Morire per Howard?

I Los Angeles Lakers stanno distruggendo una stagione nel nome di Dwight Howard, che unito all’ideologia dantoniana ha creato una serie di effetti negativi a catena. Il principale dei quali è l’emarginazione tecnica (vederlo costretto a tirare da tre in transizione come se fosse Steve Novak ci fa male), umana e di status di Pau Gasol. Che si concluderà forse scambiandolo, per il bene suo e dei Lakers che con questo roster trarrebbero più giovamento da un Bargnani (ecco, l’abbiamo detto) guarito o dagli ultimi colpi di Nowitzki. Ma forse anche no, stando agli ultimissimi segnali. E non è nemmeno una questione di cattiva volontà dei protagonisti, come ha dimostrato anche l’onorevole sconfitta contro il miglior LeBron James di sempre per maturità e controllo. Howard è spesso il pretesto per parlare del presunto ritorno dell’importanza del centro nella NBA, di cui si sta scrivendo tantissimo ma che sinceramente non vediamo. A meno che il centro sia inteso alla Howard, alla Hibbert, alla Horford: un superatleta che tocchi poco il pallone ma faccia giocate dinamiche in situazioni sempre comunque in mano ai tre, per non dire quattro, esterni. Altri discorsi si potrebbero fare su Tyson Chandler, fenomeno difensivo e percentualista in attacco, sul classico Marc Gasol o sul post-bassista Brook Lopez, ma questo non toglie che il basket NBA sia saldamente in mano alle guardie. Situazione che c’entra solo in parte con i Lakers, che con sofferenza abbiamo appena visto perdere contro i Grizzlies: Howard zero punti e due rimbalzi in 14 minuti giocati da seminfortunato prima di infortunarsi (tutto da verificare, visto lo scazzo prepartita con Kobe), Earl Clark e lo stesso Gasol poi ad alternarsi nel ruolo senza incidere (e il catalano con il peggior plus-minus della squadra), D’Antoni disorientato e che le immagini di League Pass ci hanno restituito un po’ imbolsito. Gli scenari sono solo due: si cerca di salvare la stagione, arrivando in qualche modo ai playoff ma senza grandi chance di fare strada, oppure si pensa al futuro. Nel primo caso Howard dovrebbe essere accompagnato subito alla porta, avendo il contratto in scadenza gli amatori non mancheranno, nel secondo bisognerebbe fare piazza pulita di tutto il resto. Ma al di là del fatto che non sia scambiabile senza il suo consenso, il vero problema è Kobe ‘Non si discute, si ama’  che sembra giocare per le statistiche o, peggio ancora, per quell’hero basketball di cui veniva accusato già ai tempi dell’high school a Lower Merion. Voleva il terzo governo Phil Jackson, non l’ha avuto e forse non si è ancora rassegnato.

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Pubblicato da il 24 gennaio 2013. Nelle categorie Destinazione Palalido. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

11 commenti per Morire per Howard?

  1. murillo

    24 gennaio 2013 alle 11:00

    “kobe è il vero problema”
    perfettamente d’accordo.
    Con kobe in squadra LAL non va più nemmeno vicino ad un titolo.. (kobe in quintetto, ovvio).

    siamo sicuri che davvero, anche provandoci possano arriva a PO?
    Fino a natale ne ero quasi certo, ora non ci scommetterei. Troppi problemi, troppo sbracati e troppo squadre davanti che corrono.
    Poi arrivare 7° e 8° strada non ne fai.

    Capitolo Centro: sembra in effetti che ormai abbia un ruolo marginale in fase offensiva. Ma è colpa dell’evoluzione del gioco o colpa dei centri (neri) sempre meno tecnici (howard per dire è ancora imbarazzante), e quelli tecnici con la tendenza a giocare fuori?

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  2. ricca

    24 gennaio 2013 alle 12:51

    “kobe è il vero problema”
    perfettamente d’accordo.

    ma come, quando un paio di mesi fa parlai di tassa, mi prendeste a cenci in faccia e adesso si scopre che…. :-)

    Capitolo centro.
    un superatleta che tocchi poco il pallone ma faccia giocate dinamiche in situazioni sempre comunque in mano ai tre, per non dire quattro, esterni
    nell’articolo noto che manca il nome del giocatore che incarna perfettamente questo tipo di centro: Noah. Anche stanotte proprio un suo salvataggio pazzesco ha permesso a Belinelli (che ci ha messo del suo però) di risultare ancora una volta game winner.

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  3. Leonto

    24 gennaio 2013 alle 13:23

    Ricca
    Sai per il mio prescelto la vedo dura perché temo
    Mia 1
    NY 2
    Chi 4
    Bos 8

    Significa trovare in serie Boston , Chicago e NY ai playoff…
    Temo che se Miami possa lasciarci ahimè le penne…

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  4. murillo

    24 gennaio 2013 alle 14:33

    @leonto
    ma va là… miami ( a meno di infortuni di lbj) l’est lo vinca a mani bassissime… :-)
    mi sbaglierò, vedremo a maggio

    @ricca
    se non ricordo male, ma posso sbagliare, kobe venne paragonato a totti e io dissi che era ingeneroso, e lo paragonai a ibra.. ovvero fortissimo ma il titolo con lui non si vince. :-)

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  5. ricca

    24 gennaio 2013 alle 14:51

    @murillo: parlai del rischio-Totti per dire di un giocatore che condiziona la squadra a livello tecnico-tattico-psicologico ben più di quanto poi possa dare/rendere in campo.

    Ibra ha vinto 9 campionati di fila (e tra poco vincerà da assoluto dominatore il decimo) :-)

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  6. murillo

    24 gennaio 2013 alle 15:11

    @ricca
    allora non penso di averti dato torto in quell’occasione.
    Su ibra (che mi piace moltissimo al di là degli atteggiamenti) intendevo lo stesso che intendi te per totti.. ti condiziona troppo, per arrivare al massimo; sia a livello mentale che tattico. Ti condiziona come maradona o ronaldo senza esserlo.

    Kobe è lo stesso. E il problema è che anche lui invecchia, e la situazione peggiora.

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  7. Stringer

    24 gennaio 2013 alle 17:27

    Non ho capito ma Bryant è sempre stato troppo condizionante o lo è solo adesso che è invecchiato ?
    Io sono per la seconda ipotesi, è stato per anni il miglior giocatore della lega. Purtroppo è invecchiato ed i Lakers non sono riusciti, o la lega non ha loro permesso, a metterli accanto giocatori in grado di compensare il suo declino fisico.
    Per il discorso dei centri secondo me c’è anche un discorso “fisico” da affrontare, quando hai dei piccoli, che fisicamente sono oltre che più veloci, anche più potenti di quasi qualsiasi centro diventa difficile che questi ultimo possano incidere nel gioco come una volta.

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  8. Cristiano Rinaldo

    24 gennaio 2013 alle 20:58

    “Non ho capito ma Bryant è sempre stato troppo condizionante o lo è solo adesso che è invecchiato ?”

    a mio avviso assolutamente la seconda.
    Se solo si decidesse di mettersi un pò da parte i lakers potrebbero essere ancora vincenti.

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  9. transumante

    25 gennaio 2013 alle 01:00

    ????? bryant ha vinto cinque titoli (oltre gli ori olimpici), valgono cinque champions league. Che c’entra con ibra e ciarpame simile?

    sarebbe bastato ridargli phil jackson

    howard non va da nessuno parte: a) Ha il contratto in scadenza, nessuno se lo piglia a febbraio perche´comunque fra tre mesi sara´libero b) se firma con i lakers guadagna molti piu´soldi

    adesso e´infortunato e la stagione e´compromessa (direi che su d’antoni taciamo, manifesta incapacita´)

    in generale la difesa e´il 50 % del gioco, quindi serve gente capace a difendere

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  10. Dane

    25 gennaio 2013 alle 01:20

    Bryant paragonato a Ibra e Totti mi ricorda i discorsi del tipo “lo abbiamo visto in Italia quanto valeva Redondo”…

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  11. Stefano Olivari

    25 gennaio 2013 alle 09:36

    @murillo: Penso che il ruolo di centro sia cambiato per vari motivi, i primi due che mi vengono in mente sono l’abuso di pick and roll, anche solo come gioco di entrata in un altro gioco, che fa arrivare meno palloni in post basso (e vale più in Europa che nella NBA) e l’emergere dello stretch four, cioè la vecchia ala alta alla quale si chiedono meno cose che in passato ma anche di tirare bene da fuori. In questo quadro tecnico il centro deve essere più atleta e mangiarsi meno palloni. Molti grandi nomi sono tecnicamente penosi, ma anche perché non gli serve fare molto di più. @ricca: D’accordo su Noah, che nella grande Florida dei due titoli NCAA giocava in coppia con un lungo vero (Horford) ma che si è saputo riconvertire. Anche in attacco, dove nonostante la tecnica agghiacciante (io sono grande fan del piazzato a due mani), è sempre stato in ogni stagione sopra il 50%…@Stringer: Sì. poi su tutto c’è che dopo un anno di Chris Paul adesso i Lakers sarebbero una squadra leggermente diversa. Per età media e dinamiche umane trovo molte analogie con la stagione 2003-2004, che comunque si concluse solo in finale…@transumante: Ci sono delle fasi nelle partite, al di là dei risultati (a ritmo basso qualche kobata evita spesso il tracollo, anche se non la sconfitta), in cui con in campo Nash, Bryant, Gasol e Clark (non un genio della difesa, ma almeno dinamico), in cui a difendere sul serio è solo Metta. Quintetto che rivedremo, se l’infortunio di Howard prenderà una certa strada. E il livello di energia della panchina, fra la vecchia gloria Jamison (che due cose in attacco però le fa) e l’impresentabile Duhon, è decente solo nei casinisti Meeks e Morris, comunque di cilindrata bassa.

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