La plusvalenza per Donnarumma al Real Madrid

La cessione di Donnarumma, al Real Madrid o a una squadra che magari nemmeno immaginiamo, sarà imposta dalle circostanze (traduzione: limitare i danni) ma di sicuro porterà al Milan una grossa plusvalenza. Perché al di là del discorso Raiola (in arrivo, con tempistica imprecisata, un articolo del Direttore con retroscena esclusivi) la chiave del discorso è tutta qui: il Milan era consapevole di non potersi tenere Donnarumma a vita, semplicemente ha cercato di guadagnare 80 milioni fra un anno o due invece che 25 adesso (cifre a caso ma non troppo).

Ma uscendo dal tema del giorno bisogna dire che ormai tutti gli addetti ai lavori del calcio, per lo meno quelli che conosciamo, parlano di plusvalenze più ancora che di reale valore dei giocatori: che è un concetto relativo, esistendo una classe media diffusa che in certi contesti sembra da Champions League e in altri da LegaPro, come molte storie anche delle attuali nazionali giovanili italiane stanno a testimoniare.

Le plusvalenze sono ormai così entrate nel linguaggio, per non dire nell’ideologia, comune che è anche nato un fantasy game dedicato al calciomercato, Transferchampion, con possibilità per tutti di diventare direttori sportivi e di fare meglio di Mirabelli e Ausilio. Ma se questo è un gioco, la parte seria è che la caccia alle plusvalenze è il riflesso di una Serie A in cui mancano sempre più imprenditori italiani disposti a metterci (e rimetterci) soldi propri, come invece avveniva fino agli anni Novanta. Poi quei soldi in certi casi erano sottratti a realtà produttive o erano finiti, ma alla fine i giocatori venivano pagati sul serio.

La società che ha aperto la strada nel generare ottime plusvalenze è stata l’Udinese della famiglia Pozzo che ottenne anche eccellenti risultati sul campo, l’apice fu il terzo posto con Zaccheroni in panchina, e da cui vennero ceduti a peso d’oro Bierhoff e Helveg al Milan, Amoroso al Parma e Giannichedda alla Lazio. Solo per citarne alcuni… Altra tornata di grandi incassi una decina d’anni dopo con la generazione degli Asamoah, Muntari, Zapata, Isla e soprattutto Alexis Sanchez, venduto al Barcellona per 26 milioni di euro dopo averlo comprato giovanissimo dal Colo Colo per 3 milioni.

La vera erede di quell’Udinese pare essere la Sampdoria guidata da Massimo Ferrero, in grado di ottenere plusvalenze importanti con Soriano, Eder, Obiang e Fernando al contrario dell’ultima fase sotto la guida dei Garrone con un Icardi ceduto frettolosamente all’Inter per soli 13 milioni. Ma a sparigliare le carte, seppur in un club dalle grandi ambizioni come la Roma, potrebbe essere quel Monchi che negli anni al Siviglia, oltre a vincere svariate Europa League, ha ottenuto oltre 270 milioni di euro di plusvalenze coi vari Bacca, Dani Alves, Negredo, Rakitic e Krychowiak.

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