Il Team USA che ci farà neri

Durant, Thompson, Green, Anthony, Lowry, Cousins, George, De Rozan, Butler, Irving, Barnes, Jordan. L’ufficializzazione dei 12 nomi della nazionale americana di pallacanestro che vincerà l’oro ai Giochi di Rio ci ha fatto venire in mente una recente discussione sul rugby, per le quote razziali riguardanti gli Springboks: l’obbiettivo della federazione sudafricana è arrivare al 60% di cosiddetti ‘Black African’ o ‘Generic black’ (parole loro) per rispecchiare la composizione razziale del paese e quindi permettere una maggiore identificazione nella nazionale a prescindere dalla propria razza, qualsiasi cosa voglia dire razza (in realtà è chiaro). Al momento, guardando le tribune durante le partite casalinghe degli Springboks, l’obbiettivo dell’identificazione è ancora lontano mentre lungo il cammino la squadra sta peggiorando di livello perché, nella media, esistono molti più giocatori forti nella minoranza (13% della popolazione) bianca. Ma venendo a Team USA, in realtà la prima cosa che si nota non è la razza (undici e mezzo neri) ma che in una squadra della madonna, completa, versatile e con gente ancora affamata, mancano 7 dei primi migliori 10 giocatori e tutti e quattro i primi quattro. Rimarranno a casa, quasi tutti per scelta, l’MVP Curry, il secondo classificato Leonard, il terzo LBJ, il quarto Westbrook, il sesto Paul, l’ottavo Lillard e il nono Harden. Di cosa stiamo quindi a discutere, restringendo il discorso alla pallacanestro? Allargandolo, invece, è evidente che il marketing NBA avrebbe bisogno, in considerazione del fatto che a occhio (la NBA non fornisce dati ufficiali di questo tipo) il 90% dei suoi spettatori nelle arene (moltissimo meno davanti alla tivù, dove secondo la Nielsen si scende ai confini del 60 unendo bianchi ed ispanici) è bianco, di almeno qualche stella con lo stesso colore della pelle. È anche per questo che molti giocatori europei sono sopravvalutati (e per questo detestati dai neri americani), con una pelle più ambrata Bargnani non sarebbe mai stato prima scelta assoluta e dieci anni nella lega. Cosa stiamo cercando faticosamente di dire? Che legare lo sport, cioè quanto di più meritocratico esista, alla razza è una follia prescindere dalle buone intenzioni. E che quei loschi affaristi degli americani, la NBA che sarebbe tutto un circo, gli USA che si ingozzano di hotdog e votano Trump (anticipiamo il romanzo che Franzen scriverà fra dieci anni, pensando ai riferimenti che fa ai tifosi, in particolare di football), avrebbero avuto tutte le convenienze commerciali del caso a convocare nei 12 Hayward o Plumlee, che nel listone di Colangelo e Coach K. c’erano (come Love, che però si è chiamato fuori) e che come giocatori di complemento non avrebbero certo sfigurato. Però non l’hanno fatto, dimostrandosi migliori. Migliori. Non ci viene in mente un altro termine, in attesa di leggere una buona analisi sul razzismo da parte degli africani e, tema senz’altro più esplosivo, degli afroamericani.

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4 commenti

  1. R

    Il 90% degli spettatori NBA è bianco ? Da dove viene questo dato ? Avrei pensato che i wasp usa fossero piu’ clientela NFL o NHL… ma allora il brotha del getto che sport si guarda ?

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  2. Bisogna distinguere fra il pubblico pagante, e pagante non poco, da quello genericamente interessato alla NBA o che ha la NBA come riferimento culturale. Nel primo caso l’osservazione personale (di mio sono stato a a NY, Denver, Miami, Orlando, Phoenix, LA e Boston) dice che il 90% di non black (mettendo insieme bianchi e ispanici, chiaramente) è quasi una stima per difetto. Nel secondo per forza di cose servono sondaggi e rilevazioni: la Nielsen dice che i black, che nelle arene sono ben presenti (con tendenza all’aumento) ma in proporzioni simili ai loro numeri negli USA, rappresentano invece ben il 31% degli NBA fans generici. Traduzione: il potere d’acquisto è mediamente più basso rispetto ai bianchi, ma la passione è più diffusa sul territorio. Come la Juventus, se vogliamo.

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  3. M

    Appunto, basare le convocazioni sul
    Colore della pelle e non sulla bravura è molto oltre la cagata pazzesca. Poi per molti punti di vista l’integrazione razziale negli USA è cento volte avanti rispetto al Sudafrica quindi questo problema non se lo pongono neppure (almeno nello sport).
    Mi sembra invece altina la percentuale del 90% di bianchi…

    Ps: direttore nel passaggio su Bargnani solo io vedo il buon vecchio “Se Bird fosse stato nero sarebbe stato considerato un giocatore “normale di (mi sembra ) rodmaniana memoria?

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  4. Ma no, Bird lasciamolo stare! Però un Milicic o un Morrison neri non me li ricordo, se non per infortuni. E fuori da ogni draft rimangono almeno 30 guardie come Belinelli, senza con questo dire che Belinelli non sia stato eroico nel resistere a tutto e ritagliarsi un suo spazio: i soldi nella NBA mica li regalano, solo che non si tratta soltanto di pallacanestro.

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