Pubblico (e pago) a tre mesi

Anno nuovo e cialtronismo vecchio. Nella cosiddetta Agenda Monti, quella che fa sbavare i centristi (in italiano: persone che si vergognano a definirsi di destra e/o aspirano a fare affari con la sinistra) avremmo inserito il divieto per chiunque di effettuare pagamenti con un ritardo superiore ai 30 giorni. Questa sì che sarebbe stata una norma a tutela dei precari, oltre che delle aziende oneste. Sarà per il prossimo ‘tecnico’, allora. Certo è che la vicenda di Pubblico, il quotidiano diretto da Luca Telese e chiuso dopo tre mesi di vita con quel retorico e poco autocritico editoriale che abbiamo letto troppe volte, richiama alla mente centinaia di storie editoriali analoghe. Un direttore con grande visibilità televisiva, una redazione in larga parte composta da ‘gggiovani’ al primo (e ultimo, visto l’andazzo) contratto vero, un discreto riscontro di vendite iniziale per poi velocemente scivolare verso numeri (4.200 copie) che a malapena sono la metà del livello di pareggio visto che il pubblico, con la p minuscola, non ha trovato motivi per comprarlo ogni giorno (a un euro e cinquanta, oltretutto, in un paese dove invece viene ritenuto un affare spendere il decuplo per una pizza). A occhio qui non c’è stata la disonestà di tante altre situazioni, con editori reduci da tanti fallimenti impegnati solo a rastrellare qualche contributo pubblico e mettere in piedi un circo pre-elettorale in combutta con un direttore-specchietto per le allodole che i soldi li ha poi presi in separata sede. Non ci sembra sia questo il caso. Con Pubblico sono stati persi soldi veri (centomila euro dello stesso Telese) e buttato via lavoro vero, quindi la sua chiusura va trattata senza quella spocchia di chi in vita sua non ha mai investito su se stesso. Nato in sostanza come una scissione del Fatto Quotidiano, dove prima scriveva Telese, Pubblico non è piaciuto e non è interessato: tutto qui, anche se è già stato schiacciato il tasto ‘incompresi martiri del giornalismo’. Senza collocazione politica precisa, se non una generica sinistra, in un mondo di tifosi (e quelli della politica sono peggiori di quelli del calcio, dove nessuno litiga per un rigore di settanta anni fa) l’esito era già scritto. Il punto è però un altro: come è possibile che per tre mesi lavoratori, fornitori, stampatori siano andati avanti? Facciamo due, dopo il primo mese di mancati pagamenti. Qualcuno i soldi li avrà visti, la maggioranza (soprattutto dei collaboratori) senz’altro no. Non è solo una questione di leggi o di rispetto delle stesse, ma di predisposizione di tutti noi a farci imbrogliare e a imbrogliarci. Quello che è certo è che Telese tornerà in televisione a dire che ci vogliono più garanzie per i lavoratori ma anche più mercato. Ecco, il mercato ha detto che di Pubblico non c’era bisogno. E i lavoratori l’hanno preso in quel posto. Però, visto che questo disastro non è costato nulla alle casse dello Stato, bisogna almeno rispettare il tentativo. Una delle frasi che hanno attribuito al mitico commendator Borghi, il patron della Ignis, era ‘Icaro credeva di essere un uccello, invece era un pirla’. Ma Borghi, la cui Ignis fra l’altro andò in crisi e fu venduta alla Philips (adesso è della Whirlpool) prima della morte del fondatore, aveva torto sapendo di averlo. Se non si pensa di potere essere uccelli, si vivrà direttamente da pirla.

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Pubblicato da il 2 gennaio 2013. Nelle categorie Economia,Economia da bar,Editori per caso,Editoria,Svegliarino. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

31 commenti per Pubblico (e pago) a tre mesi

  1. ricca

    2 gennaio 2013 alle 16:53

    Un sano e verto articolo di destra liberale (l’unica che non c’è in Italia). Applausi.

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  2. murillo

    2 gennaio 2013 alle 17:30

    ….i centristi (in italiano: persone che si vergognano a definirsi di destra e/o aspirano a fare affari con la sinistra)… :-)

    .. rigore di 70 anni fa ho qualche dubbio. Riparliamo tra 55anni su indiscreto del rigore ronaldo/Iuliano

    telese come gioralista tv lo trovo inutile e inutilmente supponente. Meno peggio gli articoli sul fatto quotidiano. Mai preso un 1 giorno il suo quotidiano. Poi onore al merito ad averci provato

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  3. KBLondon

    2 gennaio 2013 alle 17:49

    Chiunque pensa di iniziare un giornale di carta e non fatto di byte, si merita di chiudere bottega, perche’ veramente non ha capito un cazzo del mondo che gli sta intorno. Coglioni anche i fornitori a non chiedere 30 giorni o pagamento in anticipo.

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  4. Banshee

    2 gennaio 2013 alle 18:22

    Telese non aveva speranze: non ha il carisma e il pubblico per dirigere un giornale da solo. Mi stupisco della arroganza e presunzione con cui ha iniziato l’avventura, l’epilogo era scontato.

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  5. Dane

    2 gennaio 2013 alle 20:02

    L’epilogo era scontato secondo me perchè, come avevano già fatto notare alcuni addetti ai lavori, non c’era spazio sul mercato.
    Condivido fino ad un certo punto la chiosa su Borghi, perchè nella vita bisogna aver l’ambizione di rischiare scommettendo su sè stessi ma senza l’incoscienza di buttarsi da un crepaccio perchè per la legge dei grandi numeri prima o poi un uomo riuscirà a spiccare il volo sbattendo le braccia.
    Trovo interessante il riferimento per nulla secondario ai prezzi della pizza, per me è scandaloso che nessuno in questo paese si indigni di pagare certi prezzi per un po’ di farina e mozzarella sporca di pomodoro.
    Sulla domanda di fondo (“come han fatto ad andare avanti…”) la risposta è sempre la stessa: fiducia malriposta, in un paese in cui chiedere garanzie future o pagamenti arretrati vengono visti come gesti maleducati (sentitomi dire da un cliente, giuro).
    Ci si illude, cercando di convincere prima di tutto sè stessi, e si fa finta di non vedere nella speranza di scoprire prima o poi di esser stati pessimisti.
    Meglio morire, possibilmente non nell’attesa…

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  6. murillo

    2 gennaio 2013 alle 20:47

    quoto dane e banshee.
    Da ignorante assoluto mi aspetto che telese avesse fatto un’indagine di mercato adeguata e proposto qualcosa di un minimo originale e concorrenziale (non il prezzo mi pare di capire). No perchè telese non avrà mica pensato di vendere copie grazie alla sua “fama”, vero? siamo al delirio.

    quando facevo consulenze occasionali per degli studi professionali, la prassi era che al nuovo incarico mi pagassero quello precedente e sempre meno dell’accordato.
    Poi quando ho potuto ho cominciato a pretendere di essere pagato metà prima del lavoro, e ormai non mi chiama quasi più nessuno. (Per gli enti pubblici arrivavano sempre un tot dopo ma almeno arrivavano sempre).
    Non parliamo neanche dei primissimi anni quasi gratis senza nessuna garanzia. E per i neolaureati di oggi è anche peggio.

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  7. Alessio Baccetti

    2 gennaio 2013 alle 21:47

    Secondo me telese si era montato la testa ,credere che in italia un secondo fatto fosse replicabile era illusione.

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  8. frankmorris

    2 gennaio 2013 alle 22:33

    La chiusura era scontata, il Fatto è la classica eccezione che conferma la regola.
    Travaglio starà sul cazzo a molti, ma è uno che fa opinione. Telese chi è?
    E il Foglio quando chiude?

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  9. redbejelit

    2 gennaio 2013 alle 22:45

    “E il Foglio quando chiude?”
    Quando Silvio taglierà i fondi?

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  10. Krug

    2 gennaio 2013 alle 23:06

    E fra i commenti del retorico e poco critico editoriale si distingue con la solita classe Dominique Antognoni…
    Chapeau…

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  11. MV

    2 gennaio 2013 alle 23:28

    sarà, ma se uno inizia un’attività imprenditoriale qualsiasi, anche il furgoncino delle castagne, e dopo tre mesi la chiude, vuol dire che non ci ha capito un casso.
    Poi possiamo parlare di tutto, ma l’imprenditore è meglio che lo lasci fare a qualcun altro

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  12. Italo Muti

    2 gennaio 2013 alle 23:58

    Direttore lucido e in forma….applausi.

    Telese voleva occupare una zona giá intasata, e poi, neanche Montanelli e’ riuscito da solo ha tenere in vita un giornale da solo.

    @Red

    E’ Veronica Lario che finanzia Ferrara, sai che quando c’e’ amore lei non badaa spese…..

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  13. Krug

    3 gennaio 2013 alle 00:23

    Se non ci fosse da piangere per i giornalisti (ma anche no, se io domani vado a vendere macchine da scrivere e poi fallisco non è che a gente mi viene a dire “Poverino, è stato sfortunato”) ci sarebbe da ridere; quattromiladuecento copie?!?!?!? No, dai, ditemi che c’è un errore e che manca uno zero!!!! Queste promesse del giornalismo praticamente non sono riusciti a vendere il giornale nemmeno ad amici e famigliari!!!!

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  14. Banshee

    3 gennaio 2013 alle 07:19

    doveva in ogni caso trovarsi uno sponsor in parlamento e beccarsi qualche sussidio pubblico: in questo modo ci sono decine di giornali che campano con anche meno di 4200 copie al giorno.
    mi ricordo una inchiesta di report da brividi e mi viene in mente il quotidiano “europa” (del pd mi pare) ma ce ne sono decine per ogni gusto.
    in quel modo è facile fare i giornalisti e farsi pagare.

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  15. KBLondon

    3 gennaio 2013 alle 10:23

    Tra l’altro Telese dice di averci messo €100K – ripeto, 100Mila, che escluso Italo, sono una barca di soldi. Per un target di 8500 al giorno ha buttato un guadagno di 200K, che e’ quello che piu’ o meno devi guadagnare per averne 100 netti… Con la miseria che c’e’ nel mondo, per un vanity project da 8500 lettori vai a buttare quei soldi. Ma se l’e’ meritato pienamente…

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  16. Dane

    3 gennaio 2013 alle 11:22

    Italo, il Montanelli de “La Voce” però era il Ronaldo dell’Inter 98… ;-)

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  17. axel shut

    3 gennaio 2013 alle 11:34

    il Montanelli de “La Voce” però era il Ronaldo dell’Inter 98
    un fuoriclasse derubato da una banda di mascalzoni?

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  18. Dane

    3 gennaio 2013 alle 11:39

    Il Direttore credo possa raccontare più del sottoscritto…

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  19. Dane

    3 gennaio 2013 alle 11:46

    Comunque a me Telese non ha mai esaltato sebbene mi stesse anche abbastanza simpatico da quando fece incazzare Vespa in una trasmissione, certo eprò che quest’editoriale è farsesco: “Vedo che altri chiedono: ma come può una impresa chiudere in soli tre mesi? Se non ha protettori alle spalle che appianino il disavanzo e accumula perdite erodendo il suo capitale, non c’è altro modo per evitare il fallimento”
    Cioè, praticamente sta invocando il calcistico “ricco scemo” per far sopravvivere un’azienda?! Minchia, che imprenditore…
    No, dico: “ma eravate così presuntuosi da entrare nel mercato in un momento così duro? Sì, lo siamo stati: se nei tempi di crisi nessuno provasse a fare la sua strada malgrado i tempi duri, da nessuna crisi sarebbe possibile uscire”
    Ma veramente questo pensava di scommettere solo sulle vendite?! Così alla cieca, senza previsioni nè analisi del mercato?! Oh, il Milan ha venduto Ibra e Silva ma almeno non ha pensato “tanto vinciamo la Champions lo stesso…”
    La prossima volta che a qualche giornalista illuminato viene in mente di aprire un giornale, facciamoglielo scrivere in anticipo questo tipo di editoriale, poi vediamo quante gente raccimola per la redazione….

    p.s.: tutti bravissimi, ovvio…

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  20. ricca

    3 gennaio 2013 alle 13:02

    Telese, l’ennesimo giornalista autoreferenziale, narciso e bravo solo nello svolgere il solito e facile ruolo del bastian contrario.
    Abbastanza conformista e scontato. Mi sarei meravigliato molto se avesse avuto successo.
    Il papello finale è delirante.

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  21. Italo Muti

    3 gennaio 2013 alle 20:32

    Direttore, per i pagamenti a 3 mesi, siamo il paese dei pagamenti Fiat, se va bene sono 6 mesi….eh ma l’illuminazione di Marchionne

    @all

    Su Montanelli diciamocela tutta, non volle fare il megafono di Berlusconi e se ne andò dal Giornale che aveva fondato. Fuoriclasse assoluto, ma solista, poco capace di fare il Direttore. Il primo quotidiano che ho comprato per mia scelta fu proprio il Giornale di Montanelli, quando non era neanche cosi’ di moda, a scanso di equivoci.

    Fece bene ad andare via? Mostro’ del carattere, se fece bene poi non saprei dire.
    Invece la Repubblica o il Corriere, quelli si che erano giornali liberi, e gli
    Endorsement a favore di Prodi, li ricordo solo io?

    Su Telese cosa dire di piu’, che si e’ sopravvalutato? Sarà il solito complesso di superiorità dei sinistri….

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  22. Dane

    4 gennaio 2013 alle 13:43

    Ad esser precisi a Montanelli di fare il magafono non gli venne nemmeno chiesto…

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  23. Dane

    4 gennaio 2013 alle 13:44

    EDIT: messaggio doppiato, sorry.

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  24. Paolo Sacchi

    4 gennaio 2013 alle 17:51

    Ciao!
    Ricordo una quindicina d’anno fa di aver fatto un colloquio per un quotidiano sportivo a Genova (si chiamava City Sport). L’editore aveva grandi piani di sviluppo. Nel ‘progetto’ aveva coinvolto un paio di allora (e tuttora) notissime firme locali che nel frattempo avevano lasciato le testate per cui lavoravano per dedicarsi alla fase di lancio (o ‘startup’, come direbbero oggi gli stessi imprenditori). L’editore/proprietario/finanziatore mi fece visitare la sede in pieno centro storico. Ne ricordo l’entusiamo e il grande ‘fermento’… Dopo un mese o giù di li chiusero bottega. E parliamo di un altra epoca – pre-internet, pre-crisi – e di un mercato (Genova e il calcio) comunque ricettivo.
    La domanda è sempre la stessa: di chi ci si può fidare?

    PS L’unica vera nostalgia personale resta per l’edizione cartacea di Controcampo che inspiegabilmente mi arrivava in ufficio in abbonamento omaggio. La pagina del gossip era di livello sublime quanto a immagini e vicende narrate.

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  25. Dane

    4 gennaio 2013 alle 18:17

    Era anche la rubrica più seria del giornale, peraltro…

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  26. Krug

    4 gennaio 2013 alle 18:28

    @Italo Muti: Italo secondo me c’è da dire che per creare dal nulla un giornale indipendente nell’epoca della televisione (ed ora di Internet) ci vuole un mix fra un esperto di marketing, un giornalista da Pulitzer ed un figlio di capace di afferrare l’onda e cavalcarla senza farla mai affievolire; Montanelli era un signor giornalista, l’onda all’inizio se l’era creata lui con notevole coraggio (e per questo pagò sia fisicamente che moralmente); essendo “solamente” un grande giornalista e non un cazzaro figlio di quando i tempi cambiarono e l’onda perse forza le sue “creature” (è un obbrobrio che quella porcheria guidata da Sallusti abbia lo stesso nome del quotidiano guidato da Montanelli di cui non è nemmeno lontanissimo parente) chiusero i battenti; probabilmente perse parecchi soldi e parecchi onori, non perse la faccia e la dignità quindi secondo me fece solo che bene.

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  27. Italo Muti

    4 gennaio 2013 alle 20:36

    @Krug
    Bisognerebbe dare notizie, solo che poi non ti arriva pubblicita’. La verità non e’ benvoluta.
    Ho letto per un po’ il primo giornale di Feltri, poi basta.
    La stampa italiana e’ illeggibile, servi e basta.
    Lo sai che siamo quasi d’accordo? La reuters batterà la notizia

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  28. transumante

    4 gennaio 2013 alle 23:10

    Ha detto tutto KBLondon, prossima puntata: le case automobilistiche

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  29. Krug

    4 gennaio 2013 alle 23:40

    @Italo Muti:
    E’ già successo di trovarsi d’accordo Italo… Se poi mi acquisti la derelitta Unione giuro che ti faccio da meccanico sul tank… ;)

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  30. Andrea

    6 gennaio 2013 alle 16:17

    Direttore precisi però.
    Questo tenero governo è l’unico, dopo la tremenda farsa di tremonti di 10 anni fa con legge senza sanzioni, che ha messo mano alla questione introducendo legge (con sanzioni) per l’agroalimentare a tutela dei piccoli produttori ed ha provveduto al recepimento della direttiva Ue (proprio allo scadere di governo) sui limiti di pagamento dalle pubbliche amministrazioni.
    I ritardati pagamenti di cui soffrono in particolarmodo gli autonomi (come me anche) è un male vecchio. Gettar la colpa su questu, pur limitato governo, è un po’ fazioso…

    K

    P.S. il problema poi rimarrà per forza senza la creazione di enti giuridici ad Ok per le controversie (e devo ammettere che questo governo ne ha anche parlato – tribunale dell’impresa- ma spettava a quei 900 cialtroni che abbiamo eletto).

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  31. Carlos Carlos

    7 gennaio 2013 alle 11:40

    ce ne fossero oggi di imprenditori come Borghi…si diceva che riuscisse a vendere i frigoriferi anche al polo nord…creò il villaggio Ignis per i dipendenti dando case e strutture…

    Comunque anche lui un bel giorno dovette presentarsi di fronte al Divo e chiese lumi. Risposta: “caro Borghi venda, venda subito”.

    Anche a quei tempi e nonostante l’indubbia capacità imprenditoriale (partiti da un negozio di elettrodomestici nel quartiere Isola – vi ricorda qualcuno? magari basso e coi capelli trapiantati? – i Borghi crearono una delle maggiori aziende nazionali) si dovevano fare i conti con la politica.

    Tra l’altro il basso coi capelli trapiantati conobbe in gioventù Borghi essendo amico di un suo nipote, fedele di nome e di fatto, che suonava il piano. ne rimase affascinato tanto da cercare di imitarlo in molte cose, dall’idea della polisportiva (Ignis nel basket, boxe, ciclismo col pistard Maspes – vero Dane? – e altro; Mediolanum con calcio, pallavolo, hockey, rugby) alla passione per le partenopee (vox populi vox Dei) ;)

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