Terza serata del Festival della Canzone Italiana targato Fabio Fazio-Luciana Littizzetto e come sempre accade il riascolto giova al giudizio sulle canzoni. Partiamo quindi a bomba con commenti e opinioni, a cominciare da La felicità della coppia Simona Molinar-Peter Cincotti che guadagna punti anche tra il pubblico in sala a Sanremo.
Cosa che invece potrebbe accadere (anzi sembra quasi certa) per Marco Mengoni che riteniamo sia uno dei personaggi pop migliori usciti dai cosiddetti talent show. E la sua L’essenziale si ficca in testa. Esibizione impeccabile, per come canta fosse inglese verrebbe idolatrato quanto gli ospiti stranieri. Ciuffo da rivedere. Per ora è primo.
Trionfo di pubblico annunciato per Elio e le Storie Tese. La canzone mononota si conferma una genialata anche se il televoto la punisce. Recupereranno grazie alla cosiddetta giuria di qualità. Occhio però a non tirarsela troppo perché svanito l’effetto sorpresa alla fine potrebbe essere visto come un semplice esercizio di stile.
Molto bene Malika Ayane sul palco, bel brano E se poi anche se non riusciamo ancora a identificare che cosa ci ricorda e il colore dei capelli andrebbe cambiato. Ad ogni modo cantante di classe, penalizzata al televoto. Anche lei recupererà sabato.
I Marta sui tubi mantengono quanto già fatto ascoltare. Suonano bene, valido arrangiamento e Vorrei cresce bene. Però non è che sono così diversi dagli altri come si vorrebbe far credere.
Chiara è invece un misto tra Iva Zanicchi e Irene Fornaciari, almeno esteticamente, e porta in finale il brano meno facile: Il futuro che sarà. Più incerta rispetto alla prima serata per ora è quarta e se la gioca. Comunque brava.
Niente di nuovo invece fronte Max Gazzè (Sotto casa alla fine non aggiunge molto alla sua storia, preferivamo l’altro brano) mentre Annalisa con Scintille sale nelle quotazioni personali così come Maria Nazionale. Quella della cantante napoletana (E’ colpa mia) è una canzone che si fa ascoltare e ci sta bene in un contesto dove spesso si cerca di stupire.
Confermiamo le prime valutazioni su Simone Cristicchi (La prima volta che sono morto), Almamegretta (Mamma non lo sa. Proprio non riusciamo a esaltarci più di tanto per loro) e Modà (per ora secondi con Se si potesse non morire, anche qui molto uguali a sé stessi) mentre diamo qualche punto in più a Daniele Silvestri: A bocca chiusa comincia a entrarci in testa. Occhio infine a Raphael Gualazzi: Sai (ci basta un sogno) è quinta per ora e otterrà probabilmente e giustamente ottimi punteggi dalla critica quindi entra di diritto tra i favoriti. E ieri ha anche cantato molto bene. Unico appunto: il finale andava un po’ tagliato e reso meno ripetitivo.
Tra le nuove proposte passano i due figli dei talent Antonio Maggio (divertente e spigliato con Mi servirebbe sapere 7) e Ilaria Porceddu (Un misto di Laura Landi e L’aura. In equilibrio, 6,5. ) mentre escono Andrea Nardinocchi (Storia impossibile, discreta proposta elettropop, 6,5) e Paolo Simoni (Le parole, 6). Stasera omaggio al Festival, da qualche anno una buona idea, domani finale con tutto da giocare. Questa la classifica provvisoria dei Big:
1. Marco Mengoni – L’essenziale
2. Modà – Se si potesse non morire
3. Annalisa – Scintille
4. Chiara Galiazzo – Il futuro che sarà
5. Raphael Gualazzi – Sai (ci basta un sogno)
6. Simona Molinari e Peter Cincotti – La felicità
7. Maria Nazionale – E’ colpa mia
8. Elio e le Storie Tese – La canzone mononota
9. Daniele Silvestri – A bocca chiusa
10. Max Gazzè – Sotto casa
11. Simone Cristicchi – La prima volta (che sono morto)
12. Malika Ayane – E se poi
13. Marta Sui Tubi – Vorrei
14. Almamegretta – Mamma non lo sa
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Stefano Olivari
15 febbraio 2013 alle 10:52
La classifica del televoto potrebbe quasi essere, rovesciata, quella di una giuria di qualità spocchiosa tipo quella del 2000… speriamo che i giornalisti siano abbastanza intelligenti da capire che non tutte le canzoni di successo sono cagate e soprattutto che non tutte quelle di insuccesso sono genialate incomprese dal popolo bue… nelle prime posizioni è anche la mia classifica, con esclusione dei Modà (la canzone è modesta, sotto i loro standard, non permettendo a Kekko di fare la sua sparata) e di una Chiara senza identità… sono fan di Elio, ma la canzone è onanismo puro. Poteva essere Mozart, con le dovute proporzioni, ma ha fatto Salieri.
daniele_1
15 febbraio 2013 alle 12:22
Chi ricorda Malika Ayane?
E’ un incrocio umano/canoro tra Giuni Russo e Ornella Vanoni
Banshee
15 febbraio 2013 alle 13:23
comunque Malika porta i capelli biondi da molto tempo: almeno in tutti i video che passano li ha sempre così.
CarloCa
15 febbraio 2013 alle 15:17
Sarà duello Mengoni – Modà per il successo finale, a questo punto è più che probabile, con il primo in leggero vantaggio, anche se Elio e Malika guadagneranno posizioni su posizioni grazie alla giuria di qualità (però la Ayane ha fatto cose migliori in passato). In generale, come ho scritto anche sul mio blog, mi pare un Festival costruito per strizzare l’occhio ai critici dei giornali più che ai veri consumatori di musica. Non condivido i tuoi giudizi sul brano di Chiara (a me sembra in realtà uno dei più “semplici” in assoluto, il che non è un male) e di Maria Nazionale (datatissima, che delusione gli Avion Travel).
Banshee
15 febbraio 2013 alle 15:33
per i Modà si tratterebbe del secondo successo o sbaglio?
CarloCa
15 febbraio 2013 alle 18:31
@Banshee:
No, nel 2011 sono arrivati secondi, mentre il pezzo vincitore l’anno scorso, “Non è l’inferno” di Emma, ha Silvestre dei Modà fra gli autori.
Alvaro Delmo
16 febbraio 2013 alle 17:22
@CarloCa: Essere datati non è un male. Anche perché la modernità a volte non ottiene risultati qualitativamente all’altezza. Vediamo come va a finire stasera…
CarloCa
16 febbraio 2013 alle 18:00
@Alvaro Delmo:
Certamente; a me non dispiace il tradizionale, tutt’altro, però ritengo che si possano confezionare pezzi classici, diciamo modellati su una linea melodica tipicamente “all’italiana” (o, nel caso specifico, “alla napoletana”), senza però cadere nel vecchio. Esempio, anche se si tratta di mondi musicali e stili completamente diversi: l’Arisa dell’anno scorso portò un pezzo assolutamente “sanremese” nell’impostazione, più che mai tradizionale, ma non “datato”. Quello della Nazionale sarebbe sembrato fuori tempo massimo già negli anni Ottanta, per conto mio.