterei proprio, o comunque ne restringerei l’uso solo sulle spiagge.

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  60. C

    Piuttosto mi faccio tagliare i piedi.

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  61. A

    Bruttissimi condivido, ma alcune volte la comidità non ha stile.
    (io vi ho messo a tutti + 1)
    (

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  62. L

    Saucony ai piedi solo ed esclusivamente dell’italiano medio. sconosciute al resto del mondo. Per fortuna

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  63. C

    Al solito arrivo in ritardo.

    Premetto che:

    – le Stan Smith occupano un posto d’onore nella Hall of Fame delle sneaker (traduzione per mia nonna “i scarp del tennis” e per mia madre “le scarpe da ginnastica) il trono è IMHO delle Converse All Star Chuck Taylor;

    – se il limite per l’uomo (indiscreto) è 5 paia allora Costantino della Gherardesca mi fa un baffo…

    Adidas ha prodotto una serie di successi mondiali come forse nessun altro marchio. Tra queste:

    Samba: successo istantaneo seguito da oblio se non per acquirenti di nicchia (specialmente le scamosciate con strisce marroni…)

    Gazelle: per decenni la scarpa simbolo dell’Adidas fra i giovani, est Europa inclusa (vero è che a quei tempi c’era poco da scegliere là)

    Superstar: indossate da Jabbar ad inizio carriera sono state riesumate dai Run DMC e diventate un classico per i rapper e similia (i caucasici dell’Heavy Metal e Hard Rock sceglievano tutt’altri modelli…)

    Rom: oggi forse il nome non sarebbe così azzeccato, comunque molto più belle quelle vendute all’estero (strisce azzurre invece che blu e suola diversa) rispetto alle Roma vendute in Italia.

    Hamburg: modello particolare. Se la memoria mi assiste erano queste (scure) quelle indossate nei primi anni 80 dai supporter delle squadre di calcio inglesi e non le Stan Smith (bianche). Per fortuna non le ho mai viste da troppo vicino perché quando il mio radar da adolescente ne percepiva un paio nei paraggi iniziavo a correre a perdifiato nella direzione opposta come qualunque ragazzino italiano che voleva rientrare tutto intero dalle estati inglesi…

    Le New Balance, in Italia né carne né pesce, sono state un enorme successo negli Stati Uniti quando più o meno tutti i caucasici tra i 25 e i 40 medio borghesi compravano Reebok (quella tutta bianca tipo da Jane Fonda) e quelli alto borghesi le New Balance (prima scarpa sportiva a superare i 100$ di listino) per distinguersi.

    Saucony è stata l’ultima scoperta dei nostri wannabe ma ad inizio anni 80 era una scarpa da jogging da non sottovalutare.

    Le sneaker che ricordo con maggiore affetto sono le Mecap e le Pro-Keds (Pete Maravich…)

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  64. L

    Adidas al momento (3 anni ormai) ha un vantaggio enorme sulla concorrenza grazie alle nmd /ub / yeezys

    Ps: limite di 5 per colore giusto ?

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  65. Io mi sa che violo pure quello, sul nero poi sono proprio a Casablanca…

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  66. Ps: sui sandali scherzavate vero?!

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  67. b

    Io no. E’ grave?

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  68. E

    Gravissimo! Ma comunque meno delle frequentazioni scolastiche di RavEn….. 😀

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  69. R

    @Carlos
    Con le Pro Keds hai il mio +1 ad honorem. Ne ho ancora un paio (mid) che sembrano delle ultrasoft da formula 1 ma non ho il coraggio di gettarle.
    Nonostante sia un ex frequentatore di quella scuola in corso Magenta 🙂

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  70. C

    @RavEn

    Grazie e mi raccomando non buttarle mai, da ex frequentatore ad ex frequentatore 😉

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