Attenzione a Gallinari

Oscar Eleni dal monolocale al quinto piano nel condominio della città cinese di Chongqing dove la sveglia viene data dal passaggio della metropolitana al piano di sopra. Eh sì, in quella città meridionale della Cina, un “paesino” per 32 milioni di persone, hanno deciso che il trenino della linea due doveva passare e fermarsi alla stazione di Liziba, fra il sesto e il settimo piano della casa non tanto popolare. Abbiamo scelto questi vagoni bianchi e rossi come sede per un dibattito che ci permetta di capire l’incomprensibile. Non stiamo parlando soltanto del closing nell’affare fra i cinesi misteriosi e il Milan calcio. Su quelle carrozze qualcuno ci spiegherà la caduta e la rinascita dello sci italiano che ha reagito mentre si faceva il funerale del Mondiale. Altri, con molta pazienza, proveranno ad illuminarci su questo accordo fra Lega e Federbasket per rimandare di un anno quello che si rimanda da anni mentre il caso Sosa-Caserta riapre il contenzioso su chi controlla cosa, anche le parole mai leggere fra chi se ne va e chi resta.

Ieri la Lega legaiola si è goduta il sole presidenziale, spuntando la proroga per tenersi i sette stranieri, nella speranza che il recupero di città storiche per il basket allarghi anche un campionato che i missionari del nuovo gioco, loro lo chiamano un altro sport, faranno bene a lasciare nella fortezza Bastiano dove c’è stato il matrimonio morganatico SKY-RAI. Lasciate perdere con la produzione in proprio. Non fate come tanti editori di giornali convinti che si possa vendere molto anche senza utilizzare giornalisti, premiando la qualità e non la sete di porcherie avariate, vendute, come un tempo, per poter incartare la verdura il giorno dopo, ma quell’inchiostro antipatico che stanno usando fa godere soltanto quelli impegnati a dimostrare il falso: il cartaceo è alla fine. Un certo cartaceo. Chi lo difende e lo ha difeso non la pensa, fortunatamente, allo stesso modo. Dopo la rielezione con giubileo pensavamo che Gianni Petrucci volesse lasciare una traccia profonda sul pontificato a spicchi. Questo prendere tempo, nel ping pong orchestrato in salsa rosa, ci sta deludendo. Siamo al liberi tutti per colpa di tutti. Dell’associazione giocatori, di quella allenatori, dei dirigenti, del basket in generale, giornalisti compresi, si capisce. Ognuno in difesa dell’orto appena strappato allo smog delle sconfitte internazionali. Serviva la grande riforma per ridare forza ai vivai, per dare un senso alla parola insegnamento, decoro, per riprendersi qualcosa che ora è soltanto nelle mani dei mercanti, certo come succede agli stati, un mondo dove per facilitare l’insegnamento si passa alle macchine e si schiacciano i ragazzini.

Dal metrò di una città grande come l’Italia del Nord si nota meno questo dondolio delle anime colte del nostro basket che cerca risorse e ora, dopo aver saputo che anche la FIBA alzerà i premi per le partecipanti alle sue coppe, un milione, dicono, se vinci la loro Champions, vedremo come si distribuiranno nella crudele Europa le nostre società che non sapendo più trovare mecenati hanno bisogno di viagra alternativo, considerando che vivere sugli incassi in palazzi fatiscenti è impossibile. Dalla linea due di Chongqing, nella Cina che comincia a cacciare allenatori, l’ultimo è il campione del mondo di simpatia Ciro Ferrara, si riesce anche a discutere dello zamparinismo: cambia allenatore appena puoi, conviene sempre. Lo dici a Cantù, lo ripeti a Varese e ti danno ragione. Magari anche a Leicester. Inutile stare a litigare. Certo i fatti, molto spesso, dicono che certi allenatori sanno arrivare meglio di altri al cuore di giocatori che, forse, avevano bisogno soltanto di chiarezza nella loro malafede. Ora scoprire le qualità di Recalcati o di Attilio Caja, primattori sulla scena anche se per strade differenti, sembra banale. Sanno graffiare, ma sembra sempre che lo facciano mostrando un guanto di velluto. Più Charlie di Artiglio. Siamo felici per due società che hanno fatto storia e non meritavano di andare all’inferno.

Ora nel fuoco restano soltanto Pesaro e Cremona e nel nostro solito “ vedo stravedo” potrebbe anche capitare che a pagare per tutti sia la bella Pisaurum. Certo qui la storia del cambio allenatore punirà comunque una delle due. Restammo di sale quando diedero il benservito a Pancotto in quel di Cremona. Non capiremo mai perché Bucchi ha lasciato la nave pesarese che andava verso gli scogli. Non ci convince la tesi che la “dolorosa” scelta è stata presa soltanto per una lite con Ario Costa il buono, uno di cuore, senza bisogno di essere geniale, che, per strane scelte, potrebbe diventare uomo macchina nella Milano dove in molti si aspettavano di veder ripagato Bucchi per lo sgarbo nei giorni della restaurazione di facciata, lasciando ragnatele all’interno. Ci ha commosso la storia di Leka, ex idolo del basket albanese, adottato da una città a cui ora cerca di dare la salvezza, nella speranza di arrivare almeno alla pari con Cremona per l’autodafè della venticinquesima giornata.

Pagelle oltre il finestrino del metrò cinese vergognandoci di dover parlare di certi personaggi, giocatori, soprattutto, che sembrano davvero adatti ad essere i protagonisti del famoso Killer rabbit, assassini di conigli, portato in scena dai Monty Python, termine che un famoso giornalista inglese usava con disprezzo per un centravanti che non sopportava. Ne abbiamo visti anche noi in questa giornata dove Milano ha fatto entrare nella ruota, lo farà esordire a Pistoia, il Tarcisio Tarczewski che arriva in Italia in un momento in cui essere di origini polacche aiuta, dopo l’esito della Sanremo. Era giusto puntellare il centro, certo per l’Europa. Qui sembra bastare ed avanzare anche quello che c’è, quello che resiste alle maledizioni di chi non vuole un epilogo scontato nel basket come nel calcio. Di chi fa come il Comune di Milano che davanti al progetto della federatletica sull’Arena di Milano tace, senza vergognarsi se qualcuno gioca a rimpiatrtino con l’idea di una Olimpiade da fare nel 2028 se a vincere per il 2024 fosse Los Angeles. Bugie con gambe cortissime. Cominciate adesso a vedere come si presenta una città dal respiro europeo anche nello sport. Non nascondetevi dietro le Stramilano o i nuovi stadi per il nuovi padroni senza radici.

10 A Irina Gerasimenko, presidentessa di Cantù, se riuscirà a far parlare, soltanto attraverso un telefonino, la squadra e l’allenatore con il marito confinato in un paradiso lontano dalla Brianza più o meno alcoolica. Quando lo faceva di persona sappiamo come sono andate le cose, anche se siamo convinti che Recalcati troverebbe un posto giusto anche per il padrone che pensa di saper giocare.

9 A Mike D’ANTONI che ha superato le 500 vittorie nella NBA. Ci basta, anche se lui sogna di andare nel cuore delle sfide decisive quando nella NBA si entrerà nel reattore dei playoff dove tutto cambia, tutto si crea o si distrugge.

8 A Marques GREEN perché ci lascia sempre sbalorditi. Quando sembra alla frutta rinasce, quando appare stanco lo vedi cambiare maglia come un Avenger. Esistono tipi del genere, gente che rende se capisce che gli altri gli vogliono bene.

7 A BRINDISI con Samuel e Sacchetti, se riuscirà a tenersi un ottavo posto che potrebbe contendersi fino alla fine con Torino, Pistoia e, per sua sfortuna, la Cantù di Recalcati. Al momento sembra l’unico motivo per seguire un campionato che nel vedo stravedo dovrebbe finire così: prima con lunghezze Milano, Venezia meno 12, Avellino meno 14 come Capo d’Orlando e le Aquile di Trento che sono tornate bellissime, Sassari meno 18 come Reggio Emilia dove soltanto Della Valle non è fra i pentiti.

6 A D. JOHNSON di Varese e al MARBLE di Trento che per strade diverse hanno ridato un senso ai sogni di società che restano comunque distanti per troppe cose.

5 A Santi PUGLISI perché nella bella trasmissione di Gresta, sulla televisione di San Marino, ci ha fatto venire nostalgia dei tempi in cui riuscivamo a perdonargli persino la crudeltà verso gli uccellini perché il suo lavoro lo faceva davvero bene. Magari a Pesaro tornasse uno come lui. Magari altre società puntassero sui “rottamati” senza colpa che ancora cantano ‘Addio basket bello che ci hai cacciato’, ma che non riusciamo a dimenticare.

4 Alle LEGHE di A1 e A2 se faranno le belle lavanderine soltanto a parole, se si metteranno a litigare, sono meglio io, no io, se dimenticheranno che al centro devono stare le società virtuose senza piccoli boss alla ricerca della ribalta, senza le catene di un potere televisivo che non deve dissacrare il rito delle partite più dei nani e delle ballerine.

3 Al Danilo GALLINARI che si assenta dal campo quasi più di Bargnani. Per il Mago ci rassegneremo e farebbe bene a farlo anche Messina, certo sono tanti i casi che dovrà verificare guardando in faccia le belle gioie, ma sul Gallo che per la festa del papà ha fatto sapere a Vittorio di considerarlo meno forte, ma forse non meno bravo, servirebbe un monitoraggio attento come quello su Hackett, non diciamo Gentile perché c’è un lettore disattento di questa rubrica che si è convinto di non vedere un caso nella solitudine dell’ex capitan Spaventa di Armani.

2 A BRESCIA perché dopo la bellissima cavalcata fra i sogni ora sembra tornata fin troppo normale. Certo una neopromossa ha di queste sofferenze, deve digerire troppe cose. Basta che lo faccia senza bisogno di cercare un colpevole.

1 A Joseph BLAIR se si dovesse scoprire che non ha educato tanto bene il Kaleb Tarczewski che esordirà con Milano sul campo di Pistoia. Per adesso sembra che il nuovo arrivo abbia svegliato almeno l’orgoglio di Raduljica convincendo Repesa a tenerlo in campo più del solito, perché fra i perplessi verso Gelsomino ci sono tanti che non capiscono questi minutaggi e cambi punitivi anche se è comico pensare alla depressioni in chi fa di tutto per essere depresso.

0 A Gianni PETRUCCI che per quieto vivere, per non creare tensioni con quelli che la piaggeria critica considera i padroncini, rimanda una riforma di cui sentiamo tutti la necessità: ripartire dalla base, sul serio, soffrire nel lavoro e poi pensare in grande.

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