Il senso delle parole

di Anna Laura
Certo che se uno si pone la domanda di come nascono le mode, le risposte non mancano. Ma sono le risposte giuste? Quali sono le modalità di indirizzo alle mode? Da che mondo è mondo a mio parere sono le parole. Tramite le parole si compie l’operazione di modellamento.
Una parola d’ordine, che esprime senso d’appartenenza, come quando ti salutano al telefono con “ciao cara..” anche se non sei la sua cara, con l’intento di farti sentire che per lui sei cara/o. Voci, consuetudini dell’oggi che sono prive di verità, prive di ogni espressione emotiva. L’aridità emotiva di questi tempi è leggendaria. Voci, parole double face, una sorta di equi-voci che possono valere in un senso o nell’altro. Prendiamo i social network. L’uso della parola amicizia è una delle operazioni esemplari. Amicizia significa per me, una cosa particolare: la sospensione di ogni giudizio a fronte dell’armonia che percepisco alla presenza di una persona. Cioè l’amicizia è per me un atto unilaterale, decido io chi è mio amico, e quello che fa lui è di nessunissima importanz . Lui può essere il più grande furfante del mondo, ma spetta sempre a me decidere di mantenerlo nel suo ruolo di amico. Un po’ come quando ti innamori, avviene anche quello per un atto di volontà unilaterale.
Comprendere un processo come questo, usando la parola in modo corretto, farebbe nascere concetti non bastardizzabili, con sempre meno equi-voci di natura emotiva. Un amico sarebbe ciò che è: una tua decisione. Un sacco di problematiche legate all’assunzione di responsabilità personali ma nessun piagnisteo verso altri. Un po’ come il senso di colpa. Per definizione i sensi sono cinque, allora, il famoso sesto senso è legato all’intuizione del corso degli eventi e alla previsione di questo svolgimento, quindi siamo gia fuori scala. Se esiste il senso di colpa esiste il senso dell’umorismo e cosi via.
Le parole che decidiamo di pronunciare hanno un significato? Sì che ce l’hanno, ma non è mai socializzabile, poichè il percorso mental emozionale è diverso per ciascuno di noi. Il mio verde è diverso dal vostro, sempre, poichè non c’è modo per voi e per me di verificarne l’uguaglianza. Non esiste alcun ulteriore senso, esiste una formula semantica che riempiamo con ognuno i propri intendimenti. Parole che ripetiamo con la voce interna, la nostra, dopo averle sentite da altri, rendendo le parole vive, efficaci, credibili. Ma sono solo lo strumento con cui altri cercano di invadere il nostro universo interno. Spetta a noi farle entrare, ci devono chiedere il permesso di soggiorno, e devono essere quello che proclamano di essere.


Anna Laura, 17 gennaio 2012

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9 commenti

  1. A

    Giustissime riflessioni,ma se ci facciamo caso subiamo quotidianamente senza reagire la manipolazione del linguaggio finalizzato a creare reazioni prestabilite.
    Per esempio i pacifisti ora sono disobbedienti,le prostitute diventano escort,il fallimento viene chiamato default così non tutti capiscono di cosa si parla,le guerre sono operazioni di pace etc…. poi ci sono quelle espressioni moraliste che servono a farci sentire tutti più buoni come "ragazzo di colore" oppure "diversamente abile"…
    La cosa è davvero inquietante sopratutto se si pensa che anche Hitler usò questo metodo durante il nazismo per poter "entrare" meglio nel cuore dei tedeschi….

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  2. a

    @arthur :vede , o seguendo il filo delle parole che lei usa per "inquadrare" il fenomeno,"sente " questa oppressione sociale? L'uso delle parole è il facismo progressista che ci sta assediando. Le parole smussano o tendono a smussare gli aspetti della socialità, perchè se sei (loro sono ) impegnato a costruire la società degli illuminati, del grande fratello, questasocietà deve passare ,attraverso meccanismi politically corret, attraverso la perfezione del linguaggio.Ma non è solo questo ,è la non comprensione dei processi mentali da parte delle persone il problema. Non sanno come fanno a fare le cose che fanno. Non sanno niente di loro stessi e non fanno niente per conoscersi. Usano parole che sono comode , preconfezionate al discount delle parole, non sapendo che esse , le parole producono echi, assonanze, matematiche vibrazioni che ci precipitano in pensieri comuni….

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  3. V

    Interessante e verissimo, credo che qualche libro di tecniche di comunicazione dovrebbe essere obbligatorio come forma di autodifesa.

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  4. p

    potete indicare una bibliografia minima su queste tecniche di manipolazione attraverso il linguaggio?

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  5. a

    @paperhoga :tecnologia della comunicazione sono tutti i libri di milton ericsonn, quelli sulla pnl di robert dills e alcuni di Bandler.Ci sono in commercio anche libri di sociologi e vari psicanalisti. C'è solo da scegliere.Leggere per leggere ,in questa branchia è difficile se non si è animati dallo spirito di comprendere sè stessi, Il linguaggio è spesso per addetti . Comunque val la pena di cominciare con "usare il cervello per cambiare" bandler-grinder.Oppure un più educational risveglia la tua eccellenza di …mi pare La parra-paz .

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  6. A

    @anna laura:innanzitutto puoi darmi del tu 🙂 Riguardo i quesiti che mi poni,beh personalmente non mi sento oppresso da questo linguaggio perché nel quotidiano uso le parole che trovo più opportune per dire ciò che voglio…certo se dico che ho parlato con un ragazzo nero e poi ho incontrato un handicappato lì per lì gli interlocutori mi guardano straniti però se nel tono del discorso quelle parole non hanno accezioni negative (del resto non le hanno per natura) le accettano volentieri…. ovviamente poi capita quello che se la prende per questa terminologia ma ogni tanto una polemicuccia non fa mai male.
    PS facevo riferimento a Hitler perché una mia cara amica fece la tesi di laurea sulla manipolazione del linguaggio ai tempi del nazimo,ricordo che mi fece tantissimi esempi di parole manipolate…
    PPS su questo argomento ovviamente 1984 è uno dei libri più illuminanti.

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  7. t

    eh si´, e´una branchia difficile, quella dell'uso delle parole

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  8. k

    ohibò che i pesci sapessero parlare non lo sapevo :-O

    (transu, forse ce l'ha talmente a morte col d.t. dell'inter che non riesce a dire il nome neanche in altri contesti..:-D)

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  9. a

    @arthur Forse qualcuno non si sente "oppresso" , ma basta leggere una qualsivoglia legge,regolamento, circolare, comunicato per capire che le parole sono proiettili.Ha mai provato ad osservare qualcuno mentre legge una circolare? (circolare??perchè non quadrata?o trapezoidale?)Osservi la prego come muove gli occhi, come aggrotta le sopracciglia,come sospira, come sfoca gli occhi ,segno di una ricerca di qualcosa di analogo nel suo passato.Questo solo fatto le dice che le parole hanno effetti fisici su di noi.Tale potere è usato spessissimo nell ipnosi. La comunicazione di concetti si è sempre prestata a questa operazione, con l'artiglieria pesante del paradosso. Hitler? Usava un linguaggio che derivava dagli insegnamenti di Haushofer,perchè si deve sapere che quelli che muovono le fila, il linguaggio lo conoscono eccome.

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