Un quinquennio per nulla, Éric Zemmour e la Francia della sharia

Fra gli uomini-simbolo del politicamente scorretto Éric Zemmour è il più scorretto di tutti, perché non lascia speranze al proprio paese e parla della fine della Francia come se fosse uno storico del 2217 e non un giornalista di oggi. Un qualcosa di già avvenuto, insomma, di cui parlare come noi parliamo della fine dell’Impero Romano. Ebreo di origine algerina, Zemmour è dal 2014 uno degli intellettuali più seguiti dai francesi e meno amati dai politici, anche da quelli di destra, messi di fronte alla loro visione ristretta ed economicistica della società, come se un punto di PIL in più potesse rispondere alla domanda ‘Chi siamo?’. Dal 2014, da quando è uscito il suo Il suicidio francese, Zemmoour è diventato un personaggio pop ed è entrato nel mirino, non solo metaforico, dei fan del multiculturalismo. Rispetto al suo libro più famoso questo Un quinquennio per nulla, uscito in Italia per Enrico Damiani Editore, ha riferimenti più aggiornati (arriva alle soglie dell’ascesa di Macron) e toni ancora più pessimistici. Molti i rimandi alla realtà francese, ma tutti comprensibili ad un normale sfogliatore di quotidiani, con evidenti differenze ed analogie (sottolineate dallo stesso autore) rispetto a quella italiana e di altri paesi europei: il che non toglie che il libro sia interessantissimo anche per i non francesi, visto che in tanti paesi un vero dibattito su identità nazionale e multiculturalismo non è mai iniziato. Buonismo o repressione, in base alle suggestioni del momento ma senza una direzione. Si preferisce, da destra, ridurre tutto a criminalità e terrorismo come con il sottinteso di una soluzione militare in funzione rassicurante, mentre da sinistra lo scollamento dai ceti popolari impedisce anche soltanto di pronunciare certe parole. Tutti accomunati dal mito di soluzioni ‘tecniche’, fingendo di non sapere che ogni scelta è politica.

La tesi centrale di Zemmour, non soltanto in questo ultimo suo libro, è che la minaccia principale per una nazione non sia l’immigrazione ma il mutamento sostanziale nella composizione culturale, religiosa ed etnica dei suoi cittadini. L’immigrazione, in qualsiasi modo la si gestisca (e anche Macron lo fa in maniera molto restrittiva, ben oltre Salvini), è in ogni caso qualcosa che arriva dall’esterno. Le banlieu parigine o certi quartieri di Marsiglia spiegano invece chiaramente che il problema invece è interno: francesi di passaporto che non si sentono francesi e che considerano la Francia il loro peggior nemico, nella migliore delle ipotesi un estraneo. Situazione figlia in parte della storia coloniale del paese e in parte della rimozione-sottovalutazione del problema nel nome di una tolleranza di comodo. Che ha relativamente funzionato, fra gli applausi delle élite culturali, fino a quando le dimensioni quantitative del problema non sono esplose. Per pura comodità e vigliaccheria, dice Zemmour, è stato scelto il multiculturalismo invece dell’assimilazione, con il risultato di produrre ghetti sempre più grossi e che non possono nemmeno più essere definiti ghetti: “Tante zone della Francia non sono Francia, ma un paese straniero”.

Il libro è diviso in due parti: la prima è una summa del pensiero di Zemmour, la seconda, ‘Cronache dello scontro di civiltà’ un insieme di racconti di episodi piccoli e grandi che spiegano la Francia di oggi. Non c’è soltanto analisi politica, ma anche tanta passione, fin dalla prima riga: ‘Le bandiere non sono mai state semplici pezzi di stoffa’. Come sempre il problema non sono le scelte, ma le non scelte, per questo agli occhi di Zemmour il politico peggiore della storia di Francia è François Hollande: se ne sono accorti anche gli elettori socialisti, del resto, che hanno ridotto il partito ai minimi termini. Hollande è il politico simbolo di quel liberismo, di destra e di sinistra, che ritiene le persone qualcosa di indifferenziato, senza idee né identità, qualcosa che lo Stato può gestire tecnicamente senza urtare la sensibilità di nessuno. Una visione del mondo in gran parte anche di Macron, del resto, osannato dai ‘moderati’ di casa nostra. Le sempre minori tutele dei diritti dei lavoratori hanno portato, secondo Zemmour, a discreti e sterili successi elettorali di estrema destra ed estrema sinistra, senza effetti pratici, ma soprattutto a dare dignità politica ad un individualismo egoistico e ottuso che non è certo nello spirito della Rivoluzione Francese.

Uno scorretto non poteva che amare un grande scorretto come De Gaulle, citando una sua famosa frase: “È un bene che ci siano francesi gialli, francesi neri e francesi marroni. È la dimostrazione che la Francia è aperta a tutte le razze e ha una vocazione universale. Ma a condizione che restino una piccola minoranza. Altrimenti la Francia non sarebbe più la Francia. Siamo comunque prima di tutto un popolo di razza bianca, di cultura greca e latina e di religione cristiana”. La chiave del discorso di Zemmour, razza a parte, è tutta qui: possiamo anche fare grandi discorsi anti-europei e sulla sovranità, tipo Le Pen, ma tutto è superato dalla questione dell’identità. Se un domani non troppo lontano 30 milioni di musulmani francesi voteranno democraticamente per l’obbligo di indossare il burqa, soltanto una dittatura potrebbe preservare la laicità dello stato. E una dittatura sarebbe la fine della Francia. Per questo Zemmour, che siamo andati anche ad ascoltare  di persona durante il recente ‘Tempo di libri’, ritiene che una presa di coscienza di chi ama la Francia sia auspicabile (del resto lui si batte per questo) ma che per il suo paese sia ormai troppo tardi: “Le fondamenta di quanto sta accadendo sono state messe trent’anni fa, poi Hollande ha fatto peggio dei suoi predecessori ma non è lui l’unico colpevole. Onestamente invidio l’Italia, che è ancora in tempo a cambiare il suo destino, in questo senso è come la Francia di trent’anni fa”. Curiosità: Zemmour, praticamente un sosia di Charles Aznavour, parla a voce bassissima e durante il dibattito (presente anche Massimo Giannini di Repubblica, con tesi diverse) si è reso conto che buona parte del pubblico lì presente gli era ostile. Infatti in tanti erano in sala per prendere posto in vista della successiva presentazione, la cui star era Laura Boldrini...

Secondo Zemmour l’islamizzazione della Francia è una tendenza che sembra irreversibile, l’incertezza è soltanto sui tempi in cui questo si tradurrà in un progetto politico. Chi continua considerare l’Islam e in generale l’immigrazione come un problema di ordine pubblico si sente rassicurato da notizie come la lotta all’Isis e ad elementi radicalizzati, pur doverosa, ma perde di vista fondamentalmente sé stesso. La Francia è un’idea che merita di essere difesa? Se sì, difendiamola. Prima di tutto con le parole perché lo scontro di civiltà si vince con il pensiero (a patto di averne uno, chiaramente) Impossibile e ingiusto sintetizzare un libro di 500 pagine pieno di domande, più che di risposte, e quindi interessante a prescindere. Come al solito abbiamo amato parti che ci fanno vedere in una luce nuova fatti o personaggi straconosciuti. Fra questi Margaret Thatcher, che distrusse alcune strutture sociali del vecchio Regno Unito (strutture di cui lei aveva beneficiato, essendo partita davvero dal basso) portando il paese in una direzione molto lontana rispetto alle sue intenzioni. Regno Unito che fra l’altro rischia seriamente di essere la prossima Francia. Come al solito l’Italia è stata fortunata, nonostante i geniali accordi internazionali di Renzi e Alfano rivelati dalla Bonino, basta che ce ne rendiamo conto in tempo.

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33 commenti

  1. s

    La Francia non ha mai scelto la via del multiculturalismo e Zemmour lo sa bene ma vedo che continua a scriverlo. Hollande non è nè liberale nè liberista, ma va bene tutto. sul resto, buon dibattito.

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  2. C

    Il partito rrradicale, libberale, libberista, libbertarioooo. Mi viene troppo in mente Parenzo che imita Pannella!

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  3. C

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  4. Infatti, vista dall’esterno, la Francia ha almeno formalmente il culto dello stato laico con alcuni valori indiscutibili. Poi c’è l’applicazione pratica degli stessi e il divieto di esposizione di simboli religiosi o di abbigliamento che ricordino l’appartenenza religiosa, nelle scuole pubbliche, è legge solo da 13 anni (non so se si può definire legge Chirac, ma era Chirac comunque ad avalla spinta)… da noi non esiste nulla di simile. Però anche se l’idea è quella dell’assimilazione il risultato è quello dei ghetti, perché alcune culture (ed in particolare l’Islam) semplicemente vogliono essere loro a divorare quelle ora dominanti in Occidente. Lo possono fare democraticamente, nel giro di pochi anni in Francia e di qualche decennio in Italia. Con i metal detector e la politica della paura puoi giusto controllare qualche migliaio di fanatici, ma non ribellarti a una tenenza storica. Per quello ci vogliono coraggio, ma soprattutto autostima.

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  5. I

    Discorso ampio e interessante Direttore, io comincerei dal fondo, dagli indegni, Renzi e Bonino. Abbiamo chiesto noi che i migranti arrivassero tutti qui, senza ovviamente dirlo in un programma elettorali per esporlo agli elettori, ah no, Renzi è stato imposto dall’alto, dal Carrista.
    Roba da fucilazione sul posto
    Il problema identitario è il fulcro cruciale, se credi che l’identità di una Nazione sia il centro della discussione futura, come dovrebbe essere, allora ne conseguono alcune conseguenze, come la non accettazione di un inserimento massiccio di islamici che non solo non vogliono integrarsi, cosa peraltro impossibile per la loro natura e dinamica. come assemblare una piramide ed un cerchio, impossibile anche se cercano di farci credere che sia una cosa a portata di mano.
    La citazione di De Gaulle emblematica, basta ricordarsi come risolse la faccenda Oas, ma ormai se hai avuto Hollande, non puoi che essere in basso. Del resto basta farsi un giretto a Montpellier, dove in alcuni quartieri non puoi manco entrare, e non parlo di Marsglia o Parigi.
    D’altronde, caro Direttore, come lei ben sa, l’Europa come la conosciamo noi è finita nel 1945 quando il battaglione Charlemagne delle Waffen SS, composto solo da francesi, si immolò nella difesa di Berlino. Lì è finita l’idea di Europa, iniziarono i trattati europei e poi cominciarono quelli a decrescenti difese sociali, di che tutti decantano ma che impongono la nostra sconfitta e remissione a servi.
    Alla fne saranno legnate anche da noi Direttore, inevitabilmente

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  6. Mi sembra incredibile che Minniti non sapesse niente di un patto tutt’altro che segreto, ma se è andata davvero così abbiamo stabilito un record di cialtroneria difficilmente battibile. C’è tutta la pochezza di Renzi, privo di ideali (fossero anche di sinistra) e quindi pronto ad accettare qualsiasi soluzione per sistemare il presente… per me l’Europa è finita con l’Euro, ma non perché le pizze da 5.000 lire sono passate a 5 euro: da associazione di stati sovrani di pari dignità (non di pari importanza, ovviamente) a pensiero unico con l’unica stella polare della stabilità, in un contesto di padroni e servi.

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  7. I

    @Direttore
    l’euro è stato solo l’atto finale, hanno lavorato da molto prima, tipo Aristide Briand, con le clausole capestro di versailles, con la vicinanza tra grembiulini e Adenauer e De Gasperi, entrambi dell’opus dei…per non parlare di Schuman, Bech e Monnet, tutti massoni
    le coincidenze eh

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  8. Bufalo, non ho capito, l’Europa è finita perché un gruppo di pirla francesi si è messo a difendere un gruppo di pirla tedeschi ed ha perso?!…

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  9. I

    @Dane
    l’idea di una certa Europa che poi è stata soppiantata da quella del grembiulino.
    Hai mai letto “i leoni morti”?
    peccato
    Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”

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  10. ” Siamo comunque prima di tutto un popolo di razza bianca, di cultura greca e latina e di religione cristiana” una combinazione che nello scorrere dei secoli ha spazzato via lo stesso popolo di razza bianca ma di cultura celtica e religione pagana, perché alla fine c’è sempre stato un prima che è stato cambiato per arrivare a quello che c’è ora.
    Magari fra 500 anni il Gran Visir De Gaullah ripeterà lo stesso concetto cambiando solo qualche parola qua e la

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  11. m

    e quindi?

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  12. t

    Paragone assurdo, dato che nel primo caso c’e’ stato un cambiamento in meglio, oggettivamente. Come dire che roma dopo il sacco e’ progredita.

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  13. E

    Subito dopo il sacco probabilmente no, però dopo la caduta dell’impero i “romani” (parlo ovviamente dei ceti popolari dalla Lusitania alla Dacia alla Britannia) di sicuro stavano meglio sotto i “barbari” che sotto quegli incapaci che li avevano governati negli ultimi tempi…

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  14. C

    Mi hai fatto immaginare i barbari che scendono a Roma urlando “PIDIOTI!!!” “BASTA KASTAH ROMANAH!!11!” e “SESTERZIO DI CITTADINANZA” 😀

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  15. s

    se riesco a recuperalo posto il promo di un documentario trasmesso da Rai3 sulle invasioni barbariche 😉

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  16. A

    Barbero fenomeno

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  17. L’idolo della mia bella. A me fa morire come muove i pugnetti in aria…

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  18. G

    Chi è, Il nipotino di Tremonti?!

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  19. G

    Mamma li Turchi.

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  20. C

    Allora è assolutamente legittimo criticare le politiche migratorie europee ma per favore non cominciamo con le interpretazioni storiche ad minchiam. L impero romano cade nel 1453 con la caduta di Costantinopoli, non per l invasioni barbariche del v secolo. Sono stati gli storici cattolici prima e illuministi poi a chiamare “greco” o “bizantino” o “romano d oriente” quello che fu semplicemente l impero romano durante il medioevo. T

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  21. I

    da ricordarsi che la pax romana era molto differente da quella islamica che, oltre a non esistere, non ti lascia scelta, o scegli loro o muori, con tutte le tue tradizioni

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  22. C

    Desertum fecerunt, et pacem appellaverunt.

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  23. Il politically correct che ti impedisce di dire che le civiltà non sono tutte di pari valore e che sono quelle inferiori a doversi elevare verso quelle superiori e non viceversa…

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  24. E

    Le civiltà non sono tutte di pari valore e “nessuno ha mai detto che” goti e simili fossero superiori culturalmente ai romani. Poi, bisognerà anche dire che non tutti i “barbari” di ieri e di oggi sono uguali. Non faccio esempi per non essere stucchevole. Però, ribadisco, le condizioni di vita di buona parte della popolazione dell’impero romano d’occidente degli ultimi decenni (se non secoli) non sono radicalmente peggiorate con l’arrivo dei barbari, anzi. Fare paragoni con la situazione di oggi è certo arbitrario, ma è evidente che, oggi come allora, moltissimi europei occidentali non abbiano a cuore la difesa della propria cultura e del proprio sistema di vita, cultura che non conoscono o che non sentono “propria” e sistema di vita che non li soddisfa. Discorso complesso che non voglio banalizzare, ma anch’io credo che i “barbari” di oggi stiano vincendo “anche” perché in occidente non è ben chiaro cosa si debba difendere.

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  25. Io commentavo l’articolo, non i vostri discorsi sulla storia.
    Concordo su due situazioni completamente diverse…

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  26. M

    Mannaggia, sto per finire i popcorn.

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  27. z

    Post interessantissimo, il classico articolo in cui i commentatori indiscretini danno il meglio. Peccato la discussione si sia avviata di sabato…

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  28. Ragazzi, leggere i social della sinistra in sti giorni è esilarante!… 😀

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  29. C

    solo in ‘sti giorni?

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  30. Transu, il mio punto non era quello di stabilire che non esista differenza tra le civiltà, ma più semplicemente che se parliamo di difesa dell’identità è chiaro che ognuno pensi che la propria sia quella giusta al di là delle condizioni oggettive di vita. L’islamico che viene in Europa per motivazioni economiche ma poi vuole vivere nel proprio ghetto in mezzo a gente come lui, non coglie il fatto che il benessere europeo sia frutto di una cultura che lui rifiuta e che senza questa cultura non ci sarebbe stato per lui un posto dove andare a cercare un po’ più di benessere.

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  31. Appunto Paperoga, motivo per cui se vale il concetto che ognuno pensa che la propria cultura sia la migliore allora se ne stia a casa sua dove quella cultura si è formata ed impera.
    A me frega un cazzo di convincere arabi e africani ad uscire dal terzo mondo se non ne hanno voglia, basta che loro non pretendano di venir qua ad impormi il loro terzo mondo…

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