I bei tempi del Totonero

I piagnistei e gli articoli nostalgici sulla chiusura dell’ippodromo del trotto di San Siro lo scorso 30 dicembre, chiusura probabilmente definitiva, ricordano per molti aspetti quelli sui fallimenti delle piccole librerie. Nel 2013 così come compriamo su Amazon scommettiamo sul web, il mondo va avanti e non sempre a nostro danno. Ci sta che un appassionato di ippica, avendo a disposizione tutte le corse del mondo a casa propria, eviti di congelarsi in un pomeriggio di inverno o di intristirsi in uno d’estate. Perché poi il vero problema non è la speculazione immobiliare, che su quelle aree ha messo gli occhi da anni (a maggior ragione con la fermata della linea 5 della metropolitana prossima ventura), ma il disinteresse del pubblico. Chi ci è andato di recente non ha avuto bisogno di grandi calcoli per valutare in sessanta anni l’età media delle poche centinaia di presenti, con pochissimi picchetti aperti e nessuno in coda al totalizzatore. La spiegazione non risiede solo nella modifica dei gusti delle nuove generazioni, ma nella legalizzazione delle scommesse sportive (cioé quelle extra-ippica) avvenuta 15 anni fa. Bisogna essere sinceri: gran parte dei frequentatori degli ippodromi nei decenni scorsi (noi compresi, anche da minorenni), andava lì perchè lì trovava un contesto e vari personaggi che permettevano di scommettere su calcio e altri sport. Situazioni che fiorivano fisicamente poco distanti dai banchi legali ma che dell’ippodromo erano la linfa: finito o ridimensionato il Totonero, tanto per chiamare le cose con il loro nome, l’ippica pulita (per quanto non esista un’ippica pulita, visto quello che avviene ai danni dei cavalli) ha iniziato un declino che è arrivato ai giorni nostri e che tocca quasi tutte le città che offrono alternative di divertimento, da Roma a Napoli. Il risultato è che sull’ippica si scommette meno della metà dei soldi rispetto a 15 anni fa e che la baracca potrà rimanere in piedi soltanto con contributi statali a fondo perduto in maniera non diversa da quanto sta già accadendo (attraverso l’Unire) e da quanto accade in mille altri settori, dall’agricoltura al cinema. Ma anche in questo caso sarebbe per lo stato più conveniente occuparsi della sopravvivenza delle singole famiglie, attraverso sussidi di disoccupazione, che di quella di uno sport che interessa ormai a pochissimi.

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Pubblicato da il 9 gennaio 2013. Nelle categorie Articoli,Ippica,Svegliarino. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

4 commenti per I bei tempi del Totonero

  1. Dane

    9 gennaio 2013 alle 11:56

    Direttore, ma se la gente andava lì per scommettere sul Totonero perchè mancando quei soldi ils sitema è crollato?! Quei soldi destinati ai clanda non gli entravano nememno prima, no?! O ci si manteneva coi Fernet al bar?!
    Comuqnue io e la mia bella spesso andavamo a vedere i cavalli, per puro divertimento. Non tanto per le gare in sè quanto per il campiaonrio di fauna umana che vi si poteva incontrare e che davvero dava la stura ad una sterminata produzione cinematografica (più del trash “la Mandrakata” penso al francese “Les grands seigneurs” – Il re delle corse – con Jean Gabin): ricchi signorotti con l’amante stile pupa del gangster, avanzi di galera, matematici statistici, appassionati di equitazione, giovanotti rampanti, sfigati vari, etc… La cosa divertente era guardare le facce a fine gara riconoscendo chi con lo sguardo fisso nel vuoto si segnalava subito come chi s’era giocato la vita diventando schiavo dei debiti e chi invece aveva avuto il colpo di culo della vita.
    Negli ultimi anni abbiamo abbandonato, perchè il panorama è divenuto sempre più triste, soprattutto per il campionario umano…

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  2. Andrea

    9 gennaio 2013 alle 12:04

    Ci sta che un appassionato di ippica, avendo a disposizione tutte le corse del mondo a casa propria, eviti di congelarsi in un pomeriggio di inverno o di intristirsi in uno d’estate.

    apperò! mi immagino un Febbre da Cavallo 3 con Mandrake & Pomata che fanno le mandrakate via internet cercando di hackare i siti invece di truffare Manzotin (che sarà interpretato da Moratti per ovvi motivi)

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  3. Stefano Olivari

    9 gennaio 2013 alle 13:24

    @Dane: Il gioco nero trascinava anche quello bianco, mille volte ho scommesso su cavalli di cui non sapevo niente giusto perché ero lì… adesso per scommettere sull’ippica devi proprio essere motivato…

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  4. Dane

    9 gennaio 2013 alle 13:36

    Ah ok, non riuscivo a capire….pensavo fosse una questione di “indotto”…

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