Il Mondiale di Bergoglio

PapaFrancescoIl nome di Jorge Mario Bergoglio fino a due giorni fa poteva evocarci sensi di colpa da disinformazione: un giocatore del Catania che non conoscevamo, un talento consigliato da Cambiasso per fare il vice Alvarez e del quale mai avevamo letto, un giornalista argentino di cui avevamo dimenticato la testata. E invece non era senso di colpa, ma proprio disinformazione-ignoranza. Per questo non ci improvviseremo conoscitori delle sue posizioni in materia religiosa e politica, anche se sarebbe sufficiente un sano copia e incolla. Dell’elezione di Francesco I ci ha colpito soprattutto la dimensione calcistica delle reazioni, lo diciamo con tutto il rispetto. E non ci vergognamo di pensare al Nando De Napoli di Italia ’90, ogni volta che a Messa durante il Padre Nostro i presenti si prendono per mano (per questo stiamo in disparte, schifiltosi come Michael Jackson). Il De Napoli che più forte di tutti cantava l’inno di Mameli mentre teneva la mano al Principe Giannini, che la teneva a Maldini, che la teneva a Zenga e ci fermiamo qui. In piazza San Pietro tutto faceva pensare a un Mondiale, non a un conclave: fra foto, iPad, giornalisti alla ricerca dell’aneddoto (l’aneddoto!) maglie da gioco (non solo quelle argentine), bandiere ed esultanze. Il tutto poi replicato in maniera caricaturale dai media, con ogni argentino legato al calcio che è stato interpellato e sventurato ha risposto. Senza sapere niente della storia di Bergoglio abbiamo solo pensato che vista l’età (è del 1936) di sicuro qualcuno lo avrebbe tirato in ballo per parlare dell’Argentina della dittatura 1976-1983. Rimaneva solo da capire se come dissidente o come fiancheggiatore dei vari Videla e Massera. Buona la seconda, stando ad alcuni giornalisti argentini che però non hanno (ancora) portato nessuna prova a supporto di questa tesi, se non una generica accondiscendenza del clero argentino nei confronti dei militari. Certo è che quei sette anni e quel Mondiale imbarazzante (da Quiroga alle intimidazioni agli olandesi) sono per l’Argentina un po’ quello che il biennio 1943-45 è stato ed in parte ancora è per l’Italia. Un pretesto per applicare i pregiudizi del presente a categorie del passato. Insomma: se Olguin e Tarantini non potevano non sapere, figurarsi un uomo di cultura come Bergoglio. La differenza, visto che siamo nel 2013, è che i testimoni italiani sono quasi tutti morti mentre quelli argentini no. E, come ci suggerisce un amico, non è una differenza da poco.

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Pubblicato da il 14 marzo 2013. Nelle categorie Calcio,Svegliarino. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

65 commenti per Il Mondiale di Bergoglio

  1. Leonto

    14 marzo 2013 alle 19:28

    Poi per il capitolo guerra fredda e “italiani brava gente” c’e da tenere in conto l”eroico” atteggiamento della nostra ambasciata a Buenos Aires che sostanzialmente sigillo le entrate a chiunque volesse entrare….
    Si salvarono giusto , sempre a quel che leggo , un paio di funzionari che a rischio del loro culo aiutarono un po’ di persone in difficoltà…

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  2. Leonto

    14 marzo 2013 alle 19:40

    Ecco un bell’articolo che tenta di toccare diversi aspetti

    http://www.gennarocarotenuto.it/22713-il-papa-argentino-francesco-i-il-conservatore-popolare-nei-torbidi-della-dittatura/#more-22713

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  3. Dane

    14 marzo 2013 alle 19:49

    L’ambasciata italiana si comportò da brava alleata, la cosa paradossale è che gli italiani singolarmente invece furono tra i più attivi.
    Tant’è che ad un certo il solo fatto di essere italiani veniva visto con sospetto, tanto che molti (che magari nemmeno c’entravano nulla) furono costretti a togliere gli ormeggi…

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  4. Alba

    14 marzo 2013 alle 20:23

    @Dane: “Di certo esistono altre candidature al papato che non hanno mai avuto a che fare con delle dittature.”

    Ti rendi conto dell’ossimoro?! :-D

    Perchè ossimoro?

    p.s. La Storia Ufficiale invece l’hai visto? Com’è?

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  5. Dane

    14 marzo 2013 alle 20:28

    Alba, era una battuta per dire che chi fa parte del Vaticano con una dittatura è compromesso per forza! :-D

    La Storia Ufficiale non l’ho visto, mi son dimenticato di dire invece che “La notte delle matite spezzate” non è male… ;-)

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  6. Alba

    14 marzo 2013 alle 20:47

    @Dane: Ah ecco, certo. Però il senso era quello che ha spiegato Leonto: Meno attacabile.
    Ad ogni modo, come ho già scritto sopra, alla fine mi va bene (per cosi dire) però non ci si debba lamentare poi se escono articoli su certe porcherie o si “grida” a dove sono le prove. Tutto qua. ;-)

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  7. Dane

    14 marzo 2013 alle 21:28

    Si, si, Alba, il discorso tuo e di Leonto è ineccepibile ma tanto possono permettersi tutti perché come vedi la maggioranza del popolo bue si beve tutto: quanti in questo momento si stanno facendo problemi?! La maggior
    parte di essi nemmeno sa non DI COSA si sta parlando ma CHE se ne sta parlando.
    Vado a vedere Sherlock Holmes, bye!…

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  8. Alba

    14 marzo 2013 alle 22:05

    @Dane: ma quale Sherlock stai guardando in questi giorni?

    scusate l’off topic.

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  9. Italo Muti

    15 marzo 2013 alle 00:45

    Perdete di vista il punto essenziale : e’ un gesuita.

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  10. Dane

    15 marzo 2013 alle 00:52

    Alba, la serie inglese che va in onda su TV2000 (quando si dice il caso…), un classico!…

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  11. axel shut

    15 marzo 2013 alle 15:48

    Jeremy Brett è il miglior Sherlock Holmes di sempre

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  12. Dane

    16 marzo 2013 alle 13:15

    Straquoto, da bambino quando leggevo il libro me l’immaginavo esattamente così. La prima volta che ho visto un episodio della serie mi è venuto un colpo…

    p.s.: chiuso OT.

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  13. spike

    20 marzo 2013 alle 20:42

  14. Leonto

    20 marzo 2013 alle 21:12

    Spike
    E che dice?

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  15. Dane

    20 marzo 2013 alle 21:12

    Bellissimo il passaggio “Ich kann keine Stellung zur Rolle von P. Bergoglio in diesen Vorgängen nehmen”……vabbè, vado a finire di preparare il Grostl, va’…. :-?

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