L’alibi dell’italiano bianco

2 luglio 2012 | di

Per l’Italia dell’atletica il primo ‘Europeino’, nel senso di biennale, si è chiuso con un bilancio semidisastroso. Non tanto in assoluto, visto l’undicesimo posto nel medagliere, quanto in rapporto ai mezzi a disposizione (pozzi senza fondo come i corpi militari, soldi dello Stato attraverso l’ormai inutilissimo CONI) e alla popolazione, dove ormai tutte le razze hanno numeri importanti. In occasioni come queste si vede quanto è deleterio il giustificazionismo della parrocchietta, dopo anni in cui ci è stato spiegato che gli ‘altri’ vincono perché hanno i figli degli immigrati, le colonie, i passaporti taroccati, eccetera. Ecco, la varietà razziale adesso non manca nemmeno a noi, però ‘nostri’ marocchini vanno più piano di quelli francesi (e dei marocchini veri), mentre le fibre muscolari delle ‘nostre ‘ghanesi’ non sembrano più adatte alla velocità di quelle di un barlettano da dieci generazioni. Le medaglie sono arrivate dai bianchi Donato (a 35 anni, dopo una vita di infortuni, ha in canna l’oro olimpico così come uno stiramento salendo le scale), Meucci (regge sempre meglio i cambi di ritmo, ai Giochi nei 10mila può valere un ottavo posto dietro all’Africa, a Farah e a Galen Rupp) e Rosa (in una gara onestamente al ribasso, ma questa medaglia della vita se la merita tutta), così come bianchi sono gli allenatori e i dirigenti che hanno presentato a Helsinki questa squadra modesta ma che fa sempre ‘ben sperare per il futuro’. Più seri degli altri siamo nelle naturalizzazioni degli adulti, anche se certi divorzi lampo fanno pensare, ma il punto è che questo Europeo ha cominciato a togliere l’alibi razziale (e auto-razzistico) per i risultati della nostra atletica. Il mantra ‘mancano gli atleti, ma abbiamo i migliori tecnici del mondo’ è ormai offensivo per l’intelligenza anche dell’appassionato più superficiale, aspettiamo quindi la spending review anche per CONI e FIDAL.

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Chi è Stefano Olivari

Nato a Milano nel 1967, laureato alla Bocconi, dall'inizio degli anni Novanta si occupa di sport, economia e cultura pop. Come giornalista professionista ha lavorato per la Voce, Repubblica, Tuttosport, Mediaset, Tre, Ansa, Calciatori.com, Rai, Guerin Sportivo, il Giornale ma soprattutto Indiscreto di cui è direttore ed editore. Ha scritto tre libri e ne ha prodotti otto. Gli piacciono la pallacanestro, la letteratura, gli animali e le scommesse. Vorrebbe vivere negli anni Ottanta.

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12 Commenti a L’alibi dell’italiano bianco

  1. jeremy

    2 luglio 2012 at 12:17

    Diretto, il mantra “i migliori tecnici del mondo” potrebbe valere per il nuoto dove quantomeno negli ultimi 15 anni si è creato un movimento di primissimo livello dopo decenni di marginalità. Ma nell’atletica siamo ai confini della competitività da un decennio abbondante e senza soluzione all’orizzonte, a meno di oratori che traboccano di appassionati del tartan…..

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  2. Stefano Olivari

    2 luglio 2012 at 12:33

    Stavo leggendo qualche giorno fa il mensile della FIDAL. Ecco, le firme presenti rappresentano quasi tutti i principali giornali. Senza porsi un problema, né loro né la FIDAL, di opportunità. Capito perché se Howe è infortunato (spesso, anche se ieri il suo rientro nei 200 è stato positivo) è colpa della mamma allenatrice mentre se Howe vince è merito della federazione?

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  3. jeremy

    2 luglio 2012 at 12:53

    Ecco, Howe è l’esempio di come un potenziale competitor ad alto livello (non per le medaglie, ma le finali le poteva fare e la staffetta ha spesso regalato emozioni)sia stato rovinato da tutti. Avendo anche un uomo immagine che serviva: sfido chiunque (anche me stesso…..) a riconoscerne uno dell’atletica che non sia Howe. Non voglio dire che di Pellegrini ne vedremo in futuro perchè alle bambine piacciono i biscottini e fare la lavatrice la notte, ma conta anche quello, soprattutto se sei un vincente.

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  4. Andrea

    2 luglio 2012 at 13:32

    OT: ma mi spiegate cosa c’è di sport nel lancio del peso? vedere questi omoni, anche quando gareggiano le “donne”, con un fisico alla Obelix che non puoi definire atletico perchè sono grassi, senza collo e senza forme? Se lo sport è portare il proprio fisico ai limiti, questi sono ai limiti dell’obesità!

    me li immagino questi a dire in giro “Piacere, sono in nazionale e sono stato anche alle Olimpiadi! adesso però mi faccio 7 bistecche, 10 hamburger e 15 uova sbattute per colazione sennò mi sciupo…”

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  5. spike

    2 luglio 2012 at 13:39

    aspettiamo quindi la spending review anche per CONI e FIDAL

    e come si fa a non essere d’accordo?

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  6. Alba

    3 luglio 2012 at 02:43

    @Andrea:

    ahahahah in effetti. Posso capire che il lancio del peso una volta fosse utile. Nella Battaglia delle Termopili però non come sport.
    Completamente inutile.

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  7. Tani Rex

    3 luglio 2012 at 05:19

    Andrea e Alba, devo spiegare perche’ il lancio del peso e’ presente in queste manifestazioni?

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  8. stefano

    3 luglio 2012 at 12:03

    :DDD non so quanto durereste a fare gli allenamenti di Valerie Vili….5min? 10min?

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  9. Alba

    3 luglio 2012 at 13:18

    @Tani Rex:

    Sono tutta orecchie!:)

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  10. Tani Rex

    3 luglio 2012 at 15:17

    Alba, se sono lì, un motivo ci sarà. A quest’ora dovete saperlo a memoria, sù… :)

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  11. Alba

    3 luglio 2012 at 15:21

    @Tani Rex:

    Oddio scusami:))) Hai ragione, un motivo ci sarà.

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  12. Banshee

    5 luglio 2012 at 18:37

    Meucci argento nei 10.000 ditro un turco-keniano: medaglia d’oro europea viruale?

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