Muhammad Ali e la versione di Gianni Minà

In ogni sport è difficilissimo stilare classifiche sui più grandi di ogni tempo. Nella boxe è poi strutturalmente impossibile, considerando la molteplicità di organizzazioni e anche il caos al loro interno, senza la possibilità di rimpiangere un passato felice visto che le modalità per arrivare a un titolo mondiale sono sempre state vaghe anche quando c’era un’unica sigla. Questo non toglie che ‘The Greatest’ sia indiscutibilmente Cassius Clay-Muhammad Ali, per motivi sia sportivi che di pura popolarità. Dal 1960, cioè dall’oro nei mediomassimi ai Giochi di Roma, fino all’ultimo tentativo mondiale con Holmes (1980), lui è stato più grande del suo stesso sport e lo ha traghettato dall’era delle grandi arene a quella televisiva dei match-evento, che dura ancora oggi e non conosce crisi, anche senza prendere come esempio le vette finanziarie di Mayweather-Pacquiao. Come tutti sanno, Gianni Minà è stato di Ali più grande cantore in Italia. Dove cantore non sta per leccapiedi, leggendo con attenzione l’interessante raccolta di suoi articoli nel libro Il mio Ali, editata da Rizzoli-Rai Eri.

Per le varie testate con cui ha ha collaborato (Corriere dello Sport, Repubblica, Rai e altre) Minà ha cercato di raccontare Ali al di là dell’evento sportivo ed in questo è stato facilitato dall’epoca in cui ha iniziato a farlo: il 1970, quando Ali rientrò dalla squalifica di tre anni in seguito al suo rifiuto di arruolarsi nell’esercito (erano gli anni del Vietnam, non che ce lo avrebbero mandato ma il suo fu comunque un grande gesto simbolico) e nella sua strada per tornare campione del mondo incrociò una generazione di pugili di livello pazzesco: più dei campioni come Frazier, Foreman e Holmes impressionano i comprimari: Floyd Patterson (che campione lo era stato), Ken ‘Mandingo’ Norton, le speranze bianche Oscar Bonavena e Jerry Quarry… Il fatto di essere stati scritti all’epoca impedisce a questi articoli di schiacciare il tasto della nostalgia, ma non di proporre un’analisi della società e del mondo sportivo praticamente in diretta. In questo senso Clay-Ali è stato il primo personaggio dello sport con un fortissimo impatto politico ed il fatto che la sua scelta, la conversione all’Islam, con i Musulmani Neri prima di Malcolm X e poi di Elijah Muhammad, sia stata discutibile e senz’altro razzista (anzi, autorazzista: Ali teorizzava l’esistenza di città, all’interno della stessa America, soltanto per musulmani neri), poco cambia in senso storico. Ali è stato il primo a non farsi trattare come un burattino, o comunque il primo a scegliere da chi farsi strumentalizzare.

Gli articoli di Minà, pur velati dall’ammirazione prima e dall’amicizia poi, sono tutt’altro che cortigiani: anzi, la descrizione del mondo intorno al campione è dettagliatissima e impietosa. Amici senza arte né parte, mogli, amiche, avvocati, ideologi del movimento, improvvisati consiglieri spirituali e finanziari, uno stuolo di assistenti senza un compito. Lo stesso Ali pur disprezzando lo showbusiness viene raccontato come uno che lo cavalcava, avendone capito i meccanismi. Con tutta questa gente da mantenere è facile spiegare perché abbia dovuto combattere fino a quasi 40 anni, ‘ringraziando’ per la sua malattia soprattutto gli ultimi match con Holmes e Berbick. Si salva soltanto Angelo Dundee, il grandissimo allenatore che di Ali sapeva tutto e che avrebbe collaborato anche con Leonard e Foreman… Minà parla anche senza problemi dell’operazione che portò nel 1964 a sostituire praticamente a tavolino, come campione del mondo dei massimi, l’incontrollabile Sonny Liston con il più telegenico Clay: operazione compiuta sopra la testa di Clay, ma di cui comunque lui fu il primo beneficiario.

Rino Tommasi, testimone privilegiato (da organizzatore e da giornalista) di quell’epoca d’oro della boxe, in passato ha imputato a Minà l’eccessiva vicinanza ai soggetti dei suoi articoli e probabilmente anche in questo caso la critica è fondata: ma la grandezza e la trasversalità di Ali sono tali che non è possibile rimanergli indifferenti. Essendo il libro una raccolta di articoli le ripetizioni non mancano, almeno una decina di volte viene spiegata la tattica del rope-a-dope, ma la freschezza dei pezzi scritti sul posto e al momento supera i decenni e vince su rimasticature magari più meditate. Stonano la prefazione di Mina (senza accento, è la cantante) ed i continui riferimenti a grandi personaggi, da Garcia Marquez a De Niro, tanto per far vedere che li si conosce: ma sono le consuete tasse da pagare a un giornalista che nella sua carriera ha avuto sia l’opportunità che le capacità per comprendere gli eventi a cui stava assistendo e collocarli in un contesto storico.

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Muhammad Ali e la versione di Gianni Minà, 8.7 out of 10 based on 10 ratings

40 commenti

  1. Direttore, io adesso leggo perchè non voglio passare per hater. Ma solo perchè le voglio bene, perchè gia leggere “Minà” nel titolo mi causa strani eritemi sulla pelle…

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  2. C

    A me sulle palle. Maledetta orchite.

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  3. Ok, Direttore, mi ha quasi convinto, finito i suoi Paninari maagri lo compro. Mi intriga soprattutto per quel “Come tutti sanno, Gianni Minà è stato di Ali più grande cantore in Italia. Dove cantore non sta per leccapiedi”, perchè in effetti sarebbe una notizia.
    Mi resta il dubbio per quel “Stonano (…) i continui riferimenti a grandi personaggi, da Garcia Marquez a De Niro, tanto per far vedere che li si conosce”, ma è un mio problema gastrico alle letture di quel pusillanime di Minà……

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  4. I

    e nessun accenno a fidel, altro grande amore di gianni minà?

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  5. m

    Unico sport che abbia rivaleggiato col calcio prima di Doctor J-Magic-Jabbar-Bird. Clay epocale non meno di Jordan. Poi è arrivato McCaw, gli storici peseranno.

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  6. c

    Mi pare ti scordi del ciclismo però.

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  7. Non ci sono biciclette nel suo giardino, quindi il ciclismo non esiste…

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  8. La “noble art” se non erro
    Su Mina pesano in un senso o nell’altro le storture ideologiche di cui è impregnato
    Mi pare di leggere nel direttore un accenno al valutarlo solo come scrittore e giornalista senza appunto pesarne la componente ideologica e di leggerne un endorsement

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  9. m

    Un endorsement legittimo. Pasoliniano. Sicuramente un giornalista.

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  10. Ed ecco la trollata antirugbista, in fondo era già due gironi che mancava, eh ma i complessi di superiorità dei rugbisti.
    McCaw che sta nella storia dello sport più di quanto Luca Carboni stia in quella della musica, non foss’altro perchè è conosciuto anche fuori dalla propria provincia di nascita. Poi parliamo di McCaw ovviamente, mica di Gareth o Lomu.
    La troiata più bella però è quella del “unico sport che abbia rivaleggiato col calcio”, da lacrime agli occhi……

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  11. e

    “un giornalista che nella sua carriera ha avuto sia l’opportunità che le capacità per comprendere gli eventi a cui stava assistendo e collocarli in un contesto storico”

    mi permetto sommessamente (ma molto sommessamente) di perplimere un po’…

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  12. m

    Cecco, il ciclismo era terzo. Per niente male.

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  13. c

    Forse è stato anche primo. E lo dico da non appassionato.

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  14. Cecco, la smetti di trollare?! Se ti dice terzo, terzo è! Su!
    E adesso non metterti a sfruculiare sul fatto che prima ha scritto “unico con” (quindi uno e un altro, totale due, stop! E sti cazzi dei terzi…) e poi parla di “terzo niente male”….

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  15. Oh Dio, il terzo! Sangue, lacrimo sangue!!!!!!!!!……..aiutatelo, qualcuno gli dica che la storia dello sport non comincia con l’Heysel!….. 😀

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  16. m

    Sì Cecco, prima di Clay stava nei due.

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  17. Ennesimo triplo-axel, meglio di Katarina Witt ma che mal di testa………

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  18. L

    Marcopress
    Cecco non ha tuttissimi i torti a chiederti di ben ponderare l’ordine del podio
    Pero a Cecco dico che se lo valutiamo per l’Italia ha sicuramente ragione e anche per qualche altra nazione europea (penso a Francia Belgio e Svizzera) ma in un discorso mondiale?

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  19. Siamo al Coeficiente di Diffusione Mondiale?!
    Idem. Mai sentito parlare della Specialità Madison?! E di Herne Hill?!…

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  20. m

    Leonto, parlo appunto di valutazione mondiale, di diffusione tivvù, eccetera. Elementi che contribuiscono alle emozioni. Cosa sarebbe stato Bill Russell nella nostra anima lo avessimo visto? Quando abbiamo visto Bird e Magic abbiamo capito.

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  21. c

    Leonto, in effetti pensavo all’Italia. Non hai tutti i torti a porti il dubbio, forse addirittura nessuno.

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  22. C

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  23. Vuoi vedere che dopo De Gregori……

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  24. Cecco
    E tu non hai nessun torto a fare quella puntualizzazione a Marcopress.
    In Italia l’aura del ciclismo resta sempre avvolta in un mito (talvolta latente)
    L’unico sport che può ammazzare il calcio (nell’accettazione generale salvo sparutissime tracce di pasdaran)tuttora .
    Ma direi che Gianni Mina può tornare doverosamente sul proscenio , plaudendo a Italo che ne subdora la non obiettiva visione del “paradiso ” cubano ma anche che credo fu l’unico giornalista calciato a calci in culo dall’argentina nel 1978 durante i mondiali per aver analizzato da vicino il loro miracolo economico….

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  25. b

    Detto che
    – non ho letto il libro
    – non apprezzo i modi di Minà e condivido le critiche alla sua eccessiva vicinanza ad alcuni miti (ovviamente solo a quelli che gli piacciono)
    credo che procederò comunque ad acquistarlo, e di questo Minà dovrebbe ringraziare la recensione del direttore.
    Che mi ha convinto perchè lucida il valore degli articoli d’epoca (quindi senza i filtri della rilettura postuma) e perchè tratta un aspetto – la vicinanza al Campione di turno di personaggi anche farseschi – che rivela la debolezza intrinseca dei personaggi sportivi anche più importanti, come Alì.
    Un aspetto che nemmeno il grande Tommasi ha decentemente trattato nelle sue opere su Alì, e che invece a me incuriosisce molto.

    Marcopress, “Clay epocale non meno di Jordan”.
    Il paragone è interessante, entrambi hanno portato i rispettivi sport su livelli di popolarità e diffusione diversi da come li avevano conosciuti.
    Ma sottovaluti un aspetto, cioè che Jordan è stato il più grande di tutti i tempi, e la sua grandezza ha aiutato non poco il progetto di ampliamento di una organizzazione (NBA) che lo sosteneva.
    Alì, invece, ha trascinato di peso la boxe in un’altra era solo con la forza della sua personalità, pur senza essere il più grande boxeur della storia.

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  26. m

    Non lo sottovaluto, condivido. Alì tra i principali personaggi, non solo sportivi, di ogni tempo, indipendentemente dai pugni.

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  27. K

    “Clay epocale non meno di Jordan”

    No, dai, ditemi che è una battuta…

    Con tutta l’immensa ammirazione di questo mondo per Jordan i due non sono minimamente paragonabili; Alì sta nei libri di storia e Jordan sta negli almanacchi sportivi, Alì è la speranza in un mondo diverso, Jordan “solamente” un’icona sportiva, Alì ha toccato un immaginario collettivo che Jordan con il pompaggio mediatico della Nike non è riuscito nemmeno a sfiorare. Jordan è il basket, Alì è ANCHE pugilato.

    “Cosa sarebbe stato Bill Russell nella nostra anima lo avessimo visto?”
    Vabbè dai, non ti lamentare, hai potuto goderti LBJ…

    (E Jim Mc Daniels, capitan Bettarini e Charlie Smith che per i parametri italiani tanto schifo non facevano, anzi…)

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  28. L

    Cassius Clay (Ali) non è stato sicuramente il pugile (pesi massini) più forte di tutti i tempi, ma a tutti sembra che lo sia stato : il (suo) miracolo è questo ….

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  29. m

    Ok, è stato solo Jordan, praticamente uno sfigato. Al netto che “non meno” vuol dire appunto “non meno”, sì Krug, hai ragione.

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  30. K

    Dai scribacchino ce la puoi fare anche tu.

    Jordan è stata un’immensa icona sportiva.

    Alì è andato ben oltre.

    Questo non significa che Jordan è stato uno sfigato ma che semplicemente Alì è andato oltre alla dimensione sportiva: quindi (per me) il “non meno” non ci sta proprio, diventa anzi “ben più”,, senza per questo voler sminuire uno sportivo eccelso come MJ.

    Se ci son problemi di comprensione te lo scrivo in marilenghe, basta chiedere…

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  31. La critica di Tommasi, che addirittura in un suo libro teorizza la pericolosità delle interviste (per averle in esclusiva quasi sempre, più o meno consapevolmente, si fa uscire l’intervistato come un gigante), a Minà è fondata. Ma paradossalmente proprio con il personaggio più grande di tutti (con tutto il rispetto per Mick Jagger, Mennea, Sergio Leone, Toquinho, eccetera) Minà riesce a dare un quadro onesto di ciò che gli sta intorno, pur essendone innamorato. Parentesi: nel libro mancano articoli su Kinshasa, non essendo Minà stato inviato sul posto, ma se ne sono letti così tanti…

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  32. m

    Krug con problemi di insicurezza. Vai tranquillo che per una volta ne hai scritta qualcuna giusta.

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  33. b

    Mi intrometto.
    Jordan non è stato “solo” un’icona sportiva, perchè il logo “Jumpman” (la immagine stilizzata di lui che schiaccia a gambe aperte) sta accanto a quella di McDonald’s nella mondializzazione del consumismo.
    Quindi, la portata storica ed extrasportiva di his airness c’è, ovviamente non paragonabile – per i valori portati – a quella di Alì, ma c’è.
    Piuttosto, la differenza più importante sta, oltre al citato “contesto” (che Jordan ha sfruttato, mentre Alì lo ha creato), nella consapevolezza del proprio ruolo che i due hanno avuto.
    Il 23 ha pensato solo a vincere e promuovere le sue scarpe, del contesto “politico” e sportivo ci ha capito poco.
    Alì, invece, ha compreso da solo (e questa è la cosa per me più incredibile) che la boxe aveva bisogno del suo carisma per entrare in un mondo nuovo, e che i giornalisti sarebbero stati un formidabile e comodissimo veicolo per promuovere se stesso ed il suo sport.
    Li ha rapiti con le storielle, li ha storditi con le parole e se li è portati dalla sua parte con facilità irrisoria, aiutato dal fatto che a consolidare l’idea del pugile nero bandito e violento (l’unica concepibile in quel momento storico) ci pensassero ancora i Sonny Liston di turno.
    E lì la boxe ha conosciuto la sue epoca d’oro, non ripetibile e non ripetuta.
    Alì è andato oltre i problemi strutturali di uno sport che non è concepito per essere il più diffuso e popolare.
    E, sia chiaro, nel mondo Alì era Alì ancor prima della renitenza alla leva (che, è bene ricordarlo, ha pagato in prima persona, perdendo gli anni migliori della carriera).
    Solo dopo è entrato anche nei libri di storia, come giustamente tu scrivi (anche se lui si è sempre pensato e rimostrato prima un pugile e poi un’arma politica).
    Detto questo, due personaggi che lévati: avercene…..

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  34. m

    Boemico, tutto corretto. Ci sono però due differenze importanti che secondo me non consentono di costruire il confronto tra uno è stato la Storia, l’altro è stato “solo” la Storia della sport. Intanto le epoche: quella di Alì aveva “politicamente” uno spazio più ampio in cui inserirsi, in sostanza c’erano il Momento e i Contenuti da riempire perché arrivasse uno come lui. Dopo di che Jordan giocava ogni sera, emozioni diluite e non condensate in un univo evento che consentiva ad Alì di caricare la vicenda di enormi attese.

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  35. K

    “Vai tranquillo che per una volta ne hai scritta qualcuna giusta.”
    Infatti per quanto mi riguarda vado tranquillo, mi preoccupi tu che non ne azzecchi una manco per sbaglio….

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  36. K

    “Intanto le epoche: quella di Alì aveva “politicamente” uno spazio più ampio in cui inserirsi”
    Vero: resta il fatto che Jordan non ha mai puntato lo sguardo oltre il campo di basket, Alì sì; certo aveva più spazio, aveva più interesse (anche personale) però poteva anche non farlo o andare in un’altra direzione (parliamo ad esempio del povero Foreman che divenne suo malgrado un’icona “sbagliata” per la sua stessa gente?).

    “Jordan giocava ogni sera, emozioni diluite e non condendate in un univo evento che consentiva ad Alì di caricare la vicenda di enormi attese.”
    Mah alcune imprese sportive di Jordan non sono tanto meno “roboanti” delle imprese sportive di Alì e le emozioni che queste hanno dato non vanno troppo lontane dalle emozioni che seppe dare Alì. Solamente che quelle di Jordan rimangono emozioni sportive (incredibili emozioni sportive prima che mi esci nuovamente di matto), le imprese di Alì assumono significati extrasportivi.

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  37. m

    Sì, quei significati, oltre alla grandezza del personaggio che li costruiva, dipendevano anche dal tipo di evento, unico, che gli dava anche il tempo di farlo.

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  38. “credo fu l’unico giornalista calciato a calci in culo dall’argentina nel 1978 durante i mondiali per aver analizzato da vicino il loro miracolo economico”

    Non dico che hanno fatto bene ma gli fosse arrivato veramente qualche calcio nel culo potrei dire di goderne. Ma quale analisi del miracolo economico (quale?! L’Argentina potenza economica lo è stata solo nella prima metà del XX secolo), un ipocrita (come tutti i comunisti) che sparlava della dittatura argentina perchè dittatura di destra mentre di Cuba va in giro a dire che ha la migliore sanità del mondo.
    Una merda di uomo, come tutte le canaglie che vendono il cervello ad un’ideologia e per questa sono disposti a vendere l’anima al diavolo della mistificazione e della falsità.

    “– non apprezzo i modi di Minà e condivido le critiche alla sua eccessiva vicinanza ad alcuni miti (ovviamente solo a quelli che gli piacciono)”

    Praticamente solo quelli che hanno Che Guevara tatutato sul bicipite o sul polpaccio….

    “Questo non significa che Jordan è stato uno sfigato ma che semplicemente Alì è andato oltre alla dimensione sportiva: quindi (per me) il “non meno” non ci sta proprio, diventa anzi “ben più”,, senza per questo voler sminuire uno sportivo eccelso come MJ.

    Jordan non è stato “solo” un’icona sportiva, perchè il logo “Jumpman” (la immagine stilizzata di lui che schiaccia a gambe aperte) sta accanto a quella di McDonald’s nella mondializzazione del consumismo.
    Quindi, la portata storica ed extrasportiva di his airness c’è, ovviamente non paragonabile – per i valori portati – a quella di Alì, ma c’è.”

    Volendo giocare, si potrebbe dire che Clay sta a Jordan come Jordan sta a Gretzky…..

    p.s.: le Kippah nere con su il Jumpman rosso mi flasharono…

    “La critica di Tommasi, che addirittura in un suo libro teorizza la pericolosità delle interviste (per averle in esclusiva quasi sempre, più o meno consapevolmente, si fa uscire l’intervistato come un gigante), a Minà è fondata”

    Altrochè! In fondo non so cosa abbia scritto su Alì, ma sugli altri lo schema è abbastanza collaudato: scelta del feticcio ideologico, leccata di culo asciuga-ghiandole salivari, indulgenza sentimentale del lusingato intervistato spacciata per amicizia da Minà.

    “Alì, invece, ha compreso da solo (e questa è la cosa per me più incredibile) che la boxe aveva bisogno del suo carisma per entrare in un mondo nuovo, e che i giornalisti sarebbero stati un formidabile e comodissimo veicolo per promuovere se stesso ed il suo sport.”

    Bèh, adesso non facciamone un genio alla Moriarty che ha ordito un gombloddo. Aveva una personalità esuberante che fuoriusciva dal lato meramente sportivo e ciò ha causato tutto quanto state raccontando. Non facciamolo passare però per un progettista a tavolino, perchè altrimenti non sarebbe finito nei guai in cui è sempre finito a causa delle varie corti dei miracoli di cui si è sempre circondato….

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  39. L

    Beh , analisi del miracolo economico Argentino era ironica , visto che spesso di dittature di destra si dice che avevano il pregio di far funzionare l’economia…
    Era comunque un accenno ironico , Miná non era sicuramente li per quello.
    Poi certo per par condicio avrebbe dovuto anche parlar male del compagno Fidel , ciò nondimeno non credo debba essere condannato per quel gesto.
    Sembra quasi che sarebbe stato meglio che non avesse parlato ne dell’argentina ne di Cuba…
    Non mi trova particolarmente d’accordo , onestamente

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  40. Ma infatti, perché avrebbe dovuto condannare le dittature in sè invece di fare l’ipocrita doppiopesista come ha fatto?! In fondo dobbiamo ringraziarlo per averci aperto gli occhi su Videla, e chi se ne frega se poi lecca il culo e fa propaganda ad un criminale del colore giusto come Fidel.
    Meno male che ci sono i baciapile come te a diffondere la pace!

    Ps: Meno Uno, a te ti farei passare un quarto d’ora dentro il Garage Olimpo, coglione!

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