Il ministero della paranoia

paranoiaUn agente segreto ogni 1000 abitanti, una “densità” di spie mai vista nella storia (senza contare i semplici informatori): è solo una delle statistiche più impressionanti negli oltre 30 anni di storia della Stasi, il servizio segreto della DDR (significativo come “democratica” sia stata sia la parola più usata nella storia della dittatura della Germania Est) a cui è dedicato il libro “Il ministero della paranoia” di Gianluca Falanga.

Nessun altro servizio segreto ha saputo controllare i propri cittadini come quello guidato per quasi 30 anni dal rude Erich Mielke, allevato nell’Urss stalinista secondo i precetti della Ceka, la polizia politica creata da Lenin, e poi incredibilmente risparmiato da condanne per i crimini della Stasi nella Germania riunificata (ha fatto qualche mese in carcere “solo” per aver partecipato all’uccisione di due poliziotti negli anni ’30), un uomo obnubilato dall’ideologia e più realista del re con l’Urss (considerò la Perestrojka di Gorbaciov un vero tradimento), di scarsa cultura e con un odio profondo per gli intellettuali. Curioso come Mielke sia agli antipodi dell’altro personaggio chiave nella storia della Stasi, il mitologico Markus Wolf (che nasce come giornalista), l’abilissimo capo delle operazioni all’estero nonché ispiratore di svariati romanzi di successo di John Le Carrè.

Il libro di Falanga ha il pregio di non romanzare, ma di raccontare con precisione e distacco emotivo il modus operandi della Stasi senza per questo togliere nulla all’orrore delle procedure elaborate nella cittadella di Hohenschönhausen (dove c’era anche un centro commerciale con prodotti proibiti al resto della popolazione). Un “Olocausto delle anime” che, oltre ad instillare il terrore di esser spiati dalle persone più vicine, puntava all’annientamento psicologico di coloro ritenuti colpevoli di “deviazionismo” con tecniche mirate a far perdere la fiducia in sé, di cui alcune sinistramente attuali come il mobbing sul luogo di lavoro oppure con acquisti (ad esempio di materiale pornografico) fatti all’insaputa delle vittime e recapitati al domicilio delle stesse .

Una delle vittime più celebri dei metodi della Stasi fu Lutz Eigendorf, uno dei calciatori più popolari della DDR, colpevole di esser fuggito all’ovest e di aver criticato il regime di Honecker. Un affronto che fece muovere Mielke in persona per una punizione esemplare, in primis con una delle specialità di Casa Stasi: l’utilizzo di un “Agente Romeo” che sedusse e sposò la moglie di Eigendorf rimasta all’est con la figlia, fino alla trappola mortale, mascherata da normale incidente stradale, che lo fece schiantare contro un albero in una notte di marzo di trent’anni fa.

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Pubblicato da il 12 marzo 2013. Nelle categorie Libri. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

28 commenti per Il ministero della paranoia

  1. Tani

    12 marzo 2013 alle 14:47

    Déjà vu…

    1- 1980 circa. Alle 2-3 di notte rumore di macchine e voci fuori dalla finestra. 12enne, nascondendomi dietro la tenda vedo fuori due BC (una specie di jeep sovietico). Uomini entrano dentro una casa. Donne che urlano. Uomini escono, portando con loro il figlio della donna. Una famiglia di ‘nemici del popolo” (il marito della donna era scapato dall’Albania e viveva negli States). La colpa del figlio? Non aver mai rinegato il padre. Figlio il quale si era appena sposato, dopo 13 anni di galera. Preso di nuovo, mai piu’ visto.

    2- 1978. La squadra della mia citta’, il Flamurtari di Valona, gioca per la prima volta nella sua storia all estero. AEK Atene, Coppa Balcani. L’astro nascente della squadra, un ragazzo di 19 anni. Il suo padre si presenta una mattina agli uffici del Comitato del Partito della citta’. “Non datte il visto al mio figlio. Non tornera’ piu’”.

    3- Meta’ anni 80. Il miglior pesista del paese scappa dopo un torneo all’estero. Va negli States. Dopo un anno, si sparge la voce che era morto in un incidente stradale.

    “La Vita Degli Altri” un bellissimo film sulla Stasi

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  2. Andrea

    12 marzo 2013 alle 15:09

    sul crollo del muro di berlino direi un bel film è “Goodbye Lenin” surreale quanto basta nel far credere ad una donna malata, comunista convinta, che non può avere traumi che in realtà è Berlino Ovest (e quindi tutta la Germania occidentale) ad essersi arresa al comunismo.

    Il tutto con in sottofondo il mondiale di Italia ’90, forse una vittoria pilotata per un popolo che doveva superare mezzo secolo di divisione forzata…

    Altro che le merde che fanno i nostri registi dove gli anni 60 e i comunisti sono sempre visti come figate astrali e i circoli erano luoghi dove si cuccava alla grande (un esempio su tutti: Cosmonauta)

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  3. Stefano Olivari

    12 marzo 2013 alle 15:12

    La statistica più impressionante non è, secondo me, quella sugli agenti segreti ma quella sugli informatori più o meno continui della Stasi. Quando hanno aperto gli archivi della Stasi ne sono risultati oltre un milione, in pratica un cittadino su quindici…

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  4. murillo

    12 marzo 2013 alle 15:12

    si anche a me è piaciuto molto “la vita degli altri”
    lascia ovviamente e giustamente un pò l’amaro in bocca

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  5. murillo

    12 marzo 2013 alle 15:15

    @andrea
    si goodbye lenin è una commedia però.. simpatica eh, ma non lo prenderei come film per raccontare la caduta del muro di berlino ecco.. ;-)

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  6. Dane

    12 marzo 2013 alle 15:33

    La dittatura più surreale, quasi più controllori ed informatori che controllati. Un po’ come in Italia tra generali e soldati semplici…

    Due aneddoti personali: con una formazione musicale studentesca ci recammo a Berlino est per una manifestazione musicale giovanile internazionale (non ricordo il nome, una roba tipo “anni verdi”, “verdi giovani”, boh…), una di quelle pataccate di propaganda per far vedere di non essere isolati, però l’esperienza per un giovane era comunque affascinante.
    Alla dogana c’è un problema col passaporto di uno dei nostri insegnanti accompagnatori, non si capiscono, stiamo aspettando arrivino il funzionario dell’ambasciata e quello del ministero quando ad un certo punto, sapendo parlare il tedesco ed essendomi stufato di farmi il culo quadrato su quella cazzo di panchina, mi alzo e mi rivolgo al doganiere nella speranza di capire almeno quale fosse il problema in modo da spiegarlo al nostro prof.
    Subito il militare a fianco mi punta il mitra addosso e mi intima una roba tipo “Tu stai seduto e fatti i fatti tuoi!” oppure “tu taci che non t’ha chiesto niente nessuno!”, una roba del genere.
    Ero in seconda o terza media…

    Caduto il Muro a distanza di qualche anno vennero fuori tutti i dossier della Stasi, e tramite rapporti diplomatici alcuni paesi consegnarono ai propri cittadinanti il relativo dossier ricevuto dal governo tedesco.
    Leggere la propria scheda è una cosa che fa un certo effetto…

    p.s.: grazie del consiglio letterario, cercherò il libro! ;-)

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  7. ricca

    12 marzo 2013 alle 15:52

    quando ci si riduce a controllare tutti, ma prorio tutti, vuol dire che si è i primi a non crederci.

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  8. chad palomino

    12 marzo 2013 alle 15:56

    @Dane: Bei film sia “Le vite degli altri” che “Goodbye Lenin”, anche se profondamente diversi… sulla storia di Eigendorf consiglio un articolo di Alec Cordolcini sul Guerino di un paio di anni fa.

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  9. 4-3-3

    12 marzo 2013 alle 15:59

    Giorni fa è uscita (non la trovo più….) una ricerca – mi pare tedesca – secondo cui alla base della convinzione che la Stasi fosse enorme ci sia un equivoco di fondo: alla caduta del muro gli storici, infatti, calcolarono tra i suoi funzionari anche i semplici informatori, che ovviamente non erano spie a tutti gli effetti.
    In realtà pare che il numero di persone che lavoravano a tempo pieno per Mielke&C. era in linea con quello delle polizie segrete di altri paesi del Blocco, ma altissimo era il numero dei “delatori”, cioè i civili dediti sommariamente allo spionaggio del vicino di casa.
    Rimane, comunque, un fenomeno da noi così lontano da essere difficilmente comprensibile.
    Ho sentito da alcuni “compaesani” di Tani racconti simili ai suoi: ancora ho i brividi.

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  10. Leonto

    12 marzo 2013 alle 16:01

    @chad palomino: Due Capolavori del cinema a mio modo di vedere

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  11. Banshee

    12 marzo 2013 alle 16:40

    nel 91 andai a berlino con l’interrail: arrivai in metro a Pankov (proprio il mitico quartiere del live dei CCCP).

    avevano unito le due metà in neanche due anni!

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  12. Dane

    12 marzo 2013 alle 16:41

    @Chad: d’accordo con te, ma non sono stato io a iniziare a parlare di cinema… :-P

    @4-3-3: infatti personalmente ho distinto tra controllori ed informatori… ;-)

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  13. ricca

    12 marzo 2013 alle 16:50

    in tema di ricordi personali.
    Praga marzo/aprile del ’90. Ero un ragazzino.
    Mi ricordo una città bellissima, l’hotel superlusso a due lire, macchine solo skoda (quelle anni 70…), difficoltà ad avere acqua naturale, cibo scarso e benzina razionata. Di lì a poco mi pare dovesse arrivare il Papa Wojtyla (ricordo qualche locandina)

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  14. Banshee

    12 marzo 2013 alle 16:51

    in ogni caso il libro lo devo regalare ad un mio amico :D

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  15. Tani

    12 marzo 2013 alle 16:56

    Non si parla mai, perche’ il nostro era un paese piccolo nel grande scachiere della Guerra Fredda, ma penso che il Sigurimi sia stato ancora piu’ spietato. In quanto al numero di spie, si, i piu’ pericolosi erano i tuoi: famigliari, vicini, compagni di scuola. Non sapevi da dove ti veniva.

    Miei nonni, paterni e materni, odiavano il comunismo visceramente. I miei genitori: mio padre comunista devoto, che lo ha preso in quel posto per la sua onesta’. Mia madre, mai comunista con la tessera, ma piu’ comunista nello spirito di mio padre, eppure…
    Ricordo, quando a casa di mio nonno materno (di origine greca) lui mi raccontava le storie di Onassis che lui ascoltava a basso volume sulla radio greca. Il miglior sarto di Valona, aveva un vizio: li piaceva la grappa da morire. Si ubriacava spesso al klub (si chiamava cosi il bar). Un giorno (non ero ancora nato), in piena euforia dall’ alcool, comincia a parlare con nostalgia della Grecia. Uno dei suoi ‘colleghi” li ricorda di stare attento perche’ poteva finire in qualche paese sperdutto. “Mandate Enver Hoxha la’, visto che ama i contadini, perche’ me?” la sua risposta. 20 minuti dopo, il famigerato BC, color verde scuro se lo porta dentro. Sarebbero stati un minimo di 15 anni, piu persecuzione per tutta la famiglia. La sua fortuna (e nostra)? Suo cognato era uno dei pezzi grossi del controspionaggio albanese, con missioni in Grecia, Jugoslavia e altri paesi dell’Est. Uno che faceva tremare mezzo Ministero dell’Interni e mezzo PolitBuro. Una telefonata, e mio nonno se la cavo con solo 6 mesi in una miniera, e sparizione del dossier. Soprattutto quest ultimo era la cosa piu temibile, visto che avrebbe distrutto la vita di tutti noi nipoti, oltre che dei suoi figli. Nessuno avrebbe avuto la possibilita’ di iscriversi all’Universita’.
    Torno’ a casa il giorno della mia nascita.

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  16. Dane

    12 marzo 2013 alle 17:06

    ‘Azz, Tani, magari non avremmo mai avuto il piacere di conoscerti! :-)

    p.s.: in compenso qualcuno qua dentro può maledire Videla… :-P

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  17. Tani

    12 marzo 2013 alle 17:11

    @Dane: ah, no, perche’ nato, sarei nato, in qualche forma. Per quanto crudele il regime, i spermatozoi giravano ancora a piede libero… :D :)

    Per il resto, ho avuto una vita bella se paragonata a quella dei miei amici di infanzia, visto che tutti e due i miei genitori avevano lavori pagati al massimo dello stipendi di allora

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  18. 4-3-3

    12 marzo 2013 alle 17:16

    Parliamo di 25 anni fa, eppure sembra preistoria. In Italia queste vicende sono rimosse, quasi mai esistite: banalizzare quanto accadeva a pochi km dalle nostre coste è stato uno dei grandi crimini consapevoli della nostra politica, tutta, chi per un verso chi per un altro.
    Per sapere cosa sia stato il Sigurimi io ho dovuto avere la fortuna di conoscere qualche albanese che si sentisse così tranquillo da poterne parlare (e mi riferisco a circa 2 anni dopo lo sbarco a Bari). Documentazione storica pochissima.
    Tra l’altro, molti di loro si vergognavano, come se fosse stata colpa loro essere vittime di quei regimi.
    Ps: uno di loro mi diceva: sai da noi con le conoscenze giuste si sistemava tutto, ma se fossimo stati jugoslavi poveri noi….

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  19. Tani

    12 marzo 2013 alle 17:24

    @4-3-3: c’e’ qualche video su Youtube, dei processi sommari a qualche membro del Politburo catalogato come “nemico” (Ogni 10 anni si inventava una golpe per fare pulizia anche tra i fedeli, e incutere terrore). Vedere l’uomo piu’ temuto dagli albanesi, ex-Ministro dell Interno, balbetare e tremare di fronte a Hoxha e altri membri del Polit Buro, da l’idea di cosa poteva essere il processo a un cittadino comune accusato di “agitazione e propaganda”

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  20. Tani

    12 marzo 2013 alle 17:28

    E’ in albanese ma puo rendere l’idea:

    http://www.youtube.com/watch?v=oLFVhOPHYys

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  21. Alvaro Delmo

    12 marzo 2013 alle 19:05

    Segnalo come lettura sul tema C’era una volta la DDR di Anna Funder. Il titolo originale è Stasiland.

    Da citare il programma televisivo di propaganda Der schwarze Kanal che commentava in ottica DDR le notizie date dalla TV della Germania Ovest.

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  22. Dane

    12 marzo 2013 alle 23:43

    Tani, ma magari la tua vita sarebbe stata differente, non saresti venuto in Italia, non avresti imparato l’italiano e non saresti sbarcato su Indiscreto… :-D

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  23. Vev

    13 marzo 2013 alle 10:55

    Una domanda agli esperti di cose tedesche: quanto la genesi “prussiana” della germania est può avere influito in titto ciò? Ed esiste veramente (qualche volta ne ho sentito parlare) una contrapposizione fra una germania “renana” più aperta e modernista ed una “prussiana” più retriva?

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  24. Krug

    13 marzo 2013 alle 13:59

    @Alvaro Delmo: Concordo, ottimo libro.

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  25. Dane

    13 marzo 2013 alle 14:22

    Vev, esiste ma va’ presa con le pinze, per non finire come “le siciliane son più suore, le romagnole son più mignotte”…

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  26. Tani

    13 marzo 2013 alle 16:22

    @Dane: ah sulla vita piu misera nei miei primi 23 anni, nessun dubbio, visto che sono stato abbastanza fortunato. Con quel dosier fatto sparire, i miei genitori hanno avuto la possibilita’ di studiare e fare lavori pagati bene, e noi figli la possibilita’ di veder premiare la nostra voglia di studiare. Altri amici/conoscenti si sono visti negare il sacrosanto diritto di andare all’Universita’(essendo loro i migliori della classe) solo perche’ un nonno 40 anni fa era rico, e dopo aver subito il sequestro ti tutti i beni, si rifiutava di leccare il culo al regime.
    Sul fatto di sbarcare in Italia…magari avrei rischiato di sbarcare prima… :)

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  27. Dane

    13 marzo 2013 alle 17:22

    E magari di scappare prima in Canada… :-D

    p.s.: scusate, lo chiedo per una volta sola poi giuro che non rompo più le palle sull’argomento: posso conoscere chi ma messo meno a quest’ultimo post di Tani?! No, così, sono curioso… :-P

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  28. Tani

    13 marzo 2013 alle 17:34

    @Dane: il menouno e’ komunista :)

    dai piano, piano stiamo formando l’identikit del menouno… :)

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