Eccoci qui con le nostre opinioni e commenti (per chi fosse interessato) sulla prima serata del Festival della Canzone Italiana, svoltasi ieri a Sanremo (nonché in televisione). In finale ci vanno tutti tranne la metà delle canzoni quindi diamo il giudizio senza commentare il resto dello spettacolo condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (un unico dubbio su che cosa avrà pensato Felix Baumgartner nel corso della sua breve comparsata).
Ascoltando il primo brano di Marco Mengoni (L’essenziale) quando cantava “mentre il mondo cade a pezzi” ci è venuto un mente quel delizioso personaggio battezzato “Petzi” e protagonista di una serie di libri per bambini. Digressioni a parte, canzone buona, piacevole da ascoltare interpretata senza strafare (7). La sua seconda proposta (Bellissimo) ha invece lo zampino di Gianna Nannini, inferiore alla precedente (6), la firma importante non è bastata a trainarla.
Raphael Gualazzi (piuttosto teso e riservato, sorride solo al momento del verdetto) conferma la sua ottima vena, per noi un fuoriclasse. Senza Ritegno (7) e Sai (ci basta un sogno, 8). Passa quest’ultima.
Daniele Silvestri sembra un ragazzo simpatico, più tranquillo e spigliato rispetto ai due che lo hanno preceduto: A bocca chiusa (7) è ‘carina’ (per dirla alla Fazio) mentre Il bisogno di te (ricatto d’onor, 6) rispolvera la formula Salirò. Insomma ci si poteva sforzare di più. I voti decidono giustamente per la prima, se non altro per la curiosità dell’interprete per sordomuti.
Il ritorno di Simona Molinari, in compagnia del pianista Peter Cincotti, porta di nuovo lo swing di Lelio Luttazzi (Doctor Jekyll Mr Hyde, 6,5) all’attenzione del pubblico. La felicità (7) sembra convincere di più, e alla fine la spunta. Più coinvolgente in effetti su un genere comunque di nicchia che come tale va inquadrato.
Dopo l’intermezzo Crozza (con contestazione annessa) sono ripartite le canzoni con i Marta sui tubi. Tipica proposta alternativa sanremese, Dispari (6) e Vorrei (6,5, che si qualifica). Magari cresceranno come spesso accade nelle altre serate, in ogni caso passa la seconda senz’altro meno fuori schema, un po’ troppo urlata a dire il vero, un misto tra Modà e Francesco Renga.
Abbiamo alzato il volume per sentire Maria Nazionale, portatrice di un brano senza svolazzi che ci fa fischiettare – Quando non parlo (autore Enzo Gragnaniello, 6,5) – e la più elaborata E’ colpa mia (ci sono dietro gli Avion Travel, 6,5), il tutto ascoltabile senza doversi concentrare sui virtuosismi dei musicisti. Passa la seconda.
Ha chiuso la prima serata Chiara che, diciamolo, sa cantare anche se la voce va ancora un po’ personalizzata. L’esperienza dell’amore (7) e Il futuro che sarà (6,5) che si qualifica. Finirà nei primi tre. Possibile an he se per noi aveva più possibilità la canzone eliminata… Dimenticavamo: 10 a L’Italiano di Toto Cutugno accompagnato dal coro dell’Armata Rossa. La classe non è acqua.
Sanremo 2013: prima serata nazionale,Devi essere identificato per pubblicare un commento Identificati
Stefano Olivari
13 febbraio 2013 alle 10:18
L’unico ‘asset’ di Maria Nazionale è quello di essere stata sdoganata da De Gregori… più la sento e più mi convince, come candidata alla vittoria, Simona Molinari… bene Mengoni, pop ma non banalissimo… Toto Cutugno grandissimo ma trattato con sufficienza… aspettiamo stasera i Ricchi e Poveri e domani Al Bano per avere un minimo di pelle d’oca…
stefano
13 febbraio 2013 alle 10:24
“L’esperienza dell’amore” per me il pezzo migliore della serata, peccato che sia stato segato dal televoto/salastampa, comunque Mengoni VS Chiara nella prima serata, gli altri dispersi.
la differenza tra gli urli dei Modà/Renga e dei MartaSuiTubi è che il cantante dei Marta “cresceva” o “calava”, come direbbe Elio: “l’in-to-na-zio-ne!”
Gualazzi sempre ineccepibile musicalmente, ma vocalmente è una disgrazia, mah sarà la timidezza, l’ansia…
CarloCa
13 febbraio 2013 alle 15:09
Condivido buona parte delle valutazioni di Alvaro. Sì, Gualazzi è un fuoriclasse, e anche vocalmente ha fatto passi da gigante rispetto all’esordio di due anni fa. Mengoni classicheggiante e orecchiabile, Molinari e Cincotti trascinanti in una serata che ha bocciato quasi tutte le proposte più vivaci. I Marta sui Tubi non mi son dispiaciuti, alternativi sì, ma, per dire, avevo trovato più spiazzanti gli Afterhours del 2009. Su Maria Nazionale pollice verso: datatissima. Comunque il meglio dei Big è in programma stasera: troppo squilibrio nella distribuzione dei cantanti fra prima e seconda serata.