Gli anni di Dražen Petrović

Dražen Petrović è stato il più emozionante giocatore di pallacanestro di tutti i tempi. Valutazione sportiva ma anche generazionale: Dražen è stato infatti per noi fratello maggiore, modello ispiratore, icona dell’epoca migliore nella storia del mondo. Certo è che nessuno al di fuori della NBA ha mai fatto sognare tanti ragazzi europei come è stato capace di fare lui, ben prima dell’approdo in un’America che forse gli ha più tolto che dato.

Ragazzo prodigio nella sua Sebenico, fenomeno di culto al Cibona Zagabria, stella invidiata al Real Madrid, campione che nei Blazers e soprattutto nei Nets ce l’ha fatta contro tutti in un’epoca in cui gli addetti ai lavori della NBA guardavano con diffidenza chiunque non fosse nato negli Stati Uniti. Essendo stato l’ultima stella sportiva della Jugoslavia unita e la prima della Croazia indipendente, è difficile raccontare Dražen soltanto attraverso lo sport anche se chiunque lo abbia conosciuto in profondità riferisce che in privato parlasse quasi sempre di pallacanestro. Assurdo e un po’ infantile quindi trasformarlo in guru o maestro di pensiero, pur avendo lui una grande personalità anche fuori dal campo.

La sua fama non può essere spiegata con i risultati o le statistiche, per quanto eccezionali. C’era qualcosa, nel suo gioco e nella personalità, che trascendeva la pallacanestro e faceva entrare anche lo spettatore occasionale in un’altra dimensione. Le sue non erano partite, ma sfide continue agli avversari e a sé stesso. Finte sempre diverse, tiri da qualsiasi distanza e con qualsiasi marcatura, passaggi impossibili anche solo da pensare, atteggiamenti al confine della provocazione e spesso oltre. Riti appartenenti a una religione universale di cui era il pontefice massimo. Senza paura, mai. Dražen. Lo abbiamo sempre chiamato e sempre lo chiameremo per nome, perché era fratello di milioni di noi come lo è stato del suo fratello vero, Aco.

Dražen nasce fra due generazioni di fenomeni. Troppo giovane per condividere le grandi vittorie anni Settanta di Ćosić, Dalipagić, Kićanović e Delibašić. Di qualche anno troppo vecchio per essere davvero in sintonia con i vari Divac, Kukoč e Radja, con i quali comunque conquisterà tutto il conquistabile. Ricordare adesso la nazionale campione del mondo 1990 mette i brividi, così come fa impressione che questi fenomeni dall’autostima e dall’ego sconfinati fossero soggiogati dalla personalità di Dražen: qualcuno lo invidiava, alcuni lo amavano, altri lo detestavano, ma tutti riconoscevano la sua superiorità spirituale prima ancora che tecnica.

Il web è pieno di filmati con Dražen in campo, fotografie, interviste, statistiche anche partita per partita. Inutile quindi ammassare in un libro, in modalità copia e incolla, ciò che si può trovare ovunque con un click. Molto più appassionante mettere insieme la vita e la carriera del campione, cercando di capire perché abbia lasciato un segno così profondo nell’animo di chi lo ha conosciuto anche soltanto da spettatore. Per questo abbiamo ridotto al minimo indispensabile numeri, tabellini, record e risultati. La sfida era quella di scrivere qualcosa di originale e di vero, addirittura anche di critico e fuori dalla retorica delle celebrazioni, su un ragazzo che ha lasciato un messaggio molto superiore ai trofei alzati e ai canestri.

Per arrivare a questo libro ci siamo affidati alla nostra memoria, alle partite di Dražen viste dal vivo e a tutte le altre in diretta televisiva o dvd. Integrando le nostre impressioni con letture antiche e moderne, scambi di opinioni e storie con altri appassionati, ma soprattutto parlando con chi insieme a Dražen ha vissuto e giocato. Molti gli addetti ai lavori che ci hanno regalato tempo e competenza, ma ne abbiamo messi alcuni su un piano diverso. Per questo nella parte finale ci sono quattro interviste. La prima a Neven Spahija, il migliore amico di Dražen: vicino di casa a Sebenico, compagno di squadra, diventato uno dei migliori allenatori d’Europa e poi arrivato anche lui nella NBA. La seconda a Bogdan Tanjević, il tecnico di riferimento del basket jugoslavo negli anni in cui Dražen emerge, oltre che primo a convocarlo in nazionale. La terza è a Sergio Tavćar, secondo noi il giornalista che meglio ha saputo raccontare, al microfono e poi con un memorabile libro, le due generazioni d’oro del basket jugoslavo. La quarta intervista è al fratello di Dražen, Aleksandar, unico vero punto di riferimento del campione: Aco ha contribuito a questa biografia in un momento molto particolare della sua vita, poche settimane dopo essere diventato presidente di quel Cibona reso grande da lui, da Dražen e da altre persone indimenticabili. Certe loro risposte sono in contrasto con qualcuna delle nostre tesi, basate anche su altre fonti, ma pensiamo sia una cosa molto positiva: non abbiamo voluto ‘sistemare’ o ‘aggiustare’, starà al lettore farsi la propria idea.

Qualche parola sul metodo. Sarà inevitabile citare personaggi ed eventi storici della ex Jugoslavia, ma lo faremo soltanto per inserire in un contesto la pallacanestro dell’epoca e le scelte dei suoi protagonisti. Daremo per scontata una conoscenza di base del gioco e dei suoi personaggi più noti, per non aprire mille parentesi e offendere l’intelligenza dei lettori spiegando cosa sia un blocco o chi è Michael Jordan. Invece qualche informazione sul Tupurkovski della situazione magari sarà utile. Cercheremo di rispettare la grafìa dei nomi croati e non soltanto croati per quanto ci sarà possibile, consapevoli che una soluzione valida per tutte le lingue non esista. Non faremo troppi riferimenti italiani, pur essendo italiani, perché Dražen è un patrimonio del mondo e non un pretesto per raccontare i fatti nostri. Alterneremo storie ed analisi, rispettando la cronologia ma senza esserne schiavi: non è un giallo, purtroppo la fine la conosciamo già tutti.

Questo libro è un omaggio a Dražen Petrović e alla sua epoca, gli anni Ottanta di un’Europa convinta che il suo benessere e la sua relativa pace sarebbero durati per sempre. Non è stato così e nella ex Jugoslavia è andata anche molto peggio che altrove. La morte da giovane, a nemmeno ventinove anni, nel caso di Dražen non è stata alla base del mito ma lo ha anzi interrotto proprio nel momento più bello, quando aveva conquistato l’America e non aveva più nulla da dimostrare a sé stesso. Una vita indimenticabile, attraverso cui si può raccontare la Storia e trarre ispirazione per il nostro presente.

(Introduzione del libro ‘Gli anni di Dražen Petrović – Pallacanestro e vita’, in versione cartacea in vendita su Amazonsul sito della Libreria Internazionale Hoepli  e in tutti i principali negozi online. Lo si trova anche in tante librerie classiche: la stessa Hoepli, la Libreria dello Sport, le Feltrinelli e molte altre indipendenti. Prezzo dai 17 ai 20 euro, a seconda dei rivenditori. Disponibile anche a 6,99 euro in versione eBook per Kindle di Amazon, per iTunes di Apple (quindi iPad, iPhone, iPod Touch e Mac), per Kobo di Mondadori e per tutti gli altri eReader attraverso la piattaforma di BookRepublic. Distributore in esclusiva di questo e degli altri libri di Indiscreto: Distribook srl).

INDICE:

Introduzione

JUGOSLAVIA

  1. Il paese di Jole e Biserka
  2. Kamenko
  3. Il miracolo del Šibenka
  4. L’oro di Mosca
  5. Nascita di Sabonis
  6. Gli esauriti del Baldekin
  7. Korać nel destino
  8. Uno schema per Đurović
  9. La grande notte di Sebenico
  10. Nazionale da gregario
  11. Militare senza sconti
  12. Scelta della vita

EUROPA

  1. Il quintetto di Los Angeles
  2. Mozart
  3. Il progetto di Ćosić
  4. Le notti magiche del Cibona
  5. Doppio suicidio
  6. La coppa dei rimpianti
  7. Inferno greco
  8. Fine di un ciclo
  9. Sogno olimpico
  10. La Liga degli invidiosi
  11. Manifesto degli anni Ottanta
  12. Brividi a Zagabria

AMERICA

  1. L’orgoglio di Mendoza
  2. Il treno di Adelman
  3. Nuovo Maravich
  4. Ai margini dei Blazers
  5. Generazione di fenomeni
  6. Once brothers
  7. Operazione Nets
  8. La guerra del campione
  9. Seconda vita NBA
  10. I Giochi del Dream Team
  11. All Star Game
  12. Finale di partita

TESTIMONI

  1. Spahija
  2. Tanjević
  3. Tavćar
  4. Petrović

Dražen per sempre

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70 commenti

  1. Era ora!!!…

    p.s.: poi adesso ci diranno che Dirk ha vinto (ma non trasliamo logiche calcistiche negli altri sport, eh!) ed Arvidas è stato zavorrato dal Muro (quello vero), ocio: 10, 9, 8, 7, 6…..

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  2. Del resto io per primo penso che Sabonis senza i gravi infortuni di fine anni Ottanta e alcune scelte sbagliate (tipo Valladolid) sarebbe stato non il più grande centro, ma il più grande giocatore di tutti i tempi. Ma essere icona è un altro sport e Drazen lo ha praticato già da vivo.

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  3. Appunto. Io nella mia ignoranza in materia non concordo ma non è quello il punto: lo sport non è solo gara a chi ce l’ha più lungo, anche se quello è il pretesto per creare emozioni…

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  4. l

    Direttore lo trovo già alla Feltrinelli. Potrebbe essere il primo libro

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  5. l

    Ehmm rifomulo che m’è partito un paio di parole a caso. Oltre alla prima domanda, il libro è leggibile per chi non conosce l’importanza sportiva del personaggio? O dovrei prima farmi un’infarinatura?

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  6. È probabile, li hanno consegnati ieri sera… Quanto alla leggibilità, ho dato per scontata la conoscenza delle regole base del basket e dei suoi personaggi principali, ma non il resto.

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  7. l

    Ok grazie

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  8. M

    Concetti “indiscreti” a cazzo: perdente perchè non ha mai vinto l’NBA, sopravvalutato, giocava in Europa quindi in un sistema di gioco molle quindi i suoi punti e assist vanno tarati sulle difese europee altrettanto molli. Bianco quindi scarso a basket.

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  9. U

    Da Sabonisiano,lo comprerò sicuramente

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  10. E

    Direttore, grazie, per mille motivi. Ovviamente, già messo in ordine il libro. Ho scritto in altre occasioni che l’unico paragonabile a Drazen sul piano emozionale, per me, è stato Mirza Delibasic, ma è impossibile per la mia generazione (e per la mia vita personale ancor di più) dimenticare quel mondiale 90.

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  11. E

    E sempre a proposito del Mondiale 90, per puro masochismo ho controllato la pagina in croato di wikipedia. Vergognosa. Due righe in croce tanto per ricordare i giocatori “croati” partecipanti e per indicare, uno per uno, i giocatori sovietici che non parteciparono. E così per tutte le altre competizioni, come gli europei 91. Una totale cancellazione del passato comune che mi fa ancora rabbrividire…

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  12. Pensa che c’è gente che il passato comune lo cancellava quando il passato comune era presente…

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  13. E

    Rugbista Spocchioso, io penso che meno uno non abbia la minima idea di cosa tu stia parlando…

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  14. Strano che Wikipedia abbia permesso una cosa del genere su dati oggettivi… mi sembra una rimozione ridicola, oltre che grave…

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  15. E

    La scorsa estate sui giornali croati si è parecchio parlato delle critiche che i curatori di Wikipedia fanno da anni alla versione croata (ma per aspetti speculari anche a quella serba) di molte pagine, considerate inattendibili e troppo orientate in senso solo nazionalistico. Per il basket poi siamo davvero nel ridicolo. Di ogni competizione in cui ha partecipato la Jugoslavia si scrivono solo i giocatori di nazionalità croata e lo stesso per gli allenatori, quindi ad esempio Mirko Novosel viene citato per il 1975 mentre Dusan Ivkovic (serbo) per il 1991 non viene manco nominato.

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  16. Direttore
    Fermo restando che stiamo parlando del più grande , e che dopo aver da poco finito il libro di tavcar toccherà al suo indubbiamente , ma la via in America sembra l’abbia aperta solo Petrovic quando mi pare di ricordare un Divac che faceva cose egregie nello stesso arco di tempo….
    O ricordo male?

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  17. Lo dicevo io……..

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  18. Divac arrivò nella NBA nel 1989, insieme a Drazen, ma ci arrivò con un’età diversa (21 contro 25) e uno status diversissimo, pur avendo già vinto un argento olimpico e fatto grandi cose con il Partizan. La differenza è stata nelle aspettative: da una parte il miglior giocatore europeo che agli addetti ai lavori americani ‘doveva’ dimostrare tante cose, dall’altra un giocatore fortissimo che si inserì in un contesto più facile (ai Lakers divenne subito il protetto di Magic) e che infatti ha avuto 16 anni di buona, spesso ottima (ai Kings il miglior Divac) carriera NBA. Ma quello che ha cambiato la percezione dell’europeo e aperto una strada è stato Drazen, come qualche settimana fa ha ricordato anche Reggie Miller, proprio perché era famoso a prescindere dalla NBA. A dirla tutta, degli europei che entrarono nella NBA nel 1989 il più da NBA, come testa e attitudine fisica, di tutti era Marciulonis, che infatti lo dimostrò quasi subito.

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  19. Grazie , molte grazie , Direttore

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  20. Sono più legato alla generazione precedente di slavi – Kicanovic, Cosic, Delibasic eccetera – ma lo comprerò sicuramente (in ebook, di cui sto aspettando l’edizione de Il buttafuori).

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  21. Idem, aspetta e spera… 😛

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  22. m

    Io, che ancora adesso considero Sabonis il miglior giocatore Europeo del millennio, ho ancora ben impressi nella memoria i 62 punti contro Oscar e Gentile….con percentuali da paura…
    Drazen giocatore sublime.

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  23. U

    Leonto
    si,ricordi male.

    Come ha detto il Direttore,Sabonisiano,Petrovic è stato il simbolo della pallacanestro europea che sfondava in NBA aldilà delle sue,smisurate,capacità tecniche

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  24. U

    Merdmann
    perchè ,come ha detto il direttore, Petrovic oltre ad essere stato un grandissimo, enorme, spaziale e magnifico giocatore è stato un’icona.

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  25. Gobbo
    Ho premesso che era il più grande è che ho sicuramente falle nella memoria oltretutto aggravate dal fatto che al tempo avversavo l’nba ideologicamente (senza contare che era molto più difficile seguirla)
    Quindi , più richiedente opinione al direttore di così….

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  26. Leonto, col Direttore abbiamo cercato di aprire un discorso sul fatto che lo sport non sia solo gara a chi ce l’ha più lungo.
    Divac si ambientò prima e meglio ed ebbe un rendimento migliore al suo arrivo. Petrovic faticò ad aver spazio a Portland ma furono il suo atteggiamento e il suo impatto a certificarlo come l’apritore delle porte all’Europa.
    Il famoso episodio del pallone dietro al culo di Olajuwon, poi chi non capisce la battuta sghignazza e pazienza.
    Ma anche il Direttore ha seminato un indizio, sta all’osservatore coglierlo….

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  27. A Portland gli facevano parcheggiare l’auto a un chilometro dal campo d’allenamento così, per puro nonnismo… poi Drexler ha anche avuto il coraggio di alzare il Drazen Petrovic Trophy… per i giocatori europei nella NBA sembrano passati non 26 ma 260 anni. Quanto al campo, fino all’inizio degli anni Duemila tutti i grandi attaccanti NBA giocavano con le mani dei difensori addosso, situazione che il cambio di regole impedisce.

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  28. U

    Leonto
    ho semplicemente risposto che ricordavi male

    Perchè l’impatto di Petrovic nella NBA non è paragonabile a quello di nessun altro
    Per motivazioni che vanno anche aldilà del semplice aspetto tecnico
    Quindi riponi la coda di paglia

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  29. U

    Meno Uno
    sei un cretino.

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  30. “Siete”, è un collettivo…

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  31. z

    Leggendovi, da totale ignorante di basket, mi viene in mente un paragone con un altro grande personaggio dello sport scomparso di recente: Jonah Lomu.
    Forse (nel caso di lomu sicuramente) non il più forte in assoluto, ma il più iconico, il più dirompente nella storia di quello sport

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  32. Anche se per motivi differenti, il parallelo ci sta…

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  33. I

    drazen ricorda anche nella morte un altro grandissimo, Korac, inarrivabile nel mito tanto che gli hanno dedicato una coppa…
    quando si entra in questo percorso, le doti tecniche, pur eccelse, passano in secondo piano.
    concordo invece con Eleonora per quanto riguarda la Mirza Delibasic, poesia pura, con quella mestizia tipica dell’est.
    come tutti gli eroi classici, è morto giovane e siede vicino agli dei

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  34. K

    Vado (pesantemente) controcorrente.

    Mai potuto soffrire, incarnava perfettamente l’irrisione dello sconfitto tipica della Jugobasket e dei suoi interpreti.
    Tavcar può dire quel che vuole, anche che in realtà è una forma di rispetto (ti irrido alla fine perchè mi hai impegnato, fossi scarso non mi prenderei la briga di irriderti), fossi stato in campo alla prima occasione gli avrei fatto saltare un paio di denti.

    Detto questo non c’è altro da dire, il soprannome “Mozart” dice tutto; la perfezione ed il genio.

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  35. “Vado (pesantemente) controcorrente.

    Mai potuto soffrire”

    Non l’avrei mai detto….. 😛

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  36. K

    Chissà perchè ad esempio di Kukoc non ho la stessa opinione…
    Misteri…

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  37. U

    Krug
    secondo me non sei controcorrente.
    Petrovic era indisponente alla massima potenza ( pure io non lo potevo soffrire per dire).
    Io ,ad esempio,ero contento che all’inizio in NBA venisse bastonato…”così impara ‘sto stronzo”.

    Ciò non toglie,che come hai detto tu e come penso anche io,fosse un genio.

    Il che lo differenzia da tutti gli altri grandissimi giocatori (Sabonis compreso..che era il mio preferito) di quell’epoca e delle successive

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  38. M

    C’è un leggendario passaggio della teleconaca di Tavcar durante la finale tra Real Madrid e Caserta dell’89 nella quale dice che Petrovic “non è stato così decisivo in questa partita ed i suoi 63 punti ,sessantatre come negli assegni, anche il lettere, e (mi sembra di ricordare) 15 rimbalzi non devono confonderci”. Sicuramente avevano confuso gli avversari anche se quella partita fu giocata alla pari dalle due squadre. Ma correggetemi se sbaglio visto che io la vidi solo successivamente ed in sintesi 🙂

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  39. Se non ricordo male però Tavcar motiva la sua provocazione (lui stesso ammette che lo è) dicendo che in quel momento della partita con la possibilità di uccidere il risultato Drazen perde una palla stupida che rimette in gioco Caserta.
    Vado a memoria anch’io, eh?!…

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  40. M

    Quella partita fu spettacolare. Per Caserta ricordo 44 punti di Oscar e 32 di Nando Gentile con due palle grosse come due noci di cocco

    http://www.basketlive.it/articoli/vintage/04-04-2011-finale-di-coppa-delle-coppe-89-real-117-caserta-113/

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  41. Era sicuramente una provocazione di Tavcar, perché al di là delle statistiche Petrovic fu l’unico a segnare quando Marcelletti mise Caserta a zona. È invece vero che fu suo il pallone perso nel finale dei 40′ regolamentari, con le squadre pari, che portò Gentile a subire un fallo che incredibilmente non fu sanzionato (da Rigas, mi sembra) perché, dopo una rissa e un dibattito, si stabilì che era avvenuto a tempo scaduto. Partita spaziale, vero basket anni Ottanta, su You Tube la si trova integrale.

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  42. Quindi ricordavo bene, alla faccia di Meno Uno…..ma il fallo era a tempo scaduto o no alla fine?!

    Ps: Belisario, me ne sono venute in mente altre: ha vinto solo quando non aveva avversari, miracolato dagli arbitraggi, mitizzato dalla morte altrimenti sarebbe un Kukoc qualunque…

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  43. Krug, era una battuta, dai…… 😉

    p.s.: comunque potremmo discuterne all’infinito. Sulla pratica hai ragione tu, un atteggiamento indisponente è indisponente. Credo però che quello di Drazen non fosse bullismo fine a sè stesso, ma un carattere che lo portava ad aggredire la partita prima di farsene aggredire.
    Prova ne sia che quell’atteggiamento l’aveva sempre, anche quando perdeva o giocava contro i più forti, non solo quando vinceva o incontrava avversari più deboli.
    Più che con Ibra o CR7, per capirci, lo paragonerei a Sivori…

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  44. l

    Ho letto un po’ qua e là perché non conoscevo la storia e capisco perché è considerato un’icona. Di fatto una carriera spezzata e quindi imparagonabile con i sabonis o i divac (o nowitzky e pau) e per questo ancor più grande perché da coronare con vittorie onori e gloria anche al di là dell’oceano.

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  45. @Direttore: esattamente! Che è uno dei motivi per cui Drazen, l’antipatico Drazen, l’indisponente Drazen, l’irridente Drazen, l’irritante Drazen, resta il più grande: perchè è stato il primo a non accontentarsi di ritagliarsi un ruolino.
    E’ partito dalle camerate di Auschwitz convinto di conquistarsi il Terzo Reich alla faccia degli ariani: a ragione o torto, che ci sia riuscito o no, alla fine ha aperto LA breccia.

    @Eleonora Dini: tranquilla, è normale. Meno Uno legge Dane e mette “meno” sulla fiducia.
    La sua insoddisfazione è il mio miglior premio! (quasi-cit.)

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  46. E

    Sull’argomento non è chiaro l’atteggiamento di quello del Phi Slama Jama. Adesso si dichiara suo grande amico ma scartabellando e ragionando all’indietro era anche quello che avrebbe sofferto di più dall’esplosione di Petrovich in NBA. Da qui il “razzismo al contrario” verso l’europeo bianco che poteva oscurare la stella, con Adelman silente e consenziente e spesso criticoni suoi confronti!
    Poi la dirigenza di Portland è andata a prendere Ainge che aveva lasciato a Boston gli anni migliori e Petrovich si è ritrovato a essere in fondo alle rotazioni come terza o quarta guardia dopo Porter e Ainge.
    Ufficialmente non difendeva, in realtà… non giocava perché era meglio che non giocasse. La trade in New Jersey è stata l’esplosione del tappo di un Dom Perignon (meglio di Belle Epoque) tenuto in fresco per l’occasione giusta. La disgrazia è arrivata forse all’apice della sua maturità cestista che lo avrebbe portato quasi sicuramente a giocarsi il titolo.
    La sua grande sfortuna (a differenza di Divac a Los Angeles, altra squadra altra città e altra mentalità) è che sin da subito si era capito che avrebbe attirato tutte le luci della giostra. E in quella NBA non era permesso.
    Pare però che, fuori dal campo, il luogo dove girava tutta la sua vita, fosse una persona decisamente disponibile ed educata (il direttore ne sa certamente di più ma lo sostiene anche Tavcar): tutto il contrario di quello che faceva in campo contro chiunque. Ma lui era così, era il suo modo di intendere il basket. E chissenefrega: guardarlo giocare era una meraviglia, uno da ammirare e basta.

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  47. Meno Uno se hai altri riscontri da Tavcar puoi anche raccontarceli, eh?! 😉

    Ps: COGLIONE!!! 😀

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  48. F

    non lo so, petrovic fenomeno senza dubbio……ma se chiudo gli occhi e torno indietro…si accende tv capodistria e vedo i soliti 40 punti punti di mirza delibasic con il bosna….rigorosamente in bianco e nero…e adesso vado a rileggermi l’articolo su mirza che posto’ qui simone basso….

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  49. m

    Ecco, infatti, anche Mirza. La bellezza della pallacanestro senza dover saltare. L’inquadratura iniziale di Capodistria sulle retine come le fiabe per i bambini. Bravo direttore, acquisto a scatola chiusa.

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  50. m

    Confronto Divac vs Petrovic in nba non possibile.
    1°) ruoli diversi.. così al volo quante guardie o play bianche fortissime in nba vi ricordate negli ultmi 30anni? io 2 e mezzo . E drazen era più forte. Quanti lunghi? decine
    2°) città diverse
    3°) status

    .. su drexler, io mi ricordo non so perchè, la parole di Peterson, che non so quanto valgano, ma la riporto. “persona di cui tanti mi parlano benissimo, ma di cui non pochi mi parlano malissimo”

    p.s. a me gli slavi stavano quasi tutti sulle scatole perchè ci ridicolizzavano e ci prendevano pure per il culo. inarrivabili comunque

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  51. Ecco, questa cosa dei lunghi è sempre stata anche una mia idea, però da non competente non l’ho mai azzardata.
    Non è che anche la questione fisico-tecnica favoriva certa gente?! Sarebbe da tenerne conto nelle gare a chi ce l’ha più lungo e nelle classifiche individuali…

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  52. f

    1) Chi sono i 2 e mezzo? Parli di bianchi generici o Europei?

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  53. m

    bianchi.
    europei zero direi, così a memoria

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  54. m

    “Non è che anche la questione fisico-tecnica favoriva certa gente?! ”
    per me si.
    gli afroamericani sono nati per essere una guardia nba o un running back nfl

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  55. t

    bellissima lettura. in una sera si riascoltano le telecronache di decleva, tavcar e i commenti di peterson a nba action. tutti concordi nel definirlo un fenomeno vero. e se quell’idea Bullets in coppia con un Sabonis ancora integro fosse andata in porto..
    grazie Direttore!

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  56. Dopo le marchette gratuite per Inga (anche se magari per l’eventuale seconda moglie ci farà uno sconto) quelle in perdita per noi: finalmente da oggi il libro è in versione eBook per tutti i supporti, dal Kindle a quelli del mondo Apple passando per tutti i tipi di eReader…

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  57. U

    Direttore

    mi dicono che alla Feltrinelli in stazione centrale a milano non è disponibile.

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  58. Si vede che mi boicottano, come fanno con Magdi Allam (presto su Indiscreto una storia istruttiva)… a parte gli scherzi, si vede che hanno ritenuto il viaggiatore medio da treno non interessato a Drazen Petrovic… perché in molte Feltrinelli ‘normali’, tipo quella di Pavia, il libro c’è… questi i posti dove mi hanno segnalato la sicura presenza:
    – Lirus;
    – Puccini;
    – Cattolica Brescia;
    – IBS Lecco;
    – Coop Carugate;
    – Coop Bonola;
    – Libri e Libri Monda;
    – Feltrinelli Pavia;
    – Piccolo Principe Morbegno

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  59. Grazie Direttore, dopo aver agognato per anni versioni eBook di libri Indiscreti che uscivano solo in cartaceo è un sollievo sapere che la volta che voglio acquistare un cartaceo non riesco a trovarlo mentre l’ebook è già online!
    A proposito di boicottaggio… 😛

    Ps: Direttore che riguardo al libro trolla alla Dane su Facebook. Ragazzi, questa cosa del trolling ci sta sfuggendo di mano, stiamo creando dei mostri… 😀

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  60. E

    Direttore ho appena effettuato l’ordine. Petrovic personaggio distante dalla mia età, ma che ha stuzzicato la mia curiosità leggendo i commenti su Indiscreto.

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  61. Grazie per la fiducia, allora! Il mio marketing era basato soprattutto sulla nostalgia…

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  62. U

    Vabbè,mentre voi cercate di stare dietro a leonto che sta organizzando l’asta delle ferrari pignorate ai poveri petrolieri piombati nella più cupa povertà,io esco a vado a recuperare il libro di Drazen che mi è appena stato consegnato dal solerte corriere

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  63. U

    Iniziato il libro. Storia affascinante quella di Petrovic.
    Complimenti per l’idea

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  64. U

    Finito di leggere. Complimenti Direettore. Libro essenziale,senza troppi arzigogoli inutili che va dritto al sodo. Proprio come Petrovic.
    Una bella full immersio nel basket anni 80 dove lo strapotere fisico era l’eccezione e non la norma.
    Dove il basket era ancora quel gioco fatto di movimeni intelligenti,finte e cose apparentemente semplici.
    Come giabdetto ,Petrovic mi era antipatico e leggendo il libro si capisce ancor di piu il perche.
    Ma era un genio e sonotra i fortunati che lo hannp visto giocare.

    P
    Mi permetto un piccolissimo spoiler:per un vecchio rimbambito come me,goduria pura sentire il fratello dire:”a quell’epoca se non avevi una tecnica eccellente a livello europeo non potevi competer”
    Complimenti ancora Direttore. Ha avuto una bellissima idea con questo libro

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  65. E

    Mi accodo ai complimenti di Gobbo, mi son fatto un gran bel regalo di Natale…

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  66. U

    Meno Uno
    immaginavo non ti fosse piaciuto il libro
    Non c’è nemmeno una figura

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  67. E

    A me del libro è piaciuto moltissimo anche il modo in cui il Direttore ha colto (benissimo) il contesto “jugoslavo” di quegli anni ’80. Un paese comunista ma con un immaginario e uno stile di vita occidentali. Petrovic, in questo senso, non incarna un “romanticismo” balcanico alla Delibasic (inarrivabile) quanto piuttosto una concezione più concreta e determinata della vita e della pallacanestro, forse più vicina anche ad una sensibilità “americana” che lo avrebbe fatto diventare una star NBA, se gli dei non fossero stati avversi.

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  68. Vabbè, ma basta con tutto sto miele…cominciamo a parlare dei difetti dei libri del Direttore: sono troppo corti! 😀

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  69. P

    Fatto regalare per Natale, lette la prima 50ina di pagine ieri in treno.
    Le prime sensazioni sono di un libro asciutto e senza fronzoli, che mi sta aiutando a mettere in ordine corretto i molti(ssimi) ricordi che ho del Drazen europeo. Agghiacciante il particolare della carta d’identità…..
    Non mi lancio in congratulazioni precoci, ma direi che sarà inevitabilmente un libro che amerò molto. Sono curioso di leggere il commento del mio ormai concittadino Boscia….

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  70. Nulla è abbastanza agghiacciante se si tratta di Petrovic. Libro asciutto si, solo riguardo alla Jugoslavia mi vengono in mente 200 particolari per contestualizzare i fatti, chissà riguardo gli USA quanti ne ignoro.
    Produzione che potrebbe dar vita a mille spin-off e su cui sarei pronto a scriverne una recensione obiettiva ma solo se il Direttore promette di mettersi al lavoro per la biografia di Sabonis…

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