1993, l’anno in cui tutto poteva cambiare

La serie 1993 – Ogni rivoluzione ha un prezzo, finita di guardare poco fa su Sky, ha secondo noi un grandissimo pregio: affronta la politica italiana di quell’epoca di transizione, più simile alla Prima Repubblica che alla Seconda, senza gli schemi del cinema politico e puntando più sui personaggi che sulle storie. I tanti personaggi reali di 1993 (Berlusconi, D’Alema, Di Pietro, Cusani, Miglio, eccetera) sono infatti al tempo stesso attraenti e respingenti, possono dire o fare qualsiasi cosa (come del resto il protagonista, Leonardo Notte) risultando credibili, anche se la parte del leone la fanno quelli semiveri: cioè quelli che sono un misto di persone realmente esistenti, dalla soubrette interpretata da una bravissima Miriam Leone al leghista Pietro Bosco che cerca di stare a galla in tutti modi, passando per l’onorevole democristiano medio e il funzionario del PDS.

Gli sceneggiatori, fra i quali non c’è Stefano Accorsi (che la serie l’ha ideata, oltre a interpretare un credibile Notte) non sempre riescono a evitare le cadute da fiction all’italiana (la giornalista di Mani Pulite che chiede consiglio a Montanelli è una scena di culto, in negativo), ma nel complesso sanno restituire il clima di un periodo stranissimo, in cui singole scelte di singole persone avrebbero cambiato in maniera strutturale la storia del nostro paese. Per dirne una: se Mario Segni, sulla scia del trionfo referendario, fosse diventato il leader di un nuovo movimento di centro-destra Berlusconi avrebbe continuato a usare la politica senza entrarci e l’antiberlusconismo sarebbe rimasto nelle barzellette invece che diventare un programma elettorale. Un buon passo ha anche il racconto di Mani Pulite, coraggiosamente oltre la retorica dei buoni contro i cattivi: tutto era trattabile, anche l’impunità di grandi gruppi e grandi figure dalle indagini in cambio di collaborazione.

Alcuni caratteri più di altri, pensiamo a Cusani, si prestano all’ambiguità, ma in generale il muoversi lungo questo confine è stata finora la buona cifra stilistica di questa serie, che ha seguito 1992, si è chiusa sull’inno di Forza Italia e proseguirà chiaramente con 1994. Al di là della non recitazione di alcuni, dal punto di vista televisivo è stata una boccata d’aria dopo mille prodotti americani, per quanto ben fatti.

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1993, l'anno in cui tutto poteva cambiare, 10.0 out of 10 based on 5 ratings

16 commenti

  1. mancava solo una scena di sesso con Di Pietro, perchè in 1992 e 1993 hanno trombato TUTTI! 😀

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  2. Dal sesso hanno esentato anche Berlusconi…

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  3. L

    Ucronia

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  4. G

    Per me ha un grosso difetto, che si riscontrava anche nella prima. Ed è un difetto non da poco se parliamo di sceneggiatura: ovvero è sempre troppo ex post. I personaggi parlano come se fossero consapevoli di tutta la riflessione a posteriori su quegli anni (che nella prima serie diventava addirittura metalinguistica con la citazione a Pulp Fiction nella scena dell’overdose in macchina). Per non parlare delle concessioni alla moda (di oggi) in fatti di scelte di costumi: un esempio per tutti, la borsa a tracolla. Altro difetto, le frasi da Bignami sugli anni ’90, ovvero gli slogan per spiegare di chi e cosa si sta parlando: si parla di Gardini, ah ‘la maxi tangente Enimont’, compare Miglio e ‘ah l’ideologo della Lega’. Tu lo hai appena spiegato a tuo figlio che non c’era e puf, due secondi dopo lo sceneggiatore lo fa dire a un personaggio. Lo capirei in una fiction Rai, non in una prodotta da Sky. Saluti

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  5. U

    “da una bravissima Miriam Leone”

    Sottoscrivo

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  6. s

    mi associo, e senza nemmeno aver visto una puntata

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  7. C

    Miriam Leone
    a cena a pranzo a colazione

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  8. m

    Mi ha sorpreso in positivo, Accorsi.

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  9. b

    Motivi per vederla:
    1) Curiosità di vedere come ti raccontavano quegli anni
    2) Curiosità di vedere come avrebbero reso alcuni personaggi
    3) Curiosità di vedere la fine che faceva Notte
    4) Ovviamente, la Leone (SPOILER SPOILER SPOILER
    ad occhio, il direttore del giornale non sarà stato l’unico a rivedersi mille volte “quel” video)
    A parte questo, tutto sommato un’altra occasione persa se si pesano i nomi coinvolti, gli impegni di produzione, le peculiarità degli anni raccontati.
    Soprattutto, per alcuni dettagli (belle idee buttate rapidamente in vacca, figure tagliate con l’accetta, sottostorie solo abbozzate, buchi di sceneggiatura, certe inquadrature) fai fatica a pensare che fosse coinvolta direttamente Sky
    SPOILER SPOILER SPOILER
    Ps: Berlusconi non te lo mostrano direttamente in azione, ma quando la Leone entra nella sua stanza showgirl ed esce candidata, insomma, una idea lo sceneggiatore te la butta lì

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  10. Raccolgo i post di Milione e Boemico per ribadire l’occasione persa: una tavanata galattica, che ci muove nostalgia solo perché tratta di vicende da noi conosciute e vissute direttamente, ma in realtà è fatta malissimo per mille errori tecnico-artistici che la tengono anni luce sotto Romanzo Criminale, per citare una serie assimilabile.
    Volevano fare un’operazione stile il Padrino, a cavallo tra romanzo storico e allegoria d’inchiesta, in realtà ne è uscita la classica plastica all’amatriciana.
    Tutta roba da poteva essere e non è stata, eeehhh ma quanto è brava Miriam Leone: in che senso?!…

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  11. U

    Dane
    Nel senso che e brava

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  12. E

    Sì, sì, non lo metto in dubbio……comunque a tarda notte sulle locali ne vanno in onda di ancora più brave, eh?!….

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  13. K

    Sicuri che ci sarà un 1994?
    Notte e la Mainaghi muoiono, Pastore se ne va, Bosco e la Castello trovano la loro strada in politica e la scontatissima chiosa finale che questo Paese non cambierà mai perchè non vuole cambiare.
    Potrebbe anche finire così…

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  14. P

    SPOILER SPOILER SPOILER (cit.)

    Ma ormai è tardi…

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  15. M

    A me la serie è piaciuta. Anzi, è già una prima lettura abbastanza veritiera anche se parziale
    di quello che avvenne in quegli anni. Avvenimenti che in quanto a portata sto rivalutando ora
    e che probabilmente un giorno scevri dall’antiberlusconismo d’accatto verranno studiati con
    più attenzione e precisione. Quindi liberi anche dal berlusconimo e dal “le procure hanno deciso tutto in Italia” etc.
    I personaggi sono tutti più o meno azzeccati ed anzi non si cade nell’errore di far effettuare agli stessi delle inverosimili carambole di cambiamento totale della psicologia, cosa accaduta ad esempio nella seconda serie di Romanzo Criminale.
    Miriam Leone iconica e ficonica.
    Un rimprovero a queste serie così come Gomorra è che spesso tra la prima e la seconda serie passa troppo tempo , intendo dire tra una ripresa e l’altra. E quindi spesso tra la prima serie e la seconda pur nella continuità del racconto ti ritrovi personaggi completamente cambiati dal punto ci vista fisico, tra tutti direi Pastore e Di Pietro.
    Un po’ troppe trombate disseminate qua e la, la tassa-trombata Accorsi ormai è peggio dell’IMU, credo che lui non firmi neanche il copione se non c’è il rischio che non metta incinta qualcuna o qualcuno.
    Nota di colore: fantastici i meme che ritraggono Tea Falco e la relativa trascrizione di ciò che dice e relativa incompresibile pronunucia; unico personaggio debole della serie.
    Azzeccatissimo il personaggio Berlusca, molto più etereo e lontano dalla “carnalità” che gli è propria e con la quale giustamente è stato spesso dipinto; ed ancora più fastidioso l’atteggiamento di supponenza con cui la sinistra accoglie la discesa in campo. Per questo quando mi danno del comunista mi incazzo e non poco.

    Frase di riferimento: ” “Vincere non è così bello quanto è brutto perdere”

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  16. E

    Se il paragone lo facciamo con la media delle serie italiane, 1993 è hors categorie. Se invece il paragone è con il meglio delle produzioni angloamericane, allora non ci siamo proprio e i motivi sono quelli che hanno già scritto benissimo Boemico, Dandy e Milione. Gomorra resta dieci spanne sopra, l’unica serie italiana che si rivolga a spettatori culturalmente adulti.

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