Richetti e i retributivi che votano

I vitalizi agli ex parlamentari e consiglieri regionali, circa 2.600 persone, forse saranno aboliti. Diciamo ‘forse’ prima di tutto perché la riforma votata da PD, Lega, Cinquestelle, Fratelli d’Italia e Scelta Civica, con Forza Italia, AP, MDP astenuti o contrari, è passata soltanto alla Camera, e al Senato i rapporti di forza sono leggermente diversi. Mettiamo che passi anche al Senato: si tratterebbe finalmente di un ricalcolo su base contributiva dei vitalizi di ex parlamentari nazionali e (consiglieri) regionali, che farebbe risparmiare ogni anno, secondo la media delle stime, circa 140 milioni di euro. Poca roba, diremmo noi al bar: tre volte André Silva, sei volte Vecino, il prezzo ottimistico di una variante in un’autostrada che mai sarà ultimata. Con la precisazione che la riforma basata sul testo PD (Matteo Richetti) riguarda le situazioni di prima del 2012, quando il vitalizio è stato trasformato in un sistema pensionistico propriamente detto, con calcolo (per gli eletti dopo il 2012) totalmente contributivo, sia pure con diversi asterischi. Qual è il potenziale eversivo, in senso per noi positivo perché si tratta di eversione rispetto a un sistema ingiusto, di tutto questo?

La domanda ci è nata ieri non solo da Richetti o da discussioni sui massimi sistemi, ma come al solito da un episodio personale. Da un modesto passaggio al PAM, dove abbiamo incontrato e salutato un signore in splendida forma, a dispetto dei quasi 79 anni, che è in pensione dai primissimi anni Ottanta (era l’unico dei nostri allenatori ad essere libero ogni pomeriggio, non a caso) dopo 25 anni di lavoro effettivo nel settore privato: cose possibili nella bella Italia di una volta, senza nemmeno bisogno di arrivare ai record nel pubblico (in certe condizioni anche solo 15 anni, citando casi conosciuti). Ci ha insomma fatto impressione vedere viva, da bolsi di mezza età quali siamo, una persona che è in pensione da quando eravamo adolescenti. Visto che si andrebbe a toccare diritti acquisiti, se la riforma Richetti passasse l’ostacolo inevitabile della Corte Costituzionale, stella polare di tutti i conservatori, niente vieterebbe più di ricalcolare finalmente al 100% con il metodo contributivo tutte le pensioni attualmente erogate. Perché con mille passaggi intermedi tutti i sistemi dovrebbero diventare contributivi dal 2032 (così ha detto Boeri), ma tutti noi viviamo nel 2017 e da decenni manteniamo persone che nel corso della loro vita lavorativa hanno versato molto meno di quando prendono e prenderanno da pensionati. Non stiamo parlando di gente lontana da noi, alieni o stranieri, ma dei nostri genitori e dei nostri zii. In qualche caso di fratelli (molto) maggiori, beneficiari di uno dei tanti ‘scivoli’.

Al di là della sostenibilità del sistema, è semplicemente un problema di giustizia: o la pensione diventa, come di fatto per molti italiani già è (il 63% degli assegni INPS è sotto i 750 euro al mese, ma è un dato grezzo perché c’è chi ne ha più di una), pura assistenza, oppure bisogna ricalcolate al 100% con il metodo contributivo tutte le pensioni già in essere e così strutturate per mere ragioni elettorali. Con i pensionati retributivi decennali che invece di protestare nel nome dei mitici ‘diritti acquisiti’ ci ringrazino che non gli chiediamo indietro i soldi incassati in passato, legalmente ma ingiustamente. In termini finanziari la parte retributiva delle pensioni è un vero e proprio furto, non viene in mente altra definizione, fra l’altro lesivo della libertà individuale: perché in un mondo totalmente contributivo io potrei decidere di smettere di lavorare a 40 anni senza fare male a nessuno, nel caso mi bastassero pochi soldi al mese, invece di stare alla catena fino a 70. Sarà in prospettiva un tema elettorale di impatto pazzesco, perché in Italia i pensionati sono 16,3 milioni ed in molti casi tengono a galla figli e nipoti disoccupati. Difficile che qualcuno dei partiti maggiori osi mettersi contro questa massa, forse soltanto i Cinquestelle potrebbero trovare la lucida follia per farlo equiparando la pensione al reddito di cittadinanza e contando sul proprio elettorato mediamente più giovane. E quindi? Per una riforma globale delle pensioni davvero giusta ci vorrebbe una dittatura militare. Quanto sta accadendo per i vitalizi rimarrà un bello e giusto show anti-casta, ma nulla di più.

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16 commenti

  1. m

    Post grillino, ma impeccabile.

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  2. G

    Interessante il link fra l’abolizione dei vitalizi ed una possibile abrogazione delle pensioni retributive.

    In ogni caso anche questo provvedimento sui vitalizi verra’ stroncato dalla Corte Costituzionale (pefettamente descritta come stella polare di tutti i conservatori). io sono gia’ pronto con i popcorn per godermi i carpiati di tutti quelli, da Travaglio in giu’, che hanno sempre considerato la Corte come l’ultimo baluardo contro le barbarie di berlusconi e renzi.

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  3. La primogenitura del link è di Brunetta, ovviamente in chiave pre-elettorale (“Mette in pericolo le pensioni degli Italiani”, eccetera)… ma tanto nessuno avrà il coraggio di fare questa riforma…

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  4. G

    In ogni caso sono sempre piu’ convinto che per riformare veramente l’Italia bisognerebbe sospendere la democrazia per almeno una generazione ed imporre qualcuno veramente cazzuto. L’ideale sarebbe clonare la Thatcher ma anche un Draghi con licenza di uccidere (politcamente parlando) andrebbe bene.

    Nel frattempo prepariamoci a mantenere pure questi, ai quali pronti-via i 5 Stelle hanno concesso pure il culo. Eh ma la lotta contro i vitalizi…

    “A un passo dal crac. Il dg di Atac lancia l’allarme: “Siamo schiacciati dai debiti, c’è gente che lavora 3 ore”
    http://www.huffingtonpost.it/2017/07/27/a-un-passo-dal-crac-il-dg-di-atac-lancia-lallarme-siamo-schi_a_23050368/?utm_hp_ref=it-homepage

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  5. C

    Salvo eccezioni (giusto per evitare rotture di coglioni), i giovani elettori del cinquestelle sono gente scarsamente istruita che spera nel reddito di cittadinanza per poter continuare a non fare un cazzo. Di Mail e Dibba hanno sempre attaccato i provvedimenti “turbolibbberisti” come i voucher e la Fornero. Poi figuriamoci dentro c’è tutto e il contrario di tutto e comunque alla fine decide Grillo, ma non ce li vedo a diventare paladini di un sistema più equo.

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  6. G

    anche i meno giovani…

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  7. j

    Le pensioni vanno riformate in un solo modo ovvero garantendo una pensione minima (minima nel senso che deve essere sopra la soglia di povertà) a tutti e basta. A tutti ovviamente quelli che hanno contribuito attivamente. I contributi devo essere presi come solidali e non come un versamento per la mia di pensione. Quindi la pensione deve essere un egalizzatore reddituale: se sei stato spazzino o megadirettore non cambia nulla avrai X e basta. Se vuoi di piu ti fai una bella integrativa con i tuoi soldi.

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  8. Quella che dice sarebbe l’unica soluzione in grado di rendere digeribile la riforma… una specie di uguaglianza almeno da vecchi, che di fatto renderebbe inutili l’INPS e le distinzioni fra assistenza e previdenza…. ma i giudici della Corte Costituzionale a votare contro le loro pensioni non ce li vedo…

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  9. c

    Niente ha mai vietato niente: basta semplicemente non ricalcolare le pensione per tutti, ma solo al di sopra di certe soglie/parametri. Scelta politica.

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  10. E

    cydella come ha detto dimaio nel suo intervento e pure Rosato,credo.

    Sono curioso di vedere dare il nome alla legge, tipo disegno di legge per ricalcolo totale pensioni Damiano_Brunetta.

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  11. c

    “cydella come ha detto dimaio”… tu hai visto la luce! 😀

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  12. B

    intanto ho letto della ipotesi di andare in pensione con soli 20 anni di contributi versati, con una cifra misera, tipo 650 euro, a crescere poi nel tempo.
    sarebbe il parente stupido (o intelligente) del reddito di cittadinanza.

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  13. E

    calvin
    abbiamo visto i Dell’utri Berlusconiani come concepivano il “sistema piu equo” ; purtroppo non si è avverato….. 7 anni a uno e 2,4 all’altro.Ma ha ancora 3 processi, la speranza è l’ultima a morire.

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  14. C

    Ciao Eros, bentornato! Non ci siamo intesi sul significato di equo, mi spiego con un esempio:

    quanti contributi hai versato? (non “quanti anni hai lavorato?”, intendo proprio “quanti soldi hai versato all’INPS?”)
    quando sei andato in pensione? (anno)
    quanti anni hai adesso?

    Con queste tre informaizoni riesco a calcolare la pensione a cui avresti diritto in regime di contributivo, poi la paragoni con quello che prendi e ci dici se il sistema è “equo” o meno.

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  15. Aggiungo alla discussione il particolare caso di alcuni come mio padre che come lavoratore dello spettacolo svolgeva più lavori con più contributi versati quindi (contributi effettivi, mica teoria…). Andato in pensione però l’Enpals era stato ormai fagocitato dall’INPS che ha deciso che ad ognuno di quella categoria spettasse solo la pensione (contributiva, ovviamente) più alta tra tutte quelle conseguite, senza cumulo. 5 anni di ricorsi, con le varie corti a rimbalzarsi competenze e giurisdizioni, finché non si è risolto nulla.
    Su situazioni come questa però nè sgrammaticati politici populisti nè grassi giudici della Corte Costituzionale hanno un cazzo da dire. Ma nemmeno Eros mi pare…

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  16. E

    E neanche Meno Uno………..

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