Seconda serata del Sanremo 2013 condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Veniamo subito alla musica evitando commenti e opinioni su ospitate e quant’altro.
I Modà questa volta limitano un po’ l’enfasi che il cantante e autore Francesco Silvestre mette di norma nell’interpretazione. Se si potesse non morire (6,5) e Come l’acqua dentro il mare (6,5) si equivalgono confermando lo stile della band. Passa la prima.
Simone Cristicchi riporta a Sanremo Mi Manchi (7) a 25 anni da Fausto Leali. In realtà rispetto al grande successo del 1988 questa canzone si svolge in modo più teatrale. La prima volta che sono morto (7, che si qualifica) ha un po di déjà vu nella melodia ma il testo è piuttosto originale. Certo se a citare Pertini e la parola partigiano fosse stato un altro a caso sai gli strali sul nazionalpopolare.
Vorremmo chiedere a Malika Ayane perché da qualche tempo si è tinta i capelli di biondo in ogni caso ha il merito di cercare di distinguersi nell’interpretazione di due brani scritti da Giuliano Sangiorgi anche se alla fine gesticola troppo. Niente (6,5) suona noiosetta, meglio E se poi (7, in finale), diremmo perfino sanremese. E ha il merito di non stressare chi ascolta.
Gli Almamegretta ci hanno detto che Mamma non lo sa (6). Non è il nostro genere e abbiamo fatto fatica a comprendere le parole. Forse riascoltandola su disco… Onda che vai (6,5, made by Zampaglione) è più accessibile ma va fuori. Piuttosto ci piacerebbe ascoltare a Sanremo Enzo Avitabile.
Max Gazzè è anche lui ormai un mezzo abbonato a Sanremo, come del resto Silvestri e Cristicchi. Conferma il suo stile, il suo ritmo, insomma fa Gazzè. E a noi piace sempre. I tuoi maledettissimi impegni (7) meglio di Sotto casa (6,5) che naturalmente viene scelta per la finale.
Annalisa ha il merito di interpretare ed è già tanto. E non stona. Prima canzone dal gusto retrò (Scintille, 6,5), seconda più moderna e banale (Non so ballare, 6). In ogni caso lei, con quegli occhioni, ci ricorda esteticamente Sandra (Maria Magdalena). Scintille finisce in finale ed è una sorpresa.
Attesissimi e travestitissimi Elio e le Storie Tese. Dannati forever (6,5) non ci ha convinto granché anche se la chiusura è piuttosto trascinante. La canzone mononota (8,5) è invece un geniale esercizio di stile alla Elii. Capolavoro annunciato rischia il colpaccio.
Tra i giovani Il postino (amami uomo) di Renzo Rubino prova a stupire con tanto di tenore (7). E va in finale. Le parole non servono più (6) di Il cile non aggiunge nulla di nuovo e nemmeno la giunonica e sorridente Irene Ghiotto (con l’arzigogolata Baciami?, 6,5) riesce nell’intento. A chiudere i Blastema. Dietro l’intima ragione (6,5) è un discreto pezzo a cavallo tra rock e pop. Da risentire anche per comprendere le parole. E si potrà farlo visto che si qualificano.
Sanremo 2013: seconda serata mononota,Devi essere identificato per pubblicare un commento Identificati
spike
14 febbraio 2013 alle 09:52
Sul Corriere: con Rafaeli è Festival-Bar…
Stefano Olivari
14 febbraio 2013 alle 11:11
Concordo con Alvaro su Annalisa (e sul paragone di culto), anche se il livello della canzone degli Elio è culturalmente molto superiore pur essendo meno sanremese (anzi, un po’ troppo da fenomeni) del dovuto. I Modà non hanno portato grandi canzoni, palloso e molto ‘da Fazio’ Cristicchi, una canzoncina orecchiabile quella passata di Gazzé e un qualcosa di difficilmente definibile canzone quella degli Almamegretta. In disaccordo con Alvaro su Malika Ayane: canzoni entrambe centrate, lei molto nella parte con la solita classe. Mi sono piaciuti gli ospiti: Bar Rafaeli è Bar Rafaeli, Beppe Fiorello doveva fare promozione, Carla Bruni è persino stata simpatica. Emozionante Asaf Avidan, al punto che la standing ovation del pubblico mi è sembrata non preparata.
Banshee
14 febbraio 2013 alle 11:32
ma quale Bar Rafeli, invitassero Kate Upton!
Italo Muti
14 febbraio 2013 alle 11:40
@Banshee
la qualità delle tue parole migliora post dopo post…quotone
Dane
14 febbraio 2013 alle 11:45
Non concordo, Bar Rafaeli è di un altro lignaggio…
daniele_1
14 febbraio 2013 alle 12:15
“I tuoi maledettissimi impegni”: ascoltando la strofa non ho potuto fare a meno di pensar che Gazzè si sia ispirato a quella di “A me mi piace vivere alla grande” (Franco Fanigliulo, Sanremo 1979).
Se qualcuno se la ricorda… fa parte dei cult sanremesi di quell’epoca.
Lorenzo Zanirato
14 febbraio 2013 alle 13:10
Premetto che non ho sentito null’altro solo perche’ sono un fan degli Elii e Sanremo non mi interessa, ma sta canzone mononota, si’ bellissimo esercizio di stile, ma non mi venite a dire che tra 5 anni la canteremo come cantiamo La terra dei cachi o Il vitello dai piedi di balsa..
spike
14 febbraio 2013 alle 15:03
via rai.tv mi son messo in pari con le canzoni di ieri.
canzoni mediamente mediocri, Modà che cantano la stessa canzone che poi è quella che cantano in radio da anni, gli almamegretta che non sembrano loro (infatti una è di zampaglione e si sente), gazzè le solite filastrocche. Gli Elii che fanno se stessi suscitando lo stesso effetto di deja vu di Crozza. L’unica canzone che si guadagna un po’ più della sufficienza è la prima di Malika, che infatti non passa.
Giovani: i blastema fanno un indie nemmeno tanto spinto, ma almeno è qualcosa di differente.
Il migliore della serata risulta Avidan: la sua canzone in questa versione ci guadagna molto.
Molto meglio il calcio.
Banshee
14 febbraio 2013 alle 18:54
Dane ti do un -1 meritato: Kate è della categoria suprema (come la coscia del tacchino per intenderci), la Bar è troppo fotomodella.
Solo Adriana Lima per me le può tenere testa.
tutto questo IMHO ovviamente
Dane
14 febbraio 2013 alle 19:37
Non accetto intimidazioni paramafiose, Bar è di tutt’altra aristocrazia estetica.
Adriana Lima?!…no, vabbè, allora avevo capito bene: parliamo di due categorie differenti. Io parlo di estetica nel senso più divino ed artistico del termine mentre tu parli di macelleria boccaccesca, di qui il parallelo con la coscia di tacchino.
Basta capirsi…
Banshee
15 febbraio 2013 alle 10:19
sono scrsciuto a colpi di Briana e Jenna … ho l’imprinting!
meglio così, ad una festa non litigheremmo
Dane
15 febbraio 2013 alle 17:37
No, ma per carità, non è questione di gusti, ci mancherebbe!
Secondo me c’è la donna giusta per l’occasione giusta, solo che se si parla della Dea Venere non mi si può ribattere “mi diverto di più con l’ancella…”