Immigrazia, il mercato in cui c’è solo Povia

Chi sono i cantanti italiani dichiaratamente di destra, nel senso che ammettono senza problemi di esserlo? Stando alla stretta attualità uno solo: Giuseppe Povia. Naturalmente sono moltissimi di più, ma certo gli altri non fanno delle proprie idee politiche il centro delle loro canzoni. Parliamo sempre di personaggi o gruppi conosciuti dal pubblico di Rai Uno o Canale 5, non certo di circuiti alternativi o di band storiche come i 270bis, gli Zetazeroalfa, i Plastic Surgery, gli Hobbit, eccetera. E parliamo di destra dichiarata, non celata dietro riferimenti colti alla Ruggeri o nostalgici come tanti altri. Non abbiamo usato a caso il verbo ‘ammettere’, visto che tuttora quando a tavola qualcuno dice di essere di destra viene guardato come se fosse ignorante, superficiale, di sicuro cattivo.

Tutto questo è un pretesto per parlare di Immigrazia, la canzone di Povia che abbiamo scoperto qualche giorno fa su You Tube e che occupa uno spazio di mercato tuttora inesplorato: quello del cosiddetto populismo, ben diverso dal qualunquismo da oratorio stile Celentano, dal superomismo di parte di Battisti e dagli estremismi della destra fascista e post-fascista. Il vincitore reale di Sanremo 2006 con Vorrei avere il becco e quello morale del 2009 con Luca era gay (mai capito perché fosse uno scandalo il percorso ‘di ritorno’, così come non ci scandalizza quello di andata), è chiaramente di una destra anarchica che può votare Lega come Cinquestelle o più verosimilmente non vota, ma non crede sostanzialmente a niente se non alla realtà che sta portando alla scomparsa degli italiani, prima ancora che dell’Italia. Frasi come ‘Immigrazia è una follia – voluta da chi vuole che tu vada via – il potere veterano – con la scusa del razzismo – vuol far fuori l’italiano’ difficilmente passano e passeranno in radio mainstream, più naturalmente portate a rappettini tutti uguali, a pop iperprodotto e alle focaccine dell’Esselunga, anche perché sono all’interno di una canzone che non è esattamente My way (il testo è però forte, in certi punti geniale), ma sono comunque un segnale.

I milioni di italiani con varie idee politiche ma desiderosi di rimanere italiani non hanno ancora trovato un movimento in cui credere, a meno di prendere sul serio chi l’Italia la voleva spaccare e chi la vuole governare con un algoritmo, ma non hanno nemmeno una musica e in generale una cultura a cui fare riferimento. Certo i loro voti contano, ma vanno a chi poi ne farà un utilizzo consociativo, furbetto e politicamente corretto perché poi alla fine la rappresentazione della realtà coincide con la realtà. Chissà che qualcuno più forte di Povia non cavalchi l’onda, anche se la paura delle critiche è ancora troppo forte.

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15 commenti

  1. C

    La destra vera è più “socialista” dei nuovi socialpost-comunisti. Con la differenza che tiene ai confini della propria nazione (altrimenti si abbia il coraggio di dire che li si vuole eliminare del tutto in un prossimo futuro…), e si vergogna di questa società che in nome della pura accumulazione di capitale da parte di pochissimi sta smontando tutti i valori (le gerarchie famigliari prima di tutto): ci attende una prossima generazione di selvaggi nella giungla. La cultura di destra esiste, basta cercarla. Ma l’oligarch…ahem la democrazia (scusate)… è una cosa che si mangia? L’oppio dei popoli… preferivo Dio.

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  2. L

    ma nel libro di Kalergi si accennava anche a sta merda di canzone ?

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  3. B

    cioè uno vorrebbe una destra liberale, di alto livello culturale, severa ma giusta e si ritrova come cantore questo idiota in mutande? è il ground zero.

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  4. Letta ieri su FB: “…si potrebbe anche concludere che uno di destra pensa sempre e solo ai fatti suoi mentre uno di sinistra prende spunto dalle proprie esperienze e cerca di correggere gli errori in modo che il mondo sia un posto migliore per tutti…”
    E subito dopo “…non mi definisco di sinistra, sono diventato con totale convinzione comunista l’11 settembre 1973 (avevo 15 anni) e non ho mai cambiato idea…”
    Per il resto Povia l’ho ascoltato (ascoltato….me l’hanno inferto, diciamo….) alla 6 Giorni di Fiorenzuola (Santi, ma che cazzo?!…), al di là della tortura musicale e del suo sfogo per essere stato fatto fuori da certi circuiti mainstream, mi è sembrato, più che di destra, a metà strada tra il bigotto conservatore e il populista di pancia.
    Il percorso di ritorno di “Luca era gay” era uno scandalo perché veniva fatto passare per una guarigione da una malattia, cosa che di certo il percorso di andata non veniva fatto passare…).
    Comunque no, intellettuali di destra praticamente non ve ne sono, le colpe sono da dividersi equamente tra sinistra e destra…

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  5. C

    Si ma Povia non è un cantante di destra, è un idiota! Anzi diciamo che i temi di tratta gli fanno buon gioco a poter dire che lo perseguitano perché scomodo, quando invece è, per l’appunto, un idiota.

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  6. C

    E comunque la destra del futuro si sta organizzando grazie all’alfiere della grande scuola economica di Pescara, un filosofo marxista con un vuoto di contenuti pari solo all’oscurità del suo linguaggio e il vincitore morale di non uno ma due Sanremo. Tocca aggiornare le opzioni sul muro delle elezioni!

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  7. l

    Cmq i bambini fanno oh era una bellissima canzone.

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  8. L’Uomo Indiscreto per meno di Leonard Cohen e Django Reinhardt (in vinile, possibilmente graffiato) non si scomoda.

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  9. L

    ma avesse inventato Destracito invece di questa porcheria non scomodavamo neanche Tangerine Dream

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  10. E

    Direttore, ma sta scherzando, vero? Una “canzone” inascoltabile il cui testo sta a metà tra discorsi da parrucchiera/barbiere e bancone dei gelati Sammontana. Detto questo (il Direttore a volte ama cojonarci un po’…), per una cultura musicale di destra esplicita in effetti dovremmo cercare in Italia con il lanternino, però di grandi “conservatori” non difettiamo, anzi. Per citare il più grande, Paolo Conte è il primo nome che mi viene in mente. E poi, trollata per trollata, il più grande populista (populista non in senso politico ma di sicuro sul piano del linguaggio e della cultura che trasmette) per me resta Vasco Rossi.

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  11. l

    Ma bello figo ad esempio non è di destra?

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  12. Direttore, la prego, cancelli il nome di Django Reinhardt da questa pagina, per favore!…

    Eleonora, io odio Vasco ma sogno di intervistare la Boldrini e chiederle un parere su “se n’è andata con il negro, la troia…”

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  13. B

    il grande Fusaro, quello che inneggia a Chavez e Maduro… il delirio.

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  14. g

    “superomismo di parte di Battisti”…???? A cosa si riferisce nello specifico Direttore????? Rammentando sempre che i testi erano di Mogol e Panella…

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