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Il campetto di Petrucci

Toni Cappellari

di

Indiscreto | 25 luglio 2012

Voglio prendere alla lettera il concetto del futuro presidente della Federbasket: “Essere positivi e non piangersi addosso”. Venerdi scorso la zona 7 del Comune di Milano ha deciso di intitolare il campo di basket  all’aperto di via Dezza a Mario Borella, mitico allenatore degli anni Cinquanta e Sessanta che ha insegnato basket alla generazione di Sandro Gamba e Gian Domenico Ongaro, dei Filippo Faina, Bruno Arrigoni e Oscar Eleni. Ha vinto un titolo italiano con gli juniores del Simmenthal ma soprattutto ha fatto conoscere e amare il basket a tanti ragazzi milanesi in un campo all’aperto. Questa premessa perché dobbiamo rendere omaggio alle persone che hanno reso popolare il basket partendo e curando la base. Inoltre in questo momento nel quale il vertice non se la passa bene e la base deve fare i conti con la marea di rinunce l’unico settore che funziona è il basket spontaneo: proprio quello dei campetti. Fate mente locale in qualsiasi ora del giorno in Italia, siate sulla riviera romagnola o nella vostra piccola o grande città, i campi all’aperto sono sempre pieni di gente che gioca tre contro o quattro contro quattro. Certo, i campetti da basket sono spesso occupati anche perché sono relativamente pochi, ma questo non toglie nulla al loro successo. Ragazzi e ragazze di qualsiasi età e di abilità diverse, interminabili sfide che hanno poi un seguito di commenti e sfottò. Non stiamo mitizzando una realtà che comunque ci piace. A provarlo è il fatto che aziende leader come Nike e Adidas nel basket non si leghino più alle squadre di vertice e se non vado errato Adidas persa l’Olimpia Milano non ha più squadre nei campionati italiani e Nike fornisce scarpe “a gratis” ma stop alle sponsorizzazioni tecniche. Queste aziende invece con altre rivolte al mondo giovanile (Red Bull) sono attratte dai “campetti”: li ristrutturano, li personalizzano, organizzano tornei. Una azienda illuminata come la NBA organizza manifestazioni in tutta Europa per portare e far conoscere il proprio marchio nei campi all’aperto non nei mega-palazzi. Ecco miei cari burocrati, partite da lì per rimettere in piedi uno sport meraviglioso.

Toni Cappellari, 25 luglio 2012

 

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