Licenziati da quello che ha sbagliato

Oscar Eleni felice di passare la povera estate a Milano, fra universitari che cercano col rugby, al Giuriati, una via d’uscita dalla schifosa teoria che licenziare è bello, fra volontari che cercano di salvare le api nascoste in città, dopo essere scappate dai pesticidi della campagna, mimetizzato sotto una panchina fatiscente cercando di capire se le alghe dell’Idroscalo sono peggio delle case bianche lasciate degenerare prima e dopo la visita di Papa Bergoglio. Oh Milano, sei davvero così bella come dicono i tanti visitatori fra Duomo, Cenacolo e Brera? Diciamo che, zanzare a parte, una Darsena discarica, parchi lasciati ai bruchi, si trova in giro tanta gente, costretta (per sua fortuna?), a fare estate in città.

E allora perché non sentirsi figli di un Dio maggiore se il Milan e l’Emporio Armani hanno rifatto le loro squadre, rimesso tutto a posto anche se da lontano molto non sembra in ordine? Diciamo che per il nuovo album di figurine rossoneri e biancorossi hanno trovato quasi tutto per chiedere a San Siro e al Forum un grande applauso di benvenuto. Viva i cinesi del Milan, magari anche quelli dell’Inter se riusciranno a non far litigare Spalletti con il becero di turno, con una lista titolari che, al momento, sembra meno ricca di quella rossonera. Viva Giorgio Armani che deve essere davvero un appassionato se ogni anno, da quando la sua truppa guida l’Olimpia, può cambiare il quintetto base, se alla fine delle stagioni dispari, quelle andate male, molte di più rispetto a quelle vincenti, può ricevere a Canossa chi ha guidato la beneamata, ascoltandone l’atto di contrizione. Magari fosse capitato a tanti di poter dire: scusate, ho sbagliato, datemi una seconda, terza possibilità. Certo ancora meglio poter dire ‘ho sbagliato’ e preparare lettere di licenziamento: per gli altri.

Nel sabba dell’ipocrisia, queste feste pagane del mercato, questi campionati giovanili dove si scopre che fra i diciannovenni del basket e i ventenni c’è l’orrido di Bellano, queste feste bugiarde che portano in Kenia, ad esempio, i migliori allievi dell’atletica mondiale. Quasi tutti. Le nazioni sagge hanno già tagliato il cordone e la stessa IAAF ha giustamente deciso che non se ne parlerà più, mostrando quello che lo sport non dovrebbe far vedere: imitazioni, esasperazioni ed esasperazioni nazionalistiche. L’atletica ha bisogno di pazienti maestri che sappiano capire come si sviluppa un talento, senza cercare la prestazione che inganna, senza dove sopportare, come il basket, il tennis, altri sport, i genitori rompiglioni, perché al cronometro non si può dire una bugia o dare la colpa agli altri. Sì, succede, anche in atletica, che se la prendano con gli allenatori, in società, in famiglia, ma non come in altri mondi quelli dove tutti conoscono i colpevoli, ma si guardano bene da ammettere che è colpa soltanto loro se a Cittadella la pallavolo si prende la Egonu, se al volley si sono inventati molto prima il college per far studiare crescere i talenti delle nuove generazioni, i tantissimi che adesso, con questa pantomima sullo ius soli, fra bugiardi per voti da stracciare, si chiederanno perché quando vincono qualcosa per la patria d’adozione ricevono i complimenti da parte di tutti, ma proprio tutti: abbracciati se fanno gol, schiacciano o tirano bene a canestro, lasciati sulla porta se vanno a chiedere un documento d’identità anche soltanto per poter entrare alla mensa scolastica.

Certo nel torbido delle dirette sportive delle ultime due settimane abbiamo solidarizzato con Trezzi e Cova che su Eurosport cercavano di dare un senso ai “mondiali” allievi dell’atletica in Kenia. Li vedevano pure loro quei ragazzini che alla presentazione non rinunciavano all’orecchino, al tatuaggio, alla mimica boltiana, alle recite senza senso anche dopo prestazioni con un senso.

A proposito di Eurosport. Con una mossa geniale hanno lasciato fra le api di Rogoredo i magnifici di SKY. Saranno loro a condividere il talamo televisivo del basket con la RAI. Speriamo che trovino anche per la palla al cesto una coppia arguta e preparata come quella del ciclismo dove Aiello e Magrini rendono davvero tutto un po’ speciale, anche quando le tappe sono da orchite e si sa già come andranno a finire se il tracciato è per velocisti. Passione, competenza, ironia. Non è facile trovare gente di questa qualità. Perdere SKY per qualche dollaro in più è stato un affare? Lo vedremo. Dicono che i legaioli sono tutti contenti perché con 120 mila eurotalleri a testa presi dal gruppo Discovery potranno almeno fare un viaggio verso i paradisi americani dove la vetrina offre poco e niente, ma chissenefrega, tanto, dicono in molti, costeranno certo meno dei migliori italiani che ora sono sul mercato, anche se nella diaspora reggiana (Ricordate i peana per la società che faceva giocare più italiani?) non tutti trovano un posto e non certo per colpa del Frosini, ex azzurro e ora dirigente Grissin Bon, che alla fine della stagione andata molto meno bene del previsto, ha fatto sapere che non soltanto gli stranieri giocano guardando le cifre più dei compagni, ma anche i nostri “ragazzi”, fratelli d’Italia che vivono nell’invidia degli stipendi di quelli che sono andati fuori e non soltanto Gallo e Beli.

Certo alla Virtus Bologna stanno costruendo qualcosa di cui si parlerà davvero tanto se alla fine il magnate Zanetti, aroma Segafredo, strafelice per come Mollema ha fatto saltare il Tour, riunirà i fratelli Gentile ridando una maglia importante, un trampolino all’Alessandro che non ha trovato la luce nello scantinato Panathinaikos, fra le chiese di Gerusalemme. Certo non costerà poco rimetterlo in pista se è vero che i padroni della diligenza Armani devono fare tante operazioni mascherate per transare con tutti i silurati dell’ultimo anno. Da Repesa all’ex capitano. Dicono su giornali specializzati, quelli che hanno la fortuna di trovare cifre ufficiali negate dalla Lega dove la verità fa sempre malissimo agli associati, che nell’ultimo anno per il personale prima squadra l’Emporio ha speso 12 milioni e mezzo. Segui il denaro, dicevano i maestri del giallo.

Ma certo una volta era meglio distribuito, persino quando nell’arena sportiva, al di fuori del balun, erano entrati Berlusconi, Gardini, per combattere la super Virtus, la grande Fortitudo, la splendida Benetton, l’immensa Scavolini, la Caserta che hanno messo ai ferri e fuori dalla serie A, una Stefanel che è stata qualcosa di più del grande sogno di paron Bepi e del guru Boscia Tanjevic che avrebbe dovuto essere ascoltato quando i piccoli Bruto del sistema lo fecero fuori dalla Nazionale anche se quella stella cometa permise a Recalcati di trovare quello che dopo di lui non è più stato possibile neppure sognare. La denuncia di Tanjevic sui vivai depredati, il poco coraggio, era la stessa di micione Charlie, ma se ne sono fregati. Via lui, pensavano i bulli tutto a posto. Gente che meriterebbe una cabina piena di api e alghe. A proposito solidarizziamo con mister Erre per quello che gli stanno facendo a Cantù, veramente tutti dovrebbero farlo per quello che succede nel Cantuki russificato, una situazione che non ha niente a che vedere, speriamo, con i debiti di Caserta, ma che per una Federazione attenta, una Lega non inginocchiata alla corte del potente di turno, dovrebbe comunque essere almeno verificata. Siamo contenti per Betti nuovo manager, ma tristi per l’assessore Rossini che ora andrà a lavorare a Cagliari, bella idea, bel progetto, magari brinderemo anche se dovessero prendere Pancotto al posto dell’allenatore uno e trino per lo scudetto, ultima medaglia olimpica del nostro basket. Certo l’aria sembra pesante, ma è tempo per mostrare chiappe chiare e poi da venerdì, ordini dall’alto, si parlerà soltanto di Nazionale.

Speriamo che vada tutto bene. Certo almeno come tempistica bisogna dire che l’Emporio ha fatto le mosse nei giorni giusti. Goccia d’oro dopo goccia d’argento, anche qualche goccia di nitrato anti verruche, per far sapere ai reduci dell’ultima splendida programmazione, accidenti non direte che non è stata splendida, peccato che in sala macchine ci fosse una strana aria di ammutinamento, che saranno tutti cavalier serventi dei 7 nuovi acquisti a meno che l’ottavo, l’allenatore Pianigiani, non trovi spazio per tutti, anche se in molti ricordano che nello splendore di Siena non trovarono gloria tanti ragazzi del vivaio che proprio l’uomo della Lupa aveva portato ai titoli nazionali, partendo dal cittino Datome, ma era davvero cittino. Confesseremo che anche l’anno scorso, prima del via, vedendo il sorriso di Portaluppi, eravamo convinti che forse qualcosa avevano imparato e la squadra scudetto sembrava rafforzata anche per l’Europa. Certo nessuno immaginava che le falene notturne attirassero più di una sensata vita da professionista. Api non operaie. Tutti fuchi, ma nessun re. Troppe alghe intorno. Disastro. Ma, come ricordava Casalini, riportato fortunatamente in palestra in un campus estivo Armani, quando le cose vanno male meglio ricordare il Meneghin da viaggio che sapeva ridare un sorriso dopo il pianto, una speranza dopo il disastro: e via per una nuova avventura.

Nella speranza che non ci sia sulla lapide della prossima una scritta come quella del cimitero rumeno di Sapanta: ‘Lui amava i giocatori degli altri’. Un’altra cosa amava molto. Sedersi al tavolo di un bar. Accanto al giocatore e all’allenatore di un altro. E sì, perché come dice la Ferrante il futuro è solo la necessità di vivere il passato.

Nella fretta di sfuggire alle alghe ci eravamo dimenticati di augurare buon lavoro a Kim Hughes che Capo d’Orlando ha riportato in Italia. A Milano visse il tormento, ma fu un bel giocatore e una persona amabile, anche nascosto dietro una corazza fasulla.

Gloria per sempre all’Obradovic che vince premi su premi. Come Federer, ogni tanto, diciamo che ha finito la carica, lo hanno fatto gli imitatori che volevano la testa di Bearzot prima del Mondiale spagnolo, ma la rabbia, seppure senza la classe del grande svizzero, il talento sono classe pura. Lui sa davvero dove cercare l’anima di un giocatore, facendo progredire tutti quelli che lavorano con lui e il Datome che confessa ci serve anche da testimone perché molti dicevano che lo aveva prosciugato:” Mi hanno cercato ancora dalla NBA, ma con Obradovic si lavora bene”.

Onore al merito per Maurizio Gherardini, manager dell’anno per i colori del Fenerbahce, vero manager e non ospite delizioso ed elegante per una finale di eurolerga giocata in casa. Da noi non ne avevano bisogno? Sembra di no. Infatti vedete come siamo messi, ehi gente hanno raddoppiato il gettone tivù. Arrivederci nella valle delle Seghe, Che esiste, ma non ci tengono legato nessuno.

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