Straneo ma vero

Meravigliosa Valeria Straneo, outsider non solo in gara ma anche all’interno della livorosa squadra italiana dei mantenuti di Stato, meravigliosa maratona olimpica con l’etiope Tiki Gelana che ripetuto le gesta della connazionale Fatuma Roba ad Atlanta e dello zio Gezhagne Abera medaglia d’oro a Sydney. Tempone, rapportato al percorso e alla pioggia: 2h23’07”, comunque battuto il record olimpico della Takahashi nel 2000. La Straneo è stata nelle posizioni di testa fino al 25esimo chilometro, quando uno strappo della favoritissima Keitany (due volte vincitrice a Londra nella classica maratona di primavera) ha spaccato la gara, con il prevedibile copione ‘tre più tre’ (kenyane più etiopi) che è saltato per una serie di crolli e rimonte, con l’inserimento della russa Petrova che alla fine ha conquistato il bronzo quando già in maniera scellerata avevamo scommesso sul suo oro contando sul suo passato in pista (bronzo al Mondiale 2007 di Osaka nelle siepi) e quindi sulla sua volata. Strepitosa la rimonta finale dell’ucraina Gamera-Shmyrko, ancor di più l’ottavo posto della Straneo.  Con una storia personale che conoscono tutti i normali lettori di quotidiani e web e una situazione medica (l’asportazione della milza) che davvero può modificare di molto i parametri organici (traduzione: globuli rossi) senza bisogno di scomodare il doping. La maratona è tornata a casa, nel vero senso dell’espressione, visto che i 42,195 km sono nati con i Giochi del 1908, onorata da una vecchia ragazza che ne ha interpretato lo spirito più vero. E non certo perché è arrivata ottava, piazzamento comunque dal peso specifico superiore a tutte le medaglie azzurre finora vinte a Londra messe insieme.

 

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Pubblicato da il 5 agosto 2012. Nelle categorie Giochi Olimpici,Mezzofondo e dintorni,Svegliarino. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

11 commenti per Straneo ma vero

  1. GoogleUser30

    5 agosto 2012 alle 19:36

    davvero brava! una roba difficilissima..cosa ha detto in sostanza nell’intervista?

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  2. Simgoku

    5 agosto 2012 alle 21:52

    Grande direttore, grande pezzo. E la frase conclusiva riassume perfettamente il “nostro” pensiero. Chi ha guardato oggi questa fantastica gara, ha visto ragazze arrivare esultanti decime, quindicesime e così via. Disciplina unica ed irraggiungibile, alla fine l’unica dove veramente vincono tutti quelli che arrivano in fondo.
    Percorso incredibile, durissimo mentalmente per gli atleti, durissimo fisicamente con curve a gomito da ripetere più volte, pioggia battente all’inizio (l’acqua te la porti dietro fino alla fine) e sole alla fine.
    Grande Valeria, che all’inizio salutava amici e tifosi come in una qualsiasi non competitiva domenicale, ha corso da protagonista, si è giocata le sue carte.
    Keitany era “brutta” già dopo 15 km, poi da fuoriclasse ha dovuto tentare qualcosa.
    Purtroppo queste emozioni non le vivremo nella gara maschile (perlomeno non arriveranno dall’italiano presente, temo).

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  3. CarloCa

    5 agosto 2012 alle 22:32

    Magari spiegare perché il peso specifico di un ottavo posto in una maratona debba essere superiore a quello di tutte le medaglie vinte finora… A me, con tutto il rispetto, sembra un’enormità. Stiamo a fare le graduatorie di dignità fra le varie discipline? Misuriamo i litri di sudore versati? Contano solo quelle in cui si fa una fatica fisica boia per arrivare in fondo? No, perché allora il ciclismo… Contano la popolarità planetaria e il numero di praticanti? No, perché allora il calcio o il tennis… Contano la storia e la tradizione? Non so: sono io, oggettivamente tardo, a non aver capito, però davvero, argomentiamole queste valutazioni categoriche del tutto soggettive, poi se ne può iniziare a discutere. Personalmente, ritengo che sminuire in questo modo, per dire, i successi della scherma, sia qualcosa di molto vicino alla blasfemia. Ma è un mio parere.

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  4. Dane

    5 agosto 2012 alle 22:43

    Massi’, é un paradosso per fare una sorta rapporto tra il risultato finale e i mezzi, le prospettive e la concorrenza da cui si parte….

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  5. Stefano Olivari

    6 agosto 2012 alle 08:59

    @CarloCa: Diffusione della disciplina nel mondo (massima) e importanza nella storia olimpica (più che massima). Siccome si parlava delle medaglie italiane, solo la scherma (e solo per il secondo parametro) può competere con la maratona. Non dico con l’atletica, perché il lancio del martello non ha certo più praticanti della fossa olimpica, ma con la corsa.

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  6. CarloCa

    6 agosto 2012 alle 11:20

    Ok, d’accordo, questa è una motivazione, ma il discorso sul peso specifico delle medaglie, se proprio lo si vuole fare, credo sia molto più complesso, tale da non poter essere esaurito con una battuta, e comunque non del tutto legittimo, a mio parere, in senso assoluto e a maggior ragione in ambito olimpico, dove la pari dignità delle medaglie è sacrosanta. So anch’io che non tutte le discipline possono essere messe sullo stesso livello per tradizione, diffusione, popolarità, ma gli allori azzurri non sono arrivati dal badminton, con tutto il rispetto, o dal tiro alla fune (che faceva parte del programma olimpico del 1904 insieme ad altre bizzarrie…).
    Poi, per carità, se paradosso è, come dice Dane, va preso come tale, ma rimane un’enormità, un ottavo posto in una disciplina pur nobilissima e ultra-diffusa non potrà mai essere equiparato alle 5 medaglie della scherma. Alla stessa stregua, dovremmo considerare un’eliminazione ai quarti di finale in un Mondiale di calcio allo stesso livello di un titolo mondiale nel volley, se il metro è rappresentato dal peso storico e dalla pratica planetaria.

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  7. Stefano Olivari

    6 agosto 2012 alle 12:02

    @CarloCa: Non sono d’accordo. La pari dignità (una partita amatoriale, nemmeno olimpica, di pallamano per me vale la finale di Champions League) non è in discussione, l’importanza è invece evidentemente diversa. Facendo il tuo esempio e premettendo che odio il calcio e tutto il tempo che sono stato costretto a dedicargli, nell’immaginario sportivo mondiale (non diciamo nemmeno di un paese a monocultura calcistica) un quarto di finale in Mondiale di calcio vale molto di più di una vittoria in un Mondiale di volley. Quello dell’ottavo posto nella gara di corsa che nel mondo tutti conoscono, al pari dei 100 metri, non è quindi secondo me un paradosso. Parlando della scherma, è assurdo e da sfigati rapportare tutto al calcio. Se uno ama il suo o i suoi sport, cosa gliene frega se la gente scende in piazza solo per Del Piero e Totti? Però nemmeno si può soprendere se in una bancarella di un mercatino nel Burkina Faso vendono la maglietta di del Piero e non quella di Cassarà.

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  8. Dane

    6 agosto 2012 alle 12:02

    CarloCa, hai presente quando i libri di storia parlano di “mondo (fin lì) conosciuto”?! Ecco, in alcune discipline quando sei campione del mondo sei campione del “mondo conosciuto”, in altre sei campione dell’ “universo mondo”.
    Quella è la differenza…

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  9. Simgoku

    6 agosto 2012 alle 18:31

    “Facendo il tuo esempio e premettendo che odio il calcio e tutto il tempo che sono stato costretto a dedicargli…”

    Da oggi Stefano Andre Olivari…

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  10. Stefano Olivari

    6 agosto 2012 alle 19:05

    @Simgoku: Ma la colpa non è stata di mio padre, lottatore grecoromano (per un pelo non convocato a Melbourne 1956, ho la Gazzetta dell’epoca come prova) e appassionato di tennis, solo della mia cretinaggine e del fatto che un aspirante giornalista sportivo non può rifiutarsi di scrivere di calcio (se no, per certi versi anche giustamente, ti dicono di andare a fare il salumiere o l’impiegato).

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  11. Simgoku

    6 agosto 2012 alle 19:11

    @Stefano: grazie per l’aneddoto. In ogni caso il mio vorrebbe essere una sorta di complimento…

    Sul muro olimpico girano brutte voci, presumo tu sia già al corrente. Se così fosse, tremenda mazzata…

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