Povertà dell’ultrà

Indiscreto sta partecipando al Festival di Berlino, la spariamo grossa. Non quello vero, ovviamente, quello che l’anno scorso ha assegnato l’Orso d’Oro all’indigesto Cesare deve morire, ma 11 mm. Giunto alla decima edizione, il Fussballfilmfestival iniziato ieri vede fra i partecipanti un documentario a cui abbiamo dato (traduzione: Giorgio Specchia ha dato) un significativo contributo sia in prima persona, nelle interviste (il suo-nostro Il Teppista è un successo anche in Germania, dove è venduto proprio con il suo titolo originale dall’editore Burkhardt) in diverse scene del lavoro realizzato dalla ZDF con la consulenza dell’ottimo Kai Tippmann, che come suggeritore degli autori tedeschi per muoversi nelle realtà ultrà di varie zone d’Italia. Il film-documentario si intitola Verruckt nach Fussball – Eine Reise durch die Fankurven Italiens ed è, appunto, un viaggio in varie zone d’Italia alla ricerca del senso dell’essere ultras oggi. Quindi non la solita cronaca di scontri (“Eravamo due contro cento” e via inventando), ma nemmeno l’apologia di un presunto tifo ‘buono’. La tivù pubblica tedesca ha puntato il racconto su come decine di migliaia di giovani italiani preparino ogni partita. Guardare per credere, visto che siamo in l’Italia si segue bene anche sapendo dieci parole di tedesco. Non solo realtà di cui ogni tanto i media si occupano, come Inter e Lazio, ma anche Torino, Catania, Ancona, Varese… Nostra impressione personale: il periodo dell’ultrà di professione è in generale finito, a parte qualche eccezione prezzolata dalle società con obbiettivi mirati, e il documentario mostra bene questa realtà ridimensionata dove chi sta in provincia non è che sia messo peggio di chi sta nelle metropoli. Impressionanti sono la quantità di tempo spesa nella preparazione di striscioni, in capannoni da scena finale di film di Van Damme, ma soprattutto i discorsi degli intervistati: nessuno è interessato a rigori, calciopoli, sudditanze psicologiche, colpi di mercato, come sono invece i tifosi in canottiera rigata e Sky, ma tutto lo sono a concetti di appartenenza e di identità così antichi da sembrare modernissimi. Ammettiamo di essere più simili all’italiano di Sky-Mediaset Premium, per questo chi crede in qualcosa (anche ad altri tipi di imposture e forme di controllo sociale, tipo le religioni) riesce sempre a colpirci e a farci riflettere. Il bello di questo festival è che non ha l’ossessione delle cose nuove, ma permette la partecipazione anche ad opere del passato non presenti nelle precedenti edizioni. E così vai con Fever Pitch, Maradona di Kusturica, Il Miracolo di Berna, il Maledetto United, eccetera. Due soli i premi. Quello al miglior documentario, favorito Maradona. E quello al miglior film: favorito Fever Pitch, anche se il Maledetto United si può guardare dieci volte senza annoiarsi e pur conoscendo già la storia di Brian Clough.

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Pubblicato da il 15 marzo 2013. Nelle categorie Calcio,Cinema,Film. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

10 commenti per Povertà dell’ultrà

  1. Andrea

    15 marzo 2013 alle 14:36

    il maledetto united, fottuto capolavoro!

    Per quanto anche Febbre da 90 sia bello, ma la storia della prima parte di carriera di Clough (questo fa capire la grandezza di quell’icona del calcio che purtroppo non ho conosciuto in diretta) è davvero qualcosa di eccezionale!

    Tra i bei film sul calscie nomino anche il 4^ episodio (“Il portiere di riserva”) di “442-il gioco più bello del mondo” con un grande Mastandrea.

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  2. Poli

    15 marzo 2013 alle 18:02

    @Andrea:

    Maledetto United molto bello ma non ho mai capito il montaggio, hanno tagliato dei pezzi fondamentali nella comprensione del film, del personaggio e del succedersi degli eventi senza un perchè a mio avviso…

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  3. cydella

    15 marzo 2013 alle 18:19

    Non si potrebbe sottotitolarlo in italiano?

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  4. Andrea

    15 marzo 2013 alle 20:25

    @Poli: non ho notato questi difetti, avendolo visto solo su sky non so se esistono versioni estese…

    comunque vabbè, “vai fernandez è tua!” è per distacco il più bel film sul calcio MAI prodotto prima! :D

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  5. Pingback: Povertà dell'ultrà – Indiscreto

  6. Dane

    16 marzo 2013 alle 12:35

    Direttore, il risultato di quella mentalità legata a “concetti di appartenenza e di identità così antichi da sembrare modernissimi” è che poi c’è gente che arringa la folla da capopolo gridando per 90 minuti dando le spalle al campo e nemmeno seguendo la partita.
    Poi ci sarebbe il calcio, ecco…

    p.s.: ragazzi, la prossima edizione partecipiamo con un documentario sugli aperitivi Indiscreti per “indagare sulla mentalità da pub e le sue dinamiche”…

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  7. Dane

    16 marzo 2013 alle 13:18

    Direttore dimenticavo……il Buttafuori è poi approdato all’epub?!… :-P

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  8. globuaz

    17 marzo 2013 alle 19:40

    Dalla lettera degli Ultras Partenopei al Poverello del Boedo: —>
    :mrgreen:

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  9. Stefano Olivari

    18 marzo 2013 alle 12:21

    @Dane: Sono condizionato dal fatto che secondo me il calcio come spettacolo vale pochissimo. Se gli togli il tifo, l’appartenenza, l’identità, la contrapposizione (pensa solo al Muro del Calcio, non sto parlando di gente con una spranga in mano ma di persone apparentemente normali), visto che di Barcellona ce n’è uno i suoi contenuti tecnici ed etici sono (devo ripetere ‘secondo me’?) inferiori a quelli di altri sport. Nel calcio capisco di più l’ultrà che quello che compra la terza maglia, mentre nel basket ho fatto la foto di fianco alla gigantografia di Carmelo Anthony senza vergognarmi (e forse avrei dovuto). Mai visto, tranne qualche idiota, tifare ‘contro’ nel ciclismo, nel rugby, nell’atletica, eccetera. Ogni sport ha una sua specificità, il calcio ha le sue che lo rendono non a caso il più seguito nel mondo. Il Buttafuori sta correndo molto bene in versione cartacea, di puro passaparola, quindi presto saranno pronte le edizioni ePub e Kindle: una strategia commerciale che ho messo a punto dopo vari briefing…

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  10. Dane

    18 marzo 2013 alle 13:09

    Direttore, per carità non volevo certo criticare il suo parere o il senso di un documentario (anch’io resto sempre affascinato dagli abissi della mente umana, con tutti i documentari che ci siamo sciroppati sul nazismo se ne possono guardare anche qualcuno sugli ultras, ci mancherebbe…).
    Dicevo solo che il calcio avrà anche quelle caratteristiche che lei cita, di certo per arrivare al fenomeno ultras deve far presa su malati di mente (non inganni il grande numero di beceri, la percentuale di beceri nell’uomo è altissima…), tutto qua.
    No, perchè non vorrei che a botte di analisi psico-sociologiche si arrivasse un giorno a rivalutare “le dinamiche ultras” (cit.) come già successo per la commedia scollacciata all’italiana o la disco-music anni 80, ecco… ;-)

    p.s.: attenderò l’ePub con ansia… :-P

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