Chi comprerà la musica?

La decisione della FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana) di adottare anche per gli album (come già avveniva per i singoli) la misurazione degli streaming per comporre la classifica settimanale dei dischi ci ha immalinconito. Pur infatti prevedendo i dovuti pesi e contrappesi da parte dei rilevatori per non influenzare troppo gli esiti rispetto all’acquisto effettivo del disco, la mossa (già adottata in altri Paesi) appare ai nostri occhi come una sorta di ‘resa’ necessaria di un settore che non riesce più a vendere come negli anni d’oro e che vede nelle piattaforme online sostanzialmente un mezzo per far ascoltare le nuove (e vecchie) produzioni nella speranza che poi vengano comprate, o trascininino il pubblico ai concerti. Con tutti i difetti audio della compressione dell’opera per chi non si abbona ai servizi (che stanno a dire il vero crescendo in termini di fatturato, e comunque versano royalties), ma ne gode gratuitamente, abbattendo la qualità sonora di ciò che si ascolta.

Se poi pensiamo che si tratta ormai della normalità per i ragazzi della generazione millennial, ossia quelli che in futuro avranno potere d’acquisto (lavoro permettendo), è facile capire che con l’estinzione di quelle precedenti sparirà anche l’abitudine alla scelta selettiva dolorosa della musica, forzata un tempo dal contenuto del portafoglio e già sostanzialmente minata da anni di digitale e online. E di conseguente abitudine al gratis (o comunque a un abbonamento che ti permette poi di ascoltare tutto, senza patemi particolari). Con il vantaggio sì di poter sentire quanto e dove si vuole, con più libertà, ma penalizzando inevitabilmente la concentrazione e l’approfondimento su una singola opera.

Il nuovo format da classifica è nella sostanza destinato a cambiare il concetto di ‘successo’ in musica, a far prevalere sempre più la popolarità estesa, rispetto a quella basata su una scelta guidata dagli euro a disposizione (pirateria permettendo), inserito in un mercato che deve escogitare tutti i mezzi possibili per movimentare in ogni caso un giro d’affari complesso da innescare. Ecco che da tempo è parallelamente cominciata anche l’era degli in-store tour con autografo e foto in compagnia dell’idolo di turno, e possibilità esclusive legate all’acquisto del disco in promozione. In realtà già ascoltabile (in bassa qualità) senza spendere un euro online.

Perché alla fine, siamo negli anni dei social a tutti costi, e di talent fucine di artisti veri o presunti ancora tutti da scoprire, con il ricordo del salvadanaio che si rompeva per acquistare un LP da ascoltare e riascoltare fino al consumo che si fa sempre più lontano. Insomma tempi diversi a cui ci siamo ormai abituati anche noi, e con la prima nuova classifica FIMI/Gfk che pare abbia fatto fare subito un balzo in avanti ai preferiti di chi ascolta rispetto a quelli di chi compra in modo mirato. Senza voler giudicare i gusti di alcuno (che siano più o meno influenzati…), e consapevoli che il progresso non può essere fermato, a consolarci resta il fatto che proprio il vinile sia oggi un supporto nel mezzo di una nuova giovinezza, vecchio baluardo di chi non si rassegna, rimasto a contrastare l’era inarrestabile della musica liquida.

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2 commenti

  1. Scelta ridicola, che mette l’ascolto occasionale (al di là della gratuità) sullo stesso piano di quello davvero cercato. Tutto con lo scopo di avere classifiche di popolarità mediatica… come hai detto tu, per guadagnare in altri ambiti (televisione, concerti, merchandising) ciò che non si guadagna più con il disco… una buona notizia la riscoperta del vinile anche per dischi nuovi, non per il supporto in sé stesso (anche i nostalgici trovano più comodi cd, download o streaming) ma perché la fisicità del disco è qualcosa che sottolinea l’importanza che il disco ha per noi e chiama attenzione… va anche detto che in passato le case discografiche hanno navigato nell’oro vendendo spazzatura per fan, con sole due o tre tracce decenti, quindi in gran parte si meritano la loro cattiva sorte attuale. Ma questo non c’entra con il disco, che continua ad essere amato da chi ritiene la musica importante e che non è in contraddizione con l’uso di Deezer, Spotify, eccetera.

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  2. m

    Ascoltando certe “produzioni” credo che nel 2017 i primi a dare poca importanza al disco come opera fisica siano le case discografiche stesse.
    Da amante della musica e amante delle innovazioni utilizzo Deezer per praticità ma con poca soddisfazione. L’infilarsi in un negozio di dischi spulciare tra i cd era un’altra cosa per me generazione CD e che già il vinile l’ha visto come un pezzo vintage.

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